sabato, Febbraio 4, 2023
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Fondatori: Gilberto Oneto, Leonardo Facco, Gianluca Marchi

California: prove di secessione della contea di San Bernardino

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di ARTURO DOILO Quando Donald Trump vinse le elezioni, la California annunciò l’inizio delle procedure per secedere dagli Stati Uniti. Oggi, è la contea di San Bernardino (la più grande dello stato americano) che vuole lasciare il fu “Golden State”, considerato troppo avido dai suoi abitanti. La notizia, comunque, è stata riportata dal Daily Telegraph,…

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Lula difende la dittatura di Maduro e assicura ottime relazioni

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di JOAQUIN NUÑEZ Dopo aver assunto nuovamente la presidenza del Brasile, Lula da Silva ha compiuto il suo primo viaggio fuori dal paese. Il 23 e 24 gennaio ha incontrato i suoi colleghi al Vertice della Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici (Celac). Ospitato dall’Argentina, l’evento ha riunito leader di oltre 15 paesi. Durante il meeting, il presidente…

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I modelli della neo-normalità? I falliti, gli incapaci e i parassiti

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di R.C.

Regna ormai prepotente l’esaltazione della miseria, del brutto, della fatica sproporzionata rispetto ai risultati. dell’ignoranza, della praticità, del debole.

I modelli sono le famiglie che riescono a vivere con 874 euro al mese, i pendolari che fanno più chilometri per andare a lavorare, chi ricicla più immondizia possibile come se vivesse su un’isola deserta o in tempo di guerra, chi lavora manualmente, chi è emarginato perchè limitato e incapace di fare qualcosa di utile.

La televisione spesso ci propina personaggi antiestetici, scontenti della vita, deformi nelle fattezze, senza codice, senza etica, senza spirito e, soprattutto, senza alcuno slancio ma con quella perenne cornice di “giustificata sottomissione”. Non esiste più la dimensione eroica, rischiosa, bella, avvincente della vita che dev’essere solo monotonia, assenza di rischio, ubbidienza e perenne attesa di qualche aiuto, di qualche bonus, di qualche sussidio da parte di “altri”.

Non esiste più l’esaltazione del bello, del forte, del coraggioso, anche un po’ guascone, del generoso. La Forza è vista come un disvalore, la debolezza come una virtù che infatti dev’essere sostenuta e difesa con quella frase raccapricciante “bisogna aiutare i più deboli” dove per deboli non ci si riferisce agli anziani ma a persone normali incapaci, per loro limiti, di provvedere al proprio sostentamento.

Nel silenzio generale, a Davos hanno ribadito che “non avrete nulla ma sarete felici”

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The WEF logo is seen through a window in front of the snow covered resort of Davos at the 42nd Annual Meeting of the World Economic Forum, WEF, in Davos, Switzerland, Friday, January 27, 2012. The overarching theme of the Meeting, which will take place from 25 to 29 January, is "The Great Transformation: Shaping New Models". (KEYSTONE/Laurent Gillieron)

di LEONARDO FACCO Tanja Fajon è la leader dei socialdemocratici sloveni, parte del Partito dei socialisti europei (nazicomunisti) ed ex membro del Parlamento europeo dalla Slovenia. Anche lei, come molti altri politici ha partecipato al recente incontro di Davos, organizzato dal World Economic Forum. Durante il suo intervento, un po’ piccata, ha concluso dicendo che…

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Sanità pubblica, proibizionismo e teatrino delle parti

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di PIETRO AGRIESTI

Secondo qualcuno il “proibizionismo sanitario” su alcol e sigarette sarebbe una risposta – sbagliata – al “depauperamento” della sanità (?), che depauperata da politiche neolibbberiste non riuscirebbe a stare al passo, e i governi fascisti e venduti che non fanno il bene comune al posto di rifinanziarla ricorrono a queste forme di proibizionismo.

A parte che si conferma che la politica è un teatrino delle parti in cui tutte le parti sono una merda perché oggi abbiamo la sinistra che è proibizionista (ricordo un libro di Sansonetti La sinistra è di destra) e la destra che si scopre antiproibizionista, dopo che la sua linea sono stati sempre i deliri di Giovanardi e simili.

Tutto questo dimostra per la millesima volta che in un mondo di statalesi, lo stato cade sempre in piedi perché lo statalismo è la risposta unica.

