sabato, Febbraio 4, 2023
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Fondatori: Gilberto Oneto, Leonardo Facco, Gianluca Marchi

Deep State: burocrazia, Stato moderno e il “governo degli esperti”

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di WLLIAM L. ANDERSON Menziona il termine “Deep State” mentre stai in compagnia ed è probabile che nessuno voglia parlare con te per il resto della serata. Il Deep State per Wikipedia è qualcosa che puzza di cospirazioni, false accuse e sostituzione della verità con la fantasia. Dopo che l’FBI ha fatto irruzione nella casa di…

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Il destino dell’Europa? Essere colonizzata e spartita

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di EUGENIO CAPOZZI

Le politiche promosse dalle classi dirigenti dell’Unione europea rivelano, nel loro insieme, un ben preciso progetto di autodemolizione delle società del continente. Che sia il frutto inconsapevole di una degenerazione culturale e spirituale o un piano deliberato per proteggere interessi di ristrette élites ormai cambia poco. Ciò che conta sono i suoi catastrofici effetti.

Il cappio dell’ambientalismo ideologico, il relativismo biopolitico nemico della famiglia e della natalità, il salutismo ossessivo che si rovescia contro sé stesso, la medicalizzazione coattiva, il dirigismo sempre più autoritario e pedagogico nemico della responsabilità individuale, la sottomissione sistematica a influenze geopolitiche esterne, l’avversione feroce contro l’essenza cristiana della civiltà europea stanno determinando, hanno già determinato una disgregazione, un ridimensionamento politico, economico e demografico, un’involuzione intellettuale e psicologica difficilmente reversibili.

Ne stanno già derivando la distruzione dell’industria, dell’agricoltura, dell’allevamento, delle capacità di competere sulle esportazioni nel mercato (ex)globale, in ossequio a dogmi astratti e astrusi, frutto di pura superstizione; la strutturale dipendenza energetica, di materie prime e tecnologica; la distruzione della proprietà privata, a partire da quella immobiliare, fondamento della sicurezza e autonomia degli individui; la crescita di nuove generazioni sparute nel numero, analfabetizzate, anestetizzate, senza fede né speranza né voglia di rischiare, impaurite dal futuro, rassegnate alla stagnazione, abituate all’obbedienza passiva. Il destino dell’Europa, se non viene sovvertito questo giogo masochista, sembra segnato: essere colonizzata e spartita, nel giro di pochi decenni, dalle civiltà che sono ancora guidate da una fede e dall’ancoraggio alle loro radici, che hanno ancora voglia di vivere, crescere, essere padrone di sé stesse, vincere.

Julian Simon aveva ragione: più popolazione significa più benessere

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di MARIAN L. TUPY Molte persone pensano che la crescita della popolazione globale conduca a una maggiore povertà e alla mancanza di cibo, ma l‘evidenza suggerisce altrimenti. Tra il 1960 e il 2016, la popolazione mondiale è aumentata del 145% (1). Nello stesso periodo di tempo, il reddito medio annuo reale pro capite nel mondo…

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Tasse? Imposte? Si tratta sempre una violazione del principio di non aggressione

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di MATTEO CORSINI

In un articolo dedicato alla sanatoria fiscale inserita dal governo nella legge di bilancio 2023, Enrico De Mita scrive, tra le atre cose:

  • “In generale, il pagamento delle imposte non può essere un regolamento di conti tra Stato e contribuente. L’esercizio della funzione impositiva non può diventare un atto di sopraffazione che il cittadino contrasta fino alla “tregua” o alla “pace fiscale”, da ultimo dichiarata dallo Stato quando la riscossione coattiva di un credito sperato accetta la moneta fallimentare del pagamento obbligatoriamente spontaneo del privato. Sembra che, come l’ultima frontiera che delimita il terreno dell’evasione dell’imposta, appaia la rottamazione dei crediti deteriorati. Il versamento di pochi denari non può essere il traguardo esiziale di un inseguimento del debitore che cessa solo per sfiancamento del creditore.”

Mentre nel linguaggio comune si utilizza il sostantivo “tasse”, nella scienza delle finanze le tasse sono distinte dalle imposte. Le tasse sono pretese dallo Stato (o dall’ente locale) a fronte di un servizio prestato al soggetto tassato. Al contrario, le imposte sono destinate a finanziare la spesa pubblica senza che vi sia una corrispondenza, neppure vaga, tra quanto uno è chiamato a pagare e un servizio effettivamente ricevuto.

