UN ANNO SENZA GILBERTO ONETO. A NOI IL COMPITO DI FARLO VIVERE

di GIANLUCA MARCHI

gilberto-oneto-libriE’ già passato un anno da quando il nostro Gilberto Oneto, tra le altre tantissime cose anche fondatore di questo giornale online, ci ha lasciato.

La sua è una mancanza molto pesante per il mondo indipendentista, autonomista, identitario. Come ho scritto nella prefazione del libro a lui dedicato (Gilberto Oneto, l’avventura di un uomo libero).

“Ci manca, e tanto. Ci manca umanamente, per chi l’ha conosciuto di persona e per chi ha avuto la fortuna di averlo come amico. Ma ci manca soprattutto moralmente e ci manca nella testa. Ci mancano la sua intelligenza, la sua ironia, la sua guida incessante a impegnarsi sempre e comunque per gli ideali che condividevamo con lui: quelli dell’autonomia e dell’indipendenza dei popoli… Ci manca la sua capacità di svelare i bluff di tutti quei furbacchioni, e sono stato molti, che hanno utilizzato e utilizzano le idee autonomiste e indipendentiste solo per fare gli affari propri. Ci manca la sua inarrivabile capacità di sintetizzare i mali di questa sgangherata Italia. Ci manca l’alfiere e il vero portabandiera della Padania, intesa nel senso più vero del termine: un insieme di comunità territoriali legate da un filo comune, cioè quello di essere sostanzialmente schiave dello stato italiano, ma le uniche con la massa critica necessaria per porre fine alle istituzioni italiche affamatrici. E non con il fine di creare una nuova Italia in Padania, ma con la volontà di dare a ciascuna comunità territoriale la possibilità di scrivere il proprio futuro (istituzionale ed economico) così come vorrà. Ci manca la dirittura morale di Gilberto, quella che gli permetteva di andare avanti a schiena dritta per la propria strada, qualsiasi fosse il prezzo da pagare per quella scelta. E ne ha pagati di prezzi, soprattutto politici, uno come lui che era osannato dalla gente e dentro la Lega avrebbe potuto fare tutto ciò che voleva, se solo avesse accettato di non disturbare i manovratori…”.

Insomma, ci manca un sacco Gilberto Oneto. Eppure la sua presenza, attraverso il suo pensiero, le sue idee, i suoi lavori, è fra di noi ogni giorno. Il compito dell’Associazione Gilberto Oneto, che ho l’onore di presiedere, è proprio quello di fare in modo che l’enorme patrimonio da lui lasciatoci non solo venga ricordato, ma anzi venga coltivato, affinché gli ideali che con lui abbiamo condiviso possano rafforzarsi, crescere ed estendersi.

Questa sarà la missione dell’Associazione da qui ai prossimi anni. Dopo la pubblicazione del libro che ho citato in precedenza, e che è stato il primo atto dell’Associazione stessa, ora stiamo preparando la pubblicazione del “Padazionario”, un volume a cui Gilberto aveva lavorato fin quasi al giorno della sua dipartita e che poi è stato completato da Gianfrancesco Ruggeri. Una raccolta di modi di dire padani, che sarà anche una provocatoria sorpresa. Sarà il secondo volume che, come impegno preso, verrà inviato a tutti gli aderenti all’Associazione per il 2016, anche se la presentazione ufficiale avverrà nella seconda metà di gennaio.

Ma l’Associazione sta già pensando al 2017 e per questo di recente ha costituito un “comitato scientifico”, coordinato dal prof. Stefano Bruno Galli, che ha il compito di elaborare proposte in ordine ai prossimi titoli da pubblicare, alle tematiche dei corsi di formazione che intendiamo organizzare e circa qualsiasi iniziativa culturale atte a realizzare le finalità dell’Associazione.

La carne al fuoco dunque è molta, ma l’Associazione compirà ogni sforzo per realizzare i suoi programmi al fine di non tradire l’eredità di Gilberto, e anche per evitare le bacchettate che ci darebbe se solo ci limitassimo a sopravvivere.

 

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