L’idea che al posto di cagare la minchia (scusate ma quando ci vuole ci vuole) al prossimo, e pretendere di sindacare su come vive, cosa mangia, cos beve, cosa fuma, cosa aspira, etc… si potrebbe de-collettivizzare le nostre vite riducendo la sanità pubblica che tanto non funziona, nemmeno stra-finanziata com’è, visto che non è vero che è “depauperata”, privatizzandola e facendo a meno sia di una che dell’altra ricetta statalista, risulta inconcepibile.

Impossibile pensare che il solo bene comune sia la libertà individuale e il principale male comune sia la politica.

P.S. Nell’immagine un politico di destra e uno di sinistra, nella loro evidente irriducibile diversità.

 

Guerra Russia Ucraina: la grande lezione di Murray Rothbard

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di LLEWELLYN H. ROCKWELL JUNIOR Come tutti sanno, siamo in grave pericolo di guerra nucleare, perché il “cervello morto” Biden e la sua banda di controllori neocon hanno lanciato una guerra per procura con la Russia via Ucraina. Alcune persone dicono che dobbiamo farlo, perché Putin è colpevole di aggressione non provocata. Queste persone sostengono che…

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De Masi, il sociologo comunista che non capisce nulla di Hayek e Mises

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di MATTEO CORSINI

Mi è capitato di leggere la recensione dell’ultima fatica letteraria del sociologo Domenico De Masi, dal titolo “La felicità negata”. E di chi sarebbe la colpa della negazione della felicità per tutti? Niente meno che di Hayek e Mises, che sarebbero addirittura alle basi del Washington consensus. Scrive De Masi:

  • “A prescindere dalla testardaggine con cui gli economisti tentano e ritentano di imbrigliare la felicità entro dimensioni metrico-decimali, resta il fatto che gli esseri umani, alle sfide che la natura ha teso loro da sempre (fame, dolore, malattie, morte), ne hanno aggiunto altre due, di propria iniziativa: il progresso tecnologico e la complessità. La Scuola di Vienna le ha affrontate puntando sulla ricchezza; quella di Francoforte puntando alla felicità. Per ora ha vinto la Scuola di Vienna, per cui ci ritroviamo meno felici e con più poveri.”

Per questo sarebbe ora di finirla con l’individualismo e dare anche spazio all'”ozio creativo”, che “garantisce più felicità di quanta ne consenta il lavoro così come è condotto oggi nella stragrande maggioranza dei casi”.

Trovo abbastanza triste che una persona di 85 anni, che per di più ha dedicato allo studio tutta la sua vita, non abbia letto nulla degli autori che critica. O, in alternativa, li abbia letti senza aver capito nulla di quanto hanno scritto. Non si può certo affermare che gli economisti della scuola austriaca vogliano imbrigliare la felicità entro dimensioni metrico-decimali, essendo tra l’altro noti per aver diffusamente criticato la deriva scientista di altre scuole di economia nel voler scimmiottare le scienze naturali.

Né la ricchezza è l’unico fine. Al contrario, il profitto di cui parla diffusamente Mises in Human Action è un concetto soggettivo e non riconducibile alla sola componente misurabile in denaro. Quindi se un individuo trova soddisfazione nell’ozio, non saranno certo Mises e Hayek a impedirglielo. Altra cosa è pretendere che l’ozio di Tizio sia alimentato dalla solidarietà forzata imposta a Caio, come spesso De Masi e i suoi riferimenti teorici vorrebbero.

Quanto all’individualismo, si tratta di individualismo metodologico, perché, piaccia o meno a De Masi, è un dato di fatto che è l’individuo ad agire, anche quando lo fa assieme ad altri. Ed è quindi l’azione dell’individuo il punto di partenza per analizzare l’azione umana, non solo a livello economico.

Tutto ciò detto, affermare che il liberalismo di Hayek e Mises abbia ispirato il Washington consensus è semplicemente falso. Più che la felicità, è la realtà a essere negata.

Voglio solo essere un buon libertario ed essere lasciato in pace

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di JOAKIM BOOK La tentazione e il difetto cruciale di una mente totalitaria è che tutti devono svolgere un ruolo in una battaglia sovrastrutturale tra il bene e il male. Non è consentito stare in disparte o assumere una posizione neutrale sugli argomenti di attualità; non si può semplicemente osservare o ignorare la follia in atto tra…

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Media Freedom Act, la ridicola difesa della libertà di stampa europea

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di PIETRO AGRIESTI

Il Media Freedom Act è una proposta legislativa della commissione europea per “proteggere la libertà di informazione, proibire azioni di spionaggio contro i giornalisti e rafforzare l’indipendenza editoriale.”