Si tratta in entrambi i casi di una forma di violazione del principio di non aggressione, dato che anche nel caso delle tasse il servizio deve essere pagato a prescindere dalla volontà del soggetto tassato di richiederlo e utilizzarlo. Nel caso delle imposte, però, il pagatore neppure beneficia direttamente di un servizio, come può essere quello della raccolta dei rifiuti.

Per quanto si cerchi di tirare in ballo la Costituzione e il dovere di solidarietà di un contratto sociale che la maggior parte degli individui subisce e che con ogni probabilità non firmerebbe spontaneamente, pagare tasse e imposte non piace a nessuno.

Quando si parla di Irpef, ricordando che la principale imposta sul reddito è pagata in larga misura da lavoratori dipendenti e pensionati (con un onere per lo più a carico di circa 5 milioni di soggetti a fronte di 40 milioni di pagatori, in barba a chi ne lamenta la scarsa progressività) si identifica chi paga come “contrbuente onesto”, ancorché costoro non abbiano possibilità di evadere, essendo soggetti a prelievo alla fonte da parte di sostituti di imposta (non remunerati per questo servizio (o servitù) dallo Stato).

Va da sé che nessun governo abolirà mai la figura del sostituto di imposta, altrimenti il gettito crollerebbe. Scrive ancora De Mita:

  • “Se l’evasione è un fenomeno di massa, occorre un intervento sistematico, nel tempo medio, fatto di più misure, perché i cittadini acquistino fiducia nello Stato e paghino volontariamente una imposta sopportabile, in un sistema tributario stabile e certo. La nuova educazione fiscale procede dalla creazione di un sistema tributario che abbia una logica complessiva e nel quale fisco e contribuente siano entrambi pedagogicamente formati dal legislatore a non confondere tassazione ed espropriazione.”

A parte la forma piuttosto fumosa (quale tempo medio? quali misure?) la sopportabilità (tema caro a Ezio Vanoni) è un concetto soggettivo. Nessuna norma può fissarlo in modo oggettivo. Ciò detto, non è che sia mancata la retorica, fin dalla scuola primaria, volta a formare (indottrinare) “buoni contribuenti”, ma evidentemente ciò che è espropriazione continua a essere percepita come tale da chi la subisce.

De Mita riconosce che un “effetto strangolatore del fisco iniquo, quando l’imposta incide sulla proprietà, produce la violazione della tutela della proprietà e della capacità contributiva (articoli 42 e 53 della Costituzione). Tale effetto è certamente incostituzionale, perché non tiene conto della persona del contribuente o della sua situazione economica.”

Ora, l’imposta incide inevitabilmente sulla proprietà, anche quando non incide sul patrimonio, perché il reddito prodotto dal soggetto chiamato a pagare è una sua legittima proprietà. E non stupisce leggere che la “giurisprudenza costituzionale non ha mai affrontato la questione, che non è mai stata posta, dell’effetto espropriatorio di una imposta nei confronti di singoli soggetti sicché si renda necessario un provvedimento equitativo.”

La stessa Corte costituzionale, in fin dei conti, è finanziata dalle imposte. Per questo non potrà mai esserci autentica “fiducia e collaborazione tra cittadino e fisco”.

Può trattarsi di casi minoritari, ma il fatto è che se il cittadino non “collabora”, lo Stato usa la forza. Difficile, su queste basi, ipotizzare che si instauri un rapporto di fiducia. Poi evidentemente, esistono le eccezioni, a mio parere riconducibili a una forma di sindrome di Stoccolma.

In definitiva, nessun provvedimento teso ad alleviare le sofferenze (non solo in termini quantitativi) ai pagatori di tasse non può cambiare la sostanza dell’imposizione, che sarà sempre una violazione del principio di non aggressione.

Maometto perde la faccia: i paradossi mostruosi del “Politicamente Corretto”

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di PAOLO L. BERNARDINI Quando si tocca il fondo, non si può che risalire. Ma dov’è il fondo? Ed esiste davvero? Perché se non esiste un fondo, si continua ovviamente a precipitare verso il basso, virtualmente all’infinito. Allora, ecco la vicenda: siamo in Minnesota, pochi mesi fa, alla fine del 2022. Una professoressa di storia…

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I progressisti di oggi sono i fascisti di ieri

