PRIMA GUERRA MONDIALE, UN’INTERPRETAZIONE AUSTRIACA DELLO “STATO TOTALE”

COPERTINAdi REDAZIONE

Ad un secolo dallo scoppio della “Grande Guerra” proliferano le ricostruzioni e si moltiplicano le celebrazioni. Schiacciata tra le tendenze storiografiche principali, l’interpretazione di una significativa corrente della tradizione liberale rischia di non avere lo spazio che, invece, merita. Ci riferiamo a quella Scuola Austriaca che, muovendo le proprie origini dalla prospettiva del marginalismo economico di Menger, fu in grado di offrire contributi preziosi in molti campi delle scienze sociali.

Partendo dal ruolo sempre più esteso che lo Stato ha assunto nella vita delle comunità umane, pensatori del calibro di Mises, Hayek, Popper e Rothbard hanno ritenuto la “guerra totale” una inevitabile conseguenza della creazione dello “Stato totale”. Questa lettura consente di comprendere meglio la prima conflagrazione mondiale sia nella sua natura (perché, lungi dall’essere conflitto tra popoli, le guerre moderne sono esclusivamente scontro di Stati) sia nel suo rapporto con la modernità (perché essa rappresenta la grande ouverture del secolo dello Stato perfetto).

Beniamino Di Martino è sacerdote della diocesi di Sorrento-Castellammare (in provincia di Napoli). È direttore di «StoriaLibera. Rivista di scienze storiche e sociali». Insegna Dottrina Sociale della Chiesa. Tra le sue pubblicazioni: Note sulla proprietà privata (2009), Il volto dello Stato del Benessere (2013),
I progetti di De Gasperi, Dossetti e Pio XII (2014), Rivoluzione del 1789. La cerniera della modernità politica e sociale (2015), Benedetto XIII nella “Storia dei Papi” di Ludwig von Pastor (2015) e Povertà e ricchezza. Esegesi dei testi evangelici (2016).

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