“I media sono un pilastro della democrazia”, ha dichiarato la Commissaria ai Valori e alla Trasparenza Vera Jourova, a proposito dell’MFA. “Ma oggi questo pilastro si sta incrinando, con i tentativi di governi e gruppi privati di esercitare pressioni sui media. Per questo motivo la Commissione proporrà regole e garanzie comuni per proteggere l’indipendenza e il pluralismo dei media. I giornalisti devono poter svolgere il loro lavoro, informare i cittadini e chiedere conto al potere senza timori o favori”.

Indubbiamente in democrazia i media avrebbero teoricamente un ruolo fondamentale da svolgere, e indubbiamente sia per quanto riguarda l’informare i cittadini che il chiedere conto al potere sono molto carenti. Ma se i media non svolgono il loro ruolo nella discussione pubblica, non informano e non fanno da Quarto Potere, non è compromesso l’intero sistema democratico?

Abbiamo visto i media attraverso il Russiagate, le proteste di Blm, il caso Rittenhouse, il covid, i fatti del 6 gennaio, l’amministrazione Trump e quella Biden, lo scandalo Hunter Biden, il Trucker Convoy, i Twitter Files, la causa in corso contro Fauci e l’amministrazione Biden da parte dei procuratori della Louisiana e del Missouri e della New Civil Liberties Alliance, il leak delle mail di Fauci, e tanto altro. Come si sono comportati ad esempio i principali media italiani attraverso tutto questo?

Hanno difeso le istituzioni e la politica, non i cittadini. Li abbiamo visti evitare di dare le notizie, minimizzare, negare e giustificare. Li abbiamo visti e li vediamo interpretare il loro ruolo al contrario, come guardiani della versione istituzionale delle cose, come difensori del controllo politico dell’informazione e della discussione pubblica.

La realtà che abbiamo sotto gli occhi è opposta a quella dipinta dalle istituzioni e dai politici europei. Ciò che mette in pericolo la democrazia e che mette in crisi il ruolo dei media sono le istituzioni e la politica stessi. I media mainstream però a loro volta non rivendicano né indipendenza, né libertà. Sono convinti sostenitori di un approccio dirigista e corporativo.

Non c’è un solo argomento tra quelli che ho nominato sopra che sia stato coperto in maniera onesta, deontologica, indipendente, ragionevole. E questa integrazione fascistoide tra informazione, media, social e politica è essa stessa il principale problema, il principale ostacolo alla possibilità di “informare i cittadini e chiedere conto al potere senza timori o favori” e il principale responsabile della crisi della democrazia.

Non i novax, non i no green pass, non gli scettici del covid o del cambiamento climatico, non un rigurgito di neonazismo, non il razzismo strutturale, non i troll russi, non i media alternativi e i giornalisti indipendenti, non la Brexit, non Trump, non Salvini, non Farage, non Putin, non la Cina, non l’Iran, non QAnon, non CasaPound, non i cicli lunari, non gli alieni, non i rettiliani, etc… Non sono costoro il problema!

La recessione è già arrivata e la Federal Reserve non invertirà la rotta

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di BRANDON SMITH Mentre la Federal Reserve continua il suo ciclo di rialzi dei tassi più velocemente dai tempi della crisi del 1980, un paio di domande vitali permangono nelle menti degli economisti di tutto il mondo: quando la recessione colpirà e quando la Fed invertirà la rotta verso l’inasprimento? Le risposte a queste domande…

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ChatGPT: comunismo meglio del capitalismo, ma non è stato applicato ancora bene! Ma… però…

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di MARCO TIZZI*

A seguire, una discussione di economia con chatGPT, ovvero il primo modello di Intelligenza Artificiale, online, consultabile da tutti.

D- Ottieni i migliori risultati con un’economia di libero mercato o un’economia socialista pianificata?

R- Il miglior sistema economico dipende dal contesto specifico e dagli obiettivi di una società.  Un’economia di libero mercato, nota anche come capitalismo, è caratterizzata da un intervento minimo del governo nell’economia e dalla capacità degli individui e delle imprese di prendere decisioni economiche.  Questo sistema ha avuto successo nel promuovere la crescita economica e l’innovazione.  Tuttavia, può anche provocare disparità di reddito e fallimenti del mercato.