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* * "INFANZIA * ETA' DELL'UOMO * INDIVIDUO : ASPETTI FISIOLOGICI E PSICOLOGICI * ITALIA * STORIA CONTEMPORANEA STATI, POPOLAZIONI, TERRITORI * STORIA * FASCISMO * STORIA CONTEMPORANEA ARGOMENTI * STORIA * BALILLA - PICCOLE ITALIANE * PERSONAGGIO * FASCISMO * STORIA CONTEMPORANEA ARGOMENTI * STORIA * DIVISA * OGGETTO"

di FRANCO CAGLIANI Ultimamente, il termine fascista è tornato a far parlare di sé. Tuttavia, si discute se sia appropriato etichettare i gruppi radicali come tali o se il fascismo sia nato e morto con il totalitarismo di Mussolini in Italia. Il fascismo nacque il 23 marzo 1919 quando Mussolini fondò il gruppo dei “Fasci…

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Come sarebbe l’inflazione in una vera economia di libero mercato

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di DAVID STOCKMAN Non c’è nulla di più sostanziale della proposta originale di Ben Bernanke, fatta annusando l’aria con la punta del dito, secondo cui la Fed avrebbe bisogno di mantenere un cuscinetto di 200 punti base nel tasso di inflazione per poter garantire che l’economia resti lontana dalla temuta linea dell’inflazione 0, al di…

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Ferdinando Galiani, l’italico precursore delle teorie della Scuola Austriaca di economia

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di ANDREA COLETTA

La Scuola Austriaca di economia non si è sviluppata dal nulla. Si è basata sull’opera di numerosi altri economisti e filosofi che risalgono fino ad Aristotele. Tra i suoi precursori ci sono stati diversi economisti scolastici spagnoli e italiani.

Alcuni economisti italici hanno influenzato lo sviluppo del pensiero economico continentale europeo nei secoli precedenti Carl Menger.

Gian Francesco Lottini (1512-1572) aveva un’idea approssimativa del fatto che le persone valutano i bisogni presenti più dei bisogni futuri, che è la base della teoria delle preferenze temporali. Bernardo Davanzati (1529-1606) ha applicato la teoria del valore soggettivo al denaro e ha risolto il “paradosso del valore”. Ha anche sottolineato che gli aumenti di prezzo del suo tempo erano causati dall’afflusso di oro dall’America, anticipando così la teoria quantitativa del denaro. Geminiano Montanari (1633-1687) aveva una teoria quantitativa del denaro abbastanza sviluppata e aveva realizzato che c’è un fattore soggettivo nella valutazione del denaro.

L’economista italiano che ha avuto forse il maggiore impatto sulla Scuola Austriaca è stato Ferdinando Galiani (1728-1787). Nato a Chieti, è diventato un leader della Scuola Neapolitana Italiana. Il suo pensiero economico è stato influenzato da Aristotele, Davanzati, Locke e Montanari, tra gli altri.

Galiani è noto soprattutto per i suoi contributi alla teoria del valore, alla teoria dell’interesse e alla politica economica, argomenti che sono stati esplorati un secolo più tardi da Menger, Böhm-Bawerk, Jevons, Walras, Marshall e dalla Scuola Storica Tedesca.

Ha riconosciuto l’esistenza di una dicotomia tra utilità e scarsità, un concetto che era stato discusso da filosofi fin dall’epoca di Aristotele. La sua opera più notevole, Della moneta è stata scritta quando aveva poco più di 20 anni, ma non è stata ampiamente letta all’epoca perché era disponibile solo in italiano. È in quel trattato che sono state incluse le sue teorie sull’interesse e il valore soggettivo.

A metà del XIX secolo, Francesco Ferrara, un altro italiano, ha ampliato la teoria del valore soggettivo e, secondo Buchanan, ha superato i teorici del valore soggettivo in alcuni aspetti.

La teoria del valore

Galiani osservò che il prezzo di una merce regola il consumo e il consumo regola il prezzo. Quando il prezzo di una merce scende, la domanda per essa aumenta e viceversa. Se un paese che produce e consuma 50.000 barili di vino viene improvvisamente invaso da un esercito straniero, il prezzo del vino aumenterà perché ci sono ora più persone a bere.

Il valore di un bene non è intrinseco; è un calcolo, o un rapporto tra beni, che le persone fanno in relazione ad altri beni. Le persone confrontano un bene con un altro e fanno uno scambio solo quando il loro livello di soddisfazione reciproca sarà uguale dopo lo scambio. (Adam Smith e altri hanno migliorato questa visione, osservando che uno scambio avviene quando il valore ceduto è soggettivamente inferiore al valore ricevuto). Queste idee sembrano elementari ora, ma non lo erano così quando Galiani le ha formulate due secoli fa.

