IL CAMERIERE E L’ARMONIZZAZIONE FISCALE

(Elleffe) – Stamane, sono andato a bere il caffé da un vecchio amico, che per migliorare le entrate della sua piccola attività di bar, vorrebbe aggiungere il gelato artigianale tra i prodotti in vendita.

Il suo bar è un buchetto da 50 metri quadrati, in cui lavora da solo, dalle 7 del mattino alle 8 di sera. Eppure, non riesce a diventare ricco! Chiacchierando, gli dico che per farlo avrebbe bisogno di un’altra persona al lavoro, altrimenti non ce la farebbe. Come tutta risposta, tira fuori dal cassetto il prospetto che ha fatto fare al suo commercialista in merito a quanto gli costerebbe assumere una persona per lavorare 15 ore la settimana, giustappunto per dargli una mano durante le ore di punta: “9.960 euro mi costerebbe! Ho fatto due conti e non posso permetterlo, tanto vale che faccio ancora tutto io”, mi spiega.

9.960 euro lorde per assumere, nel rispetto della legge ovviamente, una persona che lavorerebbe 60 ore al mese. A Tenerife (dove la vita costa il 30% meno che a Treviglio), per fare un esempio che calza, un cameriere che lavora 40 ore la settimana (160 ore al mese), e che intasca netti 1.180 euro, costa 1.601 euro lordi all’azienda che lo assume.

Capite perché c’è da spaventarsi quando imbecilli del calibro della Bonino chiedono l’armonizzazine fiscale?

In Italia, però, c’è la ripresa… vuoi mettere.

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