Un’economia pianificata socialista, d’altra parte, è caratterizzata da un maggior grado di controllo del governo sull’attività economica e sui mezzi di produzione.  Questo sistema può avere successo nel ridurre la povertà e promuovere una maggiore uguaglianza sociale, ma può anche portare a inefficienze e mancanza di innovazione.

In definitiva, il successo di un sistema economico dipende da una varietà di fattori tra cui la capacità del governo di attuare efficacemente politiche e regolamenti, il livello di sviluppo economico e il contesto politico e culturale.

D- I paesi socialisti e comunisti sperimentano un’elevata disuguaglianza: la stragrande maggioranza muore di fame mentre una piccola quantità di persone governa il paese e ha tutti i poteri e tutte le risorse

R- In alcuni casi, i paesi socialisti e comunisti hanno sperimentato alti livelli di disuguaglianza.  L’idea alla base del socialismo è promuovere una maggiore uguaglianza economica e creare una distribuzione più equa della ricchezza e delle risorse.  Tuttavia, in pratica, molti paesi socialisti e comunisti non sono riusciti a raggiungere questo obiettivo.

Ci sono diversi motivi per cui questo potrebbe accadere.  Uno dei motivi è che i sistemi socialisti e comunisti spesso fanno affidamento su un governo centralizzato per prendere decisioni economiche, il che può portare a una mancanza di responsabilità e inefficienze.  Inoltre, questi sistemi possono anche soffocare l’innovazione e la creatività.

Un altro motivo è che questi paesi hanno spesso un governo a partito unico, che può portare a una mancanza di concorrenza politica, che a sua volta può portare a una mancanza di controlli ed equilibri su chi è al potere, che può abusare del proprio potere a proprio vantaggio.  Ciò può portare a una concentrazione di ricchezza e potere all’interno di una piccola élite, mentre la maggioranza della popolazione può lottare per sbarcare il lunario.

È importante notare che non tutti i paesi socialisti o comunisti hanno sperimentato alti livelli di disuguaglianza e alcuni sono stati in grado di raggiungere una maggiore uguaglianza sociale ed economica rispetto ai paesi capitalisti. Tuttavia, è anche vero che la mancanza di libertà politiche, civili ed economiche in quei paesi può rendere più difficile per i cittadini migliorare la propria vita.

D- Puoi farmi esempi pratici di paesi socialisti e comunisti con una maggiore uguaglianza sociale ed economica rispetto ai paesi capitalisti?

R- Può essere difficile confrontare il livello di uguaglianza sociale ed economica tra diversi paesi, poiché ci sono molti fattori che possono influenzarlo, come la cultura, la storia e le politiche del governo. Tuttavia, alcuni esempi di paesi socialisti e comunisti che sono stati in grado di raggiungere una maggiore uguaglianza sociale ed economica rispetto ai paesi capitalisti includono:

• Cuba: Cuba ha un sistema socialista altamente centralizzato e ha compiuto progressi significativi in ​​aree come l’istruzione, l’assistenza sanitaria e la riduzione della povertà.  I tassi di alfabetizzazione a Cuba sono tra i più alti al mondo e il paese ha raggiunto una copertura sanitaria universale.  Tuttavia, Cuba ha anche una mancanza di libertà politiche e la sua economia è in difficoltà da decenni.

• Cina: l’economia cinese è cresciuta rapidamente negli ultimi decenni e ha fatto uscire dalla povertà centinaia di milioni di persone.  Il governo cinese ha attuato politiche volte a ridurre la disparità di reddito, tra cui tassazione progressiva e programmi di assistenza sociale.  Tuttavia, mancano le libertà politiche e le opportunità economiche sono ancora limitate per molte persone.

• Vietnam: il Vietnam ha un’economia socialista pianificata e ha compiuto progressi significativi nella riduzione della povertà, nell’istruzione e nell’assistenza sanitaria.  È stato anche in grado di mantenere un livello relativamente basso di disparità di reddito.  Il paese ha aperto la sua economia agli investimenti e al commercio estero, il che ha portato alla crescita economica, ma ha anche aumentato la disparità di reddito.

È importante notare che questi esempi non sono perfetti e che in tutti i casi il progresso economico e sociale comporta dei compromessi e spetta a ciascuna società decidere l’equilibrio che funziona meglio per loro.  Inoltre, è anche importante notare che il sistema economico di un paese non è l’unico fattore che determina il livello di uguaglianza sociale ed economica, e anche altri fattori come la cultura, la storia e le politiche governative possono svolgere un ruolo.

D- Ok, quindi nel mondo reale, praticamente, non c’è mai stato un caso di successo di economia socialista pianificata.