Galiani ha anche riconosciuto l’esistenza dell’elasticità della domanda. Se il prezzo delle scarpe aumenta, i consumatori possono ritardare l’acquisto di un paio nuovo e continuare a indossare le scarpe che già possiedono fino a quando il prezzo non scende. Ma se il prezzo del grano aumenta, i consumatori continueranno a comprare il pane comunque. Altrimenti, morirebbero di fame. La domanda per le scarpe è altamente elastica, mentre la domanda per il grano è inelastica. Marshall ha fatto un’osservazione simile un secolo più tardi.

Galiani ha poi riconosciuto l’esistenza di una relazione tra il prezzo di un bene e la domanda per esso. Le persone ricche possono permettersi un bene che le persone più povere non possono. Quando il prezzo di un bene scende, le persone delle categorie di reddito meno abbienti iniziano ad acquistarlo, aumentando così la domanda totale. Se il prezzo aumenta, alcune di queste persone smetteranno di comprarlo.

Le persone ricche fanno alcuni acquisti perché è di moda farlo, anche se il bene acquistato ha poca o nessuna utilità. È di moda acquistare diamanti e non è di moda acquistare acqua o aria. Questo è uno dei motivi per cui i diamanti hanno un alto prezzo e l’acqua un basso prezzo.

Questo è uno dei motivi per cui i diamanti hanno un prezzo elevato e l’acqua e l’aria hanno un prezzo basso (o nullo). Questo esempio dimostra anche che esiste una differenza tra valore e utilità. Galliani si rese conto che il valore non è intrinseco ma soggettivo. Il prezzo di un bene varia in base al gusto e al potere d’acquisto di ciascun individuo.

Era anche consapevole della legge dell’utilità marginale decrescente. Quando Davanzati affermò che un vitello vivo è più nobile e meno costoso di un vitello d’oro e che una libbra di pane è più utile di una libbra d’oro, Galiani rispose che “utile” e “meno utile” sono concetti relativi e dipendono dalle circostanze individuali.

Per chi ha bisogno sia di oro che di pane, il pane è più utile. Scegliere l’oro al posto del pane in questo caso porterebbe a morire di fame. Ma una volta che l’individuo ha mangiato a sazietà il pane, preferirebbe l’oro ad altro pane. Un singolo uovo sarebbe valutato da un uomo affamato più di tutto l’oro del mondo, mentre sarebbe valutato molto meno dallo stesso uomo quando abbia appena finito di mangiare. Galiani era quindi consapevole della classificazione dei beni, della loro sostituzione e della diminuzione dell’utilità marginale, argomenti discussi da Gossen, Walras, Jevons e Menger (nell’immagine sopra) cento anni dopo. E Menger era a conoscenza delle opinioni di Galiani, come dimostra la sua citazione di Galiani nei suoi Principi di economia.

 La teoria dell’interesse

Böhm-Bawerk ha sottolineato che Galiani è stato il primo a capire che l’interesse non è un surplus, ma è invece un supplemento necessario per equiparare servizio e controservizio. Secondo Galiani, l’interesse parifica il denaro presente e quello futuro. È un mezzo per compensare le palpitazioni del cuore che un creditore deve sopportare fino alla restituzione del denaro. È un giusto pagamento al creditore per il rischio corso. Questo pagamento è per la convenienza del debitore e compensa il creditore per il disagio che deriva dal non avere il denaro per un certo periodo di tempo. I valori sono soggettivamente uguali, ma numericamente diversi perché separati dal tempo.

Böhm-Bawerk criticò la teoria di Galiani perché quest’ultimo considerava l’interesse solo come il prezzo delle palpitazioni o il prezzo dell’assicurazione. Böhm-Bawerk approfondì l’aspetto della preferenza temporale dell’interesse, un aspetto che Galiani aveva trascurato.

 La politica economica

Galiani riteneva che il governo in generale non dovesse interferire nel funzionamento naturale dell’economia. Un governo che tenta di stimolare tutti i settori dell’economia, agricoli e industriali, non stimola nulla. Stimolare significa privilegiare un particolare settore rispetto agli altri, e come si può privilegiare un settore rispetto a un altro se tutti i settori sono stimolati?

Un altro aspetto della sua teoria di politica economica era che una politica economica deve essere formulata tenendo conto del tempo e del luogo; una politica economica che può essere appropriata per un paese o per un dato momento può essere inappropriata in un altro.

