L’INDIPENDENTISMO VENETO EVITA LO SCONTRO CON L’OPPRESSORE

Fabio_Padovandi ALESSANDRO MORANDINI

Disobbedienza civile, resistenza attiva, nonviolenza

Gli indipendentisti possiedono un potenziale inventivo e creativo molto più importante di quello in uso allo stato italiano; se escludiamo la propaganda, che agisce prevalentemente sui residenti-telespettatori, lo stato italiano non può far altro che esibire la minaccia della violenza e della reclusione.

Gli indipendentisti al contrario possono, nella guerra contro lo stato italiano, attingere all’importante esperienza della disobbedienza civile, della nonviolenza, della resistenza popolare; possono esprimere una capacità di invenzione in questi campi dell’azione individuale e collettiva, campi da sempre battuti dai popoli in guerra contro uno stato invasore. Esperienze simili sono già state realizzate proprio in Veneto ed hanno segnato, anche nella memoria del popolo veneto, le svolte decisive.

La guerra

Parlando di un popolo che desidera l’indipendenza e di uno stato invasore ed oppressore, non si esagera se si usa il termine guerra per definire quella situazione in cui i primi tentano di ridurre, disinnescare, sabotare, annichilire o ridicolizzare le minacce di violenza del secondo. Nel linguaggio quotidiano e popolare gli attivisti indipendentisti usano spesso il termine guerra per definire il rapporto conflittuale che intrattengono con lo stato italiano.

E’ vero, la negoziazione non è mai assente ed i conflitti perlopiù si sviluppano seguendo regole condivise; ma è chiaro che una piazza occupata a tempo indeterminato da un sit-in, una pubblica protesta fiscale, lo sciopero della fame di un leader o di un certo numero di militanti, circondare un palazzo di giustizia o un comune che disconosce la storia veneta o ne offende i simboli ed altre forme di protesta e di disobbedienza civile, così come, d’altro canto, l’arresto, la minaccia, la carica della polizia, l’occupazione militare del territorio rappresentano prove di forza che nella negoziazione tra stato italiano ed istituzioni private dell’indipendentismo veneto non lasciano dubbi sul ruolo marginale e diversivo delle battaglie-spettacolo finalizzate ad ottenere il consenso dei telespettatori. Le battaglie vere sono un richiamo potente per il popolo veneto.

Il negoziato

sindaci venetiL’indipendentismo vuole la liberazione del Veneto dalla sovranità italiana. E’ immaginabile negoziare l’estromissione dell’Italia senza aver prima generato le circostanze che possono renderla conveniente per entrambi gli interlocutori? Certo, è immaginabile; ma benché una fervida fantasia sia una qualità utile, non ci si dovrebbe dimenticare che in una contrattazione i soggetti interessati cercano di avvicinarsi al punto di equilibrio dal quale scaturisce l’accordo e contemporaneamente di spostare il punto di equilibrio nella zona all’interno della quale si trova una quantità maggiore di vantaggi per sé. Ma il punto di equilibrio resta l’insieme di soluzioni che in questo momento vengono reputate le migliori da entrambi i competitors.

Prove di forza, ricatti, offerte e negoziazione si concludono con un accordo reso possibile dalla valutazione, da parte di ciascun soggetto, dei vantaggi ottenuti in questo momento della trattativa, delle probabilità di ottenerne ulteriori in futuro e della convenienza da parte dell’avversario di riproporre una nuova prova di forza per tentare nuovamente di spostare a proprio vantaggio la posizione del punto di equilibrio.

Il Veneto: un campo di battaglia

Sembra che l’indipendentismo veneto fatichi a proporre prove di forza, nella lotta contro lo stato italiano, diverse da quelle classiche: manifestazioni, leader che esprimono le motivazioni indipendentiste in televisione, competizione tra partiti. Queste modalità, utili, indispensabili si rivolgono contemporaneamente ai residenti-telespettatori ed al popolo veneto. Ai residenti-telespettatori nella misura in cui vengono esposte nel palcoscenico televisivo o in qualche articolo di giornale di regime (ma tutti i giornali cartacei sono di regime); al popolo veneto perché le persone che ne fanno parte potranno apprezzare i simboli e la determinazione degli attivisti indipendentisti.