R- In pratica, molti paesi che hanno implementato sistemi economici socialisti o comunisti hanno lottato per raggiungere gli obiettivi di una maggiore uguaglianza sociale ed economica. Gli esempi che ho citato prima, come Cuba, Cina e Vietnam, hanno avuto un certo successo nel ridurre la povertà e aumentare l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, ma hanno anche avuto sfide e limiti significativi.

È vero che non ci sono esempi di un’economia pianificata socialista che abbia raggiunto in modo coerente e sostenibile un alto livello di uguaglianza sociale ed economica, senza compromessi e limitazioni significativi.  La ragione di ciò è che il socialismo e il comunismo, come sistema economico, non sono stati implementati nella loro forma pura in nessun paese. La maggior parte dei paesi che hanno adottato sistemi economici socialisti o comunisti lo hanno fatto nel contesto di uno specifico contesto storico, culturale e politico, che ha limitato la loro capacità di attuare pienamente il sistema.  Inoltre, la mancanza di libertà politiche, la mancanza di controlli ed equilibri e la mancanza di incentivi in ​​quei sistemi hanno reso difficile per loro raggiungere i loro obiettivi.

È importante notare che la nozione di un’economia socialista o comunista “di successo” è soggettiva e aperta all’interpretazione.  A seconda degli obiettivi e dei valori di una società, diversi sistemi economici possono essere considerati di successo o meno.  Inoltre, come ho detto prima, il sistema economico di un paese non è l’unico fattore che determina il livello di uguaglianza sociale ed economica, e anche altri fattori come la cultura, la storia e le politiche governative possono svolgere un ruolo.

D- La forma pura del socialismo e del comunismo non sarebbe ancora più estrema, quindi anche aumentando i problemi che i paesi comunisti stanno già affrontando?

È possibile che una forma pura di socialismo o comunismo, dove il governo controlla completamente i mezzi di produzione e non c’è proprietà privata, possa esacerbare i problemi che i paesi comunisti hanno dovuto affrontare in passato.

Una delle principali critiche ai sistemi socialisti e comunisti è che possono portare a inefficienze e mancanza di innovazione perché il governo, piuttosto che le forze di mercato, sta prendendo decisioni economiche.  In una forma pura di socialismo o comunismo, dove il governo controlla tutti gli aspetti dell’economia, questo problema potrebbe essere ancora più pronunciato.

Inoltre, in una forma pura di socialismo o comunismo, non c’è proprietà privata e nessun incentivo per gli individui a lavorare sodo ed essere produttivi, poiché non c’è possibilità di accumulare ricchezza o avere proprietà. Ciò potrebbe ridurre ulteriormente la motivazione delle persone a produrre e innovare.

Un altro problema che potrebbe sorgere nella pura forma di socialismo o comunismo è la mancanza di libertà politiche, in quanto non vi è controllo ed equilibrio sul potere del governo.  In un sistema in cui il governo ha il controllo completo su tutti gli aspetti della società, ciò potrebbe portare a una mancanza di responsabilità e abuso di potere.

Vale la pena notare che l’idea del socialismo puro o del comunismo come concetto teorico è proprio questo, teorico, e non è mai stata implementata nel mondo reale, ed è improbabile che lo sia.  Anche nei paesi più socialisti o comunisti sono sempre stati presenti alcuni elementi del capitalismo, della proprietà privata e delle forze di mercato.

 

*ChatGPT versione del 9 gennaio 2023.  Anteprima della ricerca gratuita.  Il nostro obiettivo è rendere i sistemi di intelligenza artificiale più naturali e sicuri con cui interagire.  Il tuo feedback ci aiuterà a migliorare.

Statalismo e malgoverno, Italia ed italiani i veri colpevoli della crisi

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di MARIETTO CERNEAZ Mentre in “Fallitaglia” traboccano i “fiumi di parole” sulla crisi provocate, con “proposte” e “soluzioni” strampalate e lontane dalla realtà, siamo andati a ripescare quanto scritti dalla rivista libertaria online Freitum, che da anni ha segnalato che è lo statalismo la causa principale della rovina del fu “Belpaese”, sia che al potere…

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La paura, il controllo sociale e l’esperimento sui bambini del dottor Watson