A differenza dei fisiocratici, Galiani sosteneva che l’agricoltura non doveva essere sempre considerata come il settore più importante. L’idea che i modelli economici debbano essere adattati al tempo e al luogo divenne successivamente un principio fondamentale della Scuola storica tedesca, la scuola che in seguito discusse la validità della metodologia di Carl Menger. Ma, a differenza della Scuola storica tedesca, Galiani non rifiutava la teoria astratta.

I trend del 2023? Un mondo orwelliano ed Oro e Crypto grandi protagonisti

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di DOUG CASEY Il sistema monetario si sta autodistruggendo a un ritmo allarmante e sta raggiungendo la fine della sua durata. Le persone veramente in carica – i banchieri centrali e coloro che stanno dietro di loro – capiscono tutto questo. Sanno che il sistema attuale non è sostenibile, quindi ne stanno organizzando una demolizione…

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Il buon giornalismo disorienta perché sfugge alle etichette partitiche

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di PIETRO AGRIESTI

Per il mainstream liberal progressista tutto ciò che è troppo lontano dal centro è estrema destra. Qualsiasi tipo di populismo, di antipolitica, di critica generale al sistema, allo stato, alla politica, etc… è estrema destra. Per questo, ad esempio, giornalisti come Greenwald e Taibbi, o podcaster come Joe Rogan, vengono etichettati come di estrema destra. Si tratta palesemente di una etichetta senza senso. Di una definizione del tutto delirante. Ma questa gente fa quello che può con quello che ha a disposizione. Hanno solo quattro o cinque etichette in testa e usano quelle.

Per cui più o meno esistono l’estrema sinistra, la sinistra, il centro sinistra, il centro destra, la destra e l’estrema destra. Joe Rogan invitava a votare Sanders e poi ha detto che De Sanctis potrebbe essere un buon presidente quindi nella loro testa era di sinistra e ora è di estrema destra. Greenwald prima scriveva sul Guardian e poi su The Intercept, che sono di sinistra, oggi lo si vede spesso su Fox news, spesso intervistato da Tucker, e quindi è passato a destra. Taibbi lavorava a Rolling Stones e ha scritto libri sulla bolla del 2009 molto apprezzati a sinistra perché critici verso la finanza e il neoliberismo, poi ora è diventato “il pr di Elon Musk”, facendo il salto della quaglia. E così via.

In realtà nessuna di queste persone è cambiata nel modo radicale e repentino che questi spaesati commentatori sostengono. Nel merito sono rimasti gli stessi, dicono e fanno esattamente le stesse cose. Greenwald attaccava gli apparati di sicurezza americani e i loro abusi e la guerra al terrore, sotto Bush, e ha continuato a fare esattamente lo stesso sotto tutti gli altri. La sua non è mai stata una affiliazione a questo o quel partito o schieramento quanto una precisa idea di giornalismo improntato alla difesa dei diritti civili e dei diritti costituzionali degli americani primo fra tutti il Primo emendamento e alla denuncia degli abusi compiuti dal potere rispetto a questi. Da questo punto di vista è rimasto assolutamente identico per chi ha continuato a seguirlo.

Quindi quando viene descritto un suo cambiamento radicale a 180° gradi da un capo dello spettro politico all’altro, semplicemente si delira. Ma quando gli si applica l’etichetta di estrema destra si sta raggiungendo proprio l’apice del delirio. Non sarà una definizione super precisa ma quando uno dice estrema destra in genere pensa a neonazisti e neofascisti, quindi a autoritarismo, totalitarismo, irreggimentazione della società, soppressione della libertà di espressione e controllo totale dell’informazione, corporativismo e dirigismo, ultra protezionismo e ultra nazionalismo, suprematismo, militarismo spinto, etc… nulla di nulla di nulla di tutto ciò è sostenuto da Greenwald, ne da Taibbi, ne da Rogan, ne da Tulsi Gabbard, ne da quasi nessun altro di chi viene etichettato come di estrema destra.

Anzi all’opposto, se c’è un tema unificante tutti questi personaggi – e Caitlin Johnstone, Michael Tracey, etc… – è in primis la difesa della libertà d’espressione, e poi la denuncia degli abusi degli apparati di sicurezza americani, l’opposizione alle guerre continue e a quello che in USA chiamano il complesso militare industriale.

