(Elleffe) – Non sono un cultore maniacale dei fumetti della Marvel, benché ne sia stato un lettore sporadico in giovane età ed uno spettatore della loro trasposizione in cartoons prima e, in tempi moderni, in lungometraggi. Ciononostante, adoro guardare i film – spettacolari – che raccontano le gesta di Hulk, Iron Man, Capitan America ed altri ancora.
Per questa ragione, qualche giorno fa sono andato a vedermi l’ultimo capitolo uscito della saga degli Avengers, “Infinity War”. Una pellicola fantastica, con tanti di quegli effetti speciali da mandare in sollucchero chi, con enormi sforzi di fantasia, quand’era un ragazzetto cercava di calare nella realtà quei personaggi rappresentati da un semplice fumetto.
Che delusione però! Il finale mi ha lasciato l’amaro in bocca, perché nell’eterna lotta fra il bene ed il male, che caratterizza l’epopea Marvel, stavolta ha proprio vinto il male. Thanos, il titano sterminatore, riesce nel suo intento di uccidere la metà della popolazione, dopo aver dichiarato più volte, durante lo scorrere della trama, che l’avrebbe fatto. La ragione del massacro? Le stesse di un Thomas Malthus qualsiasi: “La sovrappopolazione non avrebbe garantito lo sviluppo sostenibile della vita e dell’ecosistema”! Nemmeno Thor riesce a fermarlo. Infatti, nella scena dopo i titoli di coda, a New York, si iniziano a notare gli effetti dell’azione di Thanos, che ha fatto sparire metà della vita nell’universo.
Non so se in qualche episodio della saga originale è contemplato questo soggetto, certo è che assistere alla divulgazione di massa di messaggi ideologici sepolti dalla storia e, soprattutto, dalle evidenze (il malthusianesimo è una cazzata sesquipedale), mette quasi più tristezza che vedere il dottor Banner che non riesce a trasformarsi in Hulk!















Nei fumetti è il cattivo a fare danni.
Nella vita reale è la politica.