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di CAROL WATKINS

Nel 1920 alla John Hopkins University lo psichiatra Dr. J.B. Watson compie alcuni esperimenti su bambini piccoli di età dai 3 mesi a 1 anno. Gli esperimenti sono straordinari nella loro semplicità. In uno di questi presenta ad un bambino una candela accesa per vedere se ha paura del fuoco. In un altro introduce degli animali nell’ambiente per vedere se il bambino è spaventato.
Uno di questi esperimenti viene chiamato il “Little Albert Experiment” dove accanto ad un bambino di 3 mesi di nome Albert viene messo un coniglio. Dopo un po’ il bambino si affeziona all’animale e comincia anche ad accarezzarlo. Poi il Dr. Watson decide di modificare l’ambiente producendo un forte rumore di martellamento ogni volta Albert tocca il coniglio, col risultato di spaventare il bambino. Alla fine, Albert prova repulsione per il coniglio, gridando terrorizzato ogni volta che gli viene messo vicino.
Cambiando l’ambiente Watson scopre che la mente non ancora sviluppata del bambino può essere controllata, insegnandole come comportarsi di volta in volta con possibilità e combinazioni infinite. Dai suoi esperimenti Watson raggiunge una conclusione radicale che getterà le basi dell’ingegneria politica e sociale del 20° secolo.
Dalle sue ricerche conclude che la forza dominante nella società non è l’amore ma la paura Quindi miliardi e miliardi di dollari delle multinazionali vengono iniettati nel tempo nei campi dell’istruzione, della ricerca scientifica e politica per un piano prestabilito di ingegneria sociale e umana.
  • “Datemi un bambino e posso trasformarlo in qualsiasi tipo di uomo.”
Queste sono le parole dello psichiatra Dr. J.B. Watson, il fondatore del comportamentismo.
Secondo questa visione del mondo, il comportamento degli organismi, inclusi gli esseri umani, è facilmente prevedibile e scontato quindi controllabile, e da allora i governi e gli scienziati con massicci finanziamenti corporativi hanno lavorato con fervore nel condizionare l’essere umano ad essere quel perfetto ingranaggio di quella macchina chiamata oggi “il mercato”.
L’amore per il potere è la forza trainante dell’economia globale e l’installazione della paura nelle menti delle persone è lo strumento usato per manipolare la società, utilizzando i media mainstream per mantenere il gioco. La gente ha paura per il proprio lavoro, per i propri mezzi di sostentamento, impegni familiari, status finanziario e posizione sociale. Ha paura per la sua comunità, per le risorse pubbliche, il crimine, la sicurezza nazionale e l’assistenza sanitaria.
Molti cittadini oggi sono diventati schiavi arrendevoli e compiacenti, tolleranti verso l’obbedienza graduale, pronti a scambiare una schiavitù fisica per una psicologica. La cosa che più mi preoccupa non sono tanto le limitazioni che ci imporranno ma la remissività e arrendevolezza che sta sfornando una nazione di depressi sorridenti.
L’unica cosa che sta velocemente scomparendo nella società oggi è l’abilità di essere umani, l’abilità di discernere, ragionare, pensare criticamente e usare l’intuizione. Le persone in questi giorni fanno affidamento sui loro pari, sulle istituzioni governative e strizzano l’occhio verso i loro idoli che gli diano uno scopo, disperatamente alla ricerca di un corrimano per aggrapparsi, di significati e comprensione fuori dalle proprie menti. Hanno delegato il proprio pensare ad altri, spalancando la porta a qualsiasi psicopatico che allegramente assumerà il ruolo di leader, giocando a suonare il pifferaio magico per la mandria.
TRADUZIONE DI STEFANO FIORE

Inizia il “Freedom tour” di Milei, tra imprenditori e turisti della costa argentina

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di ENRICO GALLIGANI È iniziato un anno che sarà fondamentale nella vita di Javier Milei , che durante questo 2023 affronterà per la prima volta una campagna presidenziale che vuole essere la chiusura della carriera iniziata quando ha deciso di lasciarsi alle spalle la “battaglia culturale” ed entrare a pieno in politica, che ha sempre schifato….

