“MARE LIBERUM”, DALLE VECCHIE REGOLE AL DIRITTO DI PROPRIETÀ

di ENRIQUE GHERSI L’acqua copre il 70% della superficie terrestre. Tuttavia, nel suo insieme manca di diritti di proprietà chiaramente definiti. Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, i grandi viaggi dedicati alla scoperta di mondi nuovi e gli imperi transoceanici avevano bisogno di regole accettate a livello internazionale sull’uso dei mari. Questi diritti sono stati catalogati per la prima volta con il concetto di “Mare Liberum”, nel quale è stato sottolineato che il mare, poiché con lo stato tecnologico allora in vigore era impossibile da sottoporre ad appartenenza, non poteva essere assegnato a nessuna nazione in particolare. Nel suddetto quadro giuridico, definito appunto “Mare Liberum”, che ha prevalso nel diritto internazionale per quasi 300 anni, ogni nazione aveva il diritto esclusivo di utilizzare tre miglia di spazio marittimo dalla sua costa, una zona definita “Mare Territoriale” (misurata dalla portata di una palla di cannone nel XVII secolo). Al di là di questo limite, “Il Mare aperto” doveva essere una risorsa comune…

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