Ma l’indipendentismo è lotta contro lo stato italiano. Il popolo veneto lo giudica in quanto tale. E lo stato è presente, oltre che in TV, sul Serenissimo territorio. Quindi, la lotta contro lo stato italiano si realizza nella riappropriazione del territorio da parte dei Veneti. Nello spazio virtuale si possono aggiungere protagonisti allo spettacolo, ma solo la presenza sul territorio testimonierà del tentativo di riappropriazione e riconsegna del Veneto ai Veneti.E non c’è dubbio che oggigiorno sia questa presenza a fare difetto (anche se è vero che gli indipendentisti stanno estendendo la quantità e la qualità delle iniziative che infatti vedono un crescendo di partecipazione).

Come ha giustamente osservato Lucio Chiavegato, uno dei leader con maggiore esperienza, il movimento del 9 dicembre ha espresso, proprio in Veneto, un importante punto di svolta. Ma che dire dell’arresto di Serenissimi e patrioti, della morte di Ermes Mattielli, dei padri di famiglia accusati di difendersi dai ladri, della morte di migliaia di imprenditori e delle mille altre ingiustizie con cui da tempo lo stato italiano offende i Veneti? Non è diventato, il Veneto, un campo di battaglia dove lo stato italiano, attraverso ripetute prove di forza, sposta il punto di equilibrio a proprio vantaggio?

Allo stato italiano conviene ciò che allontana l’indipendenza

italia unita 1Ci si dovrebbe chiedere quale vantaggio avrebbe lo stato italiano, adesso, a cedere al Veneto la sua indipendenza. Non ha, piuttosto, un enorme vantaggio nel conservare, in seno al popolo veneto, la credenza consolatoria che un domani, molto lontano, anche i Veneti otterranno democraticamente la loro indipendenza? Non è, per lo stato italiano, conveniente che l’indipendentismo veneto sia orientato alla ricerca del consenso dei residenti-telespettatori, che possono investire sul tema indipendenza le stesse risorse e lo stesso interesse che investono nel vedere un reality show? Non è, per lo stato italiano, conveniente che la Lega Nord ed i partiti indipendentisti continuino ad offrire al popolo veneto la credenza consolatoria dell’indipendenza raggiunta per via delle istituzioni italiane?

E lo stato italiano non sta, attraverso le ripetute prove di forza contro il popolo veneto, dimostrando che l’indipendentismo veneto accetta il punto di equilibrio che via via si raggiunge e che scongiura temporaneamente il conflitto, benché ciò significhi ridurre progressivamente le opportunità di indipendenza del Veneto? Come può il popolo veneto sostenere gli indipendentisti, se questi si rivolgono solo o prevalentemente ai telespettatori-residenti?

I leader dell’indipendentismo sono consapevoli della loro importanza?

I tanti gruppi che compongono l’indipendentismo veneto sono la ricchezza di quello che resta, in Europa, uno dei più importanti movimenti di radicale critica allo statalismo. Si direbbe, però, che i leader dell’indipendentismo veneto non siano sempre consapevoli dell’importanza che potrebbero assumere nella storia della libertà.

Se lo fossero potrebbero comprendere, insieme alla loro importanza ed alla loro grandezza, anche la grandezza del popolo veneto, la sua vastità; e comprendendola potrebbero dedicarsi ad organizzare le persone che già hanno deciso di combattere contro lo stato italiano in modo efficace. Dimostrerebbero al popolo veneto che gli indipendentisti fanno, in ogni caso, sul serio e, soprattutto, che l’arma non violenta della disobbedienza civile è la critica più feroce ed efficace contro ogni statalismo, è l’arma propria dell’indipendenza e della libertà. Ciò non significa dover rinunciare agli scopi propri di ogni partito; significa invece recuperare quella originaria forza popolare che ogni partito pretende di possedere ed evocare portando le persone in piazza e che invece quasi sempre non ha.

FINE

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