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I WANT TO BREAK FREE: una guida pratica e semplice per la creazione di nuovi Stati

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di PAOLO L. BERNARDINI “I want to break free”, la splendida canzone dei Queen del 1984, era fondamentalmente un inno alla bontà della separazione in amore. Ma chissà che non la si possa utilizzare anche per la politica (e diverse altre circostanze della vita e del mondo). In fondo, il meraviglioso Freddy Mercury, se si…

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La grande illusione è che lo Stato risolva i vostri problemi

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di JACQUES ELLUL

Oggigiorno, il problema più grande consiste nel fatto che il cittadino si ritrova, suo malgrado, nelle grinfie del potere politico. Pensare tutta l’esistenza secondo le logiche e la metrica della politica, celare lo scorrere e il fluire della realtà usando questa parola come schermo (con gli intellettuali che prendono lo spunto da Platone e da parecchi altri filosofi), mettere tutto nelle mani dello stato e ricorrere a esso in ogni circostanza, subordinare i problemi dell’individuo a quelli del gruppo, credere che gli affari politici riguardino in realtà tutti e tutti siano qualificati per averci a che fare; insomma, tutti questi fattori caratterizzano la politicizzazione dell’uomo moderno e, come tali, racchiudono un mito. Questo poi si rivela nelle credenze e, di conseguenza, suscita facilmente un fervore quasi religioso.

Noi non riusciamo più a concepire la società, se non come un corpo diretto da uno stato centrale onnipresente ed onnipotente. Ciò che prima si configurava come una visione utopistica della società, con lo stato ad assolvere il ruolo del cervello, non solo oggi viene ideologicamente accolto ed approvato, ma è altresì  fortemente introiettato nelle pieghe più profonde della nostra coscienza. Agire in modo contrario ci porrebbe in radicale conflitto con l’immaginario collettivo, pressoché universalmente accettato: una punizione che forse non possiamo accettare di buon grado. Non possiamo più nemmeno concepire una società in cui la funzione politica (da parte dell’autorità statale) possa essere limitata da strumenti esterni: siamo arrivati ​​all’idea monistica del potere che arresta il potere.

Così come non possiamo più concepire una società caratterizzata dall’autonomia dei gruppi o tra i gruppi, o ancora caratterizzata dal moltiplicarsi di attività divergenti. La supremazia della politica è uno dei presupposti sociologici universali, condiviso da tutti e in costante espansione in tutti i paesi.

Diamo per scontato che tutto debba essere sottoposto senza riserve al potere dello stato; ci sembrerebbe persino incredibile se qualche attività riuscisse a sfuggire al suo controllo. L’espansione dell’ingerenza omnipervasiva e totalizzante dello stato, in tutti gli affari della nostra vita, va esattamente di pari passo con la nostra convinzione che le cose debbano essere per forza così. Non sarà mai ripetuto a sufficienza: la criticità non sta tanto nel fatto che lo stato sia al centro della nostra vita, quanto soprattutto nella nostra accettazione spontanea e personale di tale condizione. Siamo convinti che, se il mondo deve andare per il verso giusto, lo stato debba disporre di tutti i poteri necessari.

La convinzione che i conflitti interiori dell’individuo, così come la realizzazione fattuale dei valori, costituiscano un affare collettivo e sociale e possano pertanto trovare soluzione soltanto nell’ambito politico, si pone solamente come l’aspetto mistificante della resa personale di ogni individuo rispetto alla dignità della propria vita. Poiché io non sono capace di agire per il meglio e di conseguire dei risultati apprezzabili nel corso della mia vita, insisto sul fatto che spetti allo stato farlo al mio posto, per procura. Poiché sono incapace di discernere la verità, chiedo che lo facciano i governanti, per mio conto; così mi libero di un compito oneroso e posso ottenere la mia verità, già bella preconfezionata. Poiché non posso amministrare la giustizia in maniera autonoma, mi aspetto che esista una giusta organizzazione, cui sia sufficiente ricorrere per salvaguardare la giustizia.

Ma, si potrebbe obiettare, è o non è il cittadino politicamente interessato il primo a desiderare la limitazione del potere, anziché dover assistere alla promozione della sua crescita continua? Questa è una grande illusione.

Quanto più un individuo si dimostra politicizzato, tanto più si ritroverà a percepire e ad affrontare tutti i problemi configurandoli come problemi politici; e tanto maggiore sarà l’importanza che egli attribuirà all’azione politica, concepita come l’unica via possibile che, in quanto tale, deve essere dotata dei necessari poteri e della massima efficacia. Allo stesso tempo, quanto più politicizzato è quell’individuo, tanto più sarà orientato e attratto da quella forza e da quella forma politica basilare: lo stato. E quanto più farà ricorso allo stato, tanto più, questo, estenderà il suo potere.

