LE IDEE ECONOMICHE DI DI MAIO

(Effelle) – Il comportamento dei giornalisti nostrani è in tutto identico a quello del popolo succube del potere del Re, nella fiaba di Andersen. Se in Italia, alle prossime elezioni, venisse eletto un gatto siamese e questo diventasse vice-presidente del consiglio, i membri (teste di membri forse) della stampa igienica lo intervisterebbero come fosse un oracolo.

Passare in salotto e sentire uno di questi iscritti all’ordine fascista dei giornalisti costruire un intera trasmissione sulle “idee economiche di Di Maio” dà la cifra di quanto il Ministero della Verità sia stato la loro unica fonte di apprendimento.

Ma quale cazzo di idee economiche può avere uno non sa nemmeno cosa significhi alzare la serranda del negozio di un ciabattino? Che che capeggia un partito che non ha cognizione alcuna di cosa siano i fondamentali economici dell’economia familiare? Che ritiene che la politica venga prima della scienza? Che nomina ministro una tizia (Lezzi, ministro per il Sud e già questo basta per ridere a crepapelle) che sostiene che il PIL aumenti grazie al caldo? SCEMO e +SCEMO non sono un incidente della storia, ma l’involuzione della specie democratica, cresciuta e acculturatasi all’ombra del giornalismo itagliano.

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