Passo dopo passo, la potenza dello stato aumenta. Le persone sotto l’incantesimo della politica sono sempre meno indotte a vigilare lo stato; politicizzando ogni cosa, essi considerano del tutto normale che lo stato debba continuare a espandere , in maniera costante, la sua area di intrapresa, utilizzando altresì strumenti di potere sempre più sofisticati. Tutto questo diventa legittimo ai loro occhi, in quanto ritengono che tutto si risolverà attraverso l’azione politica.

TRATTO DA da “L’illusion politique”, 1965

 

Il giardino dell’Eden in terra? Lavoro pacifico ed abbondanza

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di JERRY BOWYER Qualche anno fa passai un paio di giorni in uno studio televisivo per registrare una serie di brevi lezioni sui principi base dell’economia classica e su come questi si applichino agli investimenti finanziari. Dato che l’idea di Dio era rilevante per i fondatori dell’economia classica, e che era cosa gradita all’azienda che…

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Autonomia Differenziata, Siciliani Liberi organizza un evento a Pergusa

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Il giorno 22 gennaio, a partire dalle ore 10.00, a Pergusa, presso l’Hotel Federico II, SICILIANI LIBERI celebra i propri sette anni dalla fondazione.

L’evento, aperto a iscritti e simpatizzanti, con qualificati inviti del mondo produttivo, sociale e politico siciliano, avrà come tema portante la sfida dell’Autonomia Differenziata in rapporto alla mai risolta Questione Finanziaria siciliana e all’attuazione dello Statuto Speciale della Regione. SICILIANI LIBERI mette in campo idee e proposte per mettere in guardia contro l’ennesimo tentativo di aggravare le condizioni di fatto coloniali nelle quali vive oggi la Sicilia.

Fra gli interventi, prevista la partecipazione della candidata alla Presidenza della Regione, Eliana Esposito, del fondatore del partito, Massimo Costa, e del segretario politico, Ciro Lomonte Da sempre a fianco dei Siciliani, per la liberazione, economica, politica e sociale, della Sicilia, nel 2016 come oggi: SICILIANI LIBERI. La cittadinanza, previa registrazione in loco, è invitata a partecipare alla giornata.

La moglie di Macron ha perso un’occasione per tacere

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di MATTEO CORSINI

Ho avuto modo di sostenere più volte che il vero benchmark per l’Italia per tutto quanto di peggio possa esserci a livello politico (in senso lato) sia la Francia. E purtroppo da questa parte delle Alpi fanno di tutto per non sfigurare nei confronti dei francesi.

Se le esternazioni di molti personaggi di primo piano o del sottobosco politico romano oscillano tra il grottesco e l’allucinante, Oltralpe capita di leggere le dichiarazioni rilasciate nel corso di un’intervista a Le Parisien dalla moglie del presidente Macron, Brigitte, che si dice “favorevole all’uso dell’uniforme a scuola”.

Sostiene la signora Macron: “Io l’ho indossata quando ero una studentessa, 15 anni di gonna blu e maglione blu. E l’ho vissuta bene. Cancella le differenze, fa risparmiare tempo – se ne perde molto per scegliere come vestirsi la mattina – e denaro, pensiamo alle varie marche. Quindi sono favorevole alla divisa a scuola, ma una divisa semplice, non triste.”

Non dubito che non sarebbe traumatizzante indossare una divisa, ma non credo che sia il problema dei problemi per la scuola nel 2023. Distinguerei, tra l’altro, tra scuola pubblica e privata. Frequentare una scuola privata è una libera scelta. Se il regolamento di un istituto prevede l’uso di una divisa, chi non è favorevole può semplicemente scegliere un’altra scuola.

Ma la scuola pubblica è una scelta obbligata per coloro che non possono permettersi la scuola privata. Per di più, la scuola pubblica è finanziata dai pagatori di tasse, a prescindere dalla loro condivisione o meno sull’utilizzo della divisa.

Ognuno è libero di pensarla come la signora Macron, ma perché imporre a tutti di cancellare le differenze? E perché il tempo per scegliere come vestirsi deve essere “perso” per tutti? Peraltro la considerazione della signora Macron presuppone che l’armadio sia pieno zeppo di vestiti, il che non è necessariamente vero, a maggior ragione per i meno abbienti. E chi stabilirebbe se una divisa è triste o meno? Una commissione parlamentare o il ministero? E chi non fosse d’accordo?

Peraltro, nulla vieterebbe, a chi lo volesse, di adottare una propria divisa e di mandare il figlio a scuola sempre indossando gli stessi abiti. Ma ognuno dovrebbe essere libero di scegliere. Quando una cosa è decisa dallo Stato, questa libertà è negata.

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