Il fatto che persone che si battono per i diritti costituzionali civili e politici degli americani possano essere descritti come neonazi, con una grottesca e letterale reductio ad hitlerum, rende bene l’idea dello stato mentale di questi commentatori. All’origine di questo delirio c’è l’incapacità di accettare l’esistenza di una critica che non sia rivolta dalla sinistra alla destra e viceversa, ma che sia verso il sistema in quanto tale. Verso gli apparati di sicurezza americani che evidentemente non cambiano magicamente modo di funzionare quando cambia il colore del governo. Verso l’establishment. Verso quella che in Italia chiameremmo la partitocrazia.

Sia Sanders che Trump, qualsiasi altra cosa si possa dire di loro, erano candidati anti establishment, che promettevano un cambiamento, che prendevano di mira non solo il partito avversario ma anche l’establishment del proprio partito, entrambi al di là dei termini usati di preciso promettevano di drenare la palude o di combattere il Deep State. Questo tema unificante incontrava i sentimenti e le idee di tanti che prima che essere fidelizzati elettori di un partito sono critici del potere costituito, del sistema vigente, del mainstream politico mediatico. Per questo tanti americani simpatizzavano per Sanders e per Trump. Per questo diverse milioni di persone votarono Obama quando si presentò come un outsider venuto a cambiare come funzionava Washington (deludendo poi penosamente da questo punto di vista). Per questo la Revolution di Ron Paul aveva un appeal almeno in parte bipartisan. Hanno votato contro quello. Perché pensano che quello sia il problema. A discapito dell’appartenenza partitica. E prima di altre questioni. E non sono di estrema destra. Anche se domani potrebbero votare De Santis.

Personaggi come Greenwald non sono compiutamente pro Sanders o pro Trump o pro Ron Paul o pro nessuno, ma hanno seguito e destano interesse in entrambi gli elettorati, così come tra i libertari, anche se non sono libertari, perché hanno questa coerenza che trascende i partiti e riguarda il contenuto e perché restando coerenti, nonostante ogni attacco subito per quanto assurdo, dimostrano coraggio, determinazione, onestà intellettuale. Allo stesso tempo disorientano perché sfuggono alle etichette partitiche. E quando non sa o ha un dubbio il liberal progressista, si sa, risolve dandoti del nazista, come ha fatto di recente il Post, che in un articolo ha definito appunto Joe Rogan di estrema destra.

L’ultima di Stiglitz: se le cose van male è colpa di Hayek

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di MATTEO CORSINI

Dopo anni e anni di politiche economiche più o meno apertamente keynesiane, il mondo si trova ad affrontare problemi tutt’altro che banali. Tuttavia, chi si aspettasse di trovare nelle riflessione degli economisti keynesiani qualche barlume di autocritica rimarrebbe deluso.

Per esempio Joseph Stiglitz, venerato in Italia, ritiene che ci sia di che essere pessimisti all’inizio del 2023, ma a causa di “nuovi fascismi” e “teorie economiche sbagliate”. Stiglitz giustifica i suoi timori sostenendo che “quasi ottant’anni dopo che Friedrich von Hayek scrisse La via della schiavitù, continuiamo a vivere con il retaggio di quelle politiche estremiste che lui e Milton Friedman hanno contribuito a diffondere. Tali idee ci hanno portato su una rotta davvero pericolosa: la via di un fascismo in versione ventunesimo secolo.”

Posto che, quanto meno dal punto di vista della teoria monetaria, Hayek e Friedman non avevano proprio le stesse posizioni, l’invettiva di Stiglitz (molto più simile a quella che farebbe un sociologo sinistrorso che a quella di un economista, ancorché di idee diverse da quelle degli autori che critica) è completamente priva di fondamento nella storia di quanto successo (non solo) negli ultimi anni.

Stiglitz teme che “la Federal Reserve americana potrebbe aumentare i tassi di interesse in modo eccessivo e troppo rapido.” Il tutto in un contesto in cui anni di politiche monetarie ultra-espansive sono stati seguiti da una sottovalutazione della risalita anche dei prezzi al consumo (dopo il rigonfiamento di quelli di attività reali e finanziarie), giudicata transitoria per buona parte del 2021.

Stiglitz teme per gli effetti delle politiche monetarie della Fed sui Paesi emergenti: “Tassi di interesse più elevati, valute deprezzate e un rallentamento a livello mondiale hanno già spinto decine di Paesi sull’orlo del default.” Non solo: “L’aumento dei tassi di interesse e dei prezzi dell’energia spingerà anche molte imprese verso il fallimento.”

Tutto vero, ma Stiglitz guarda al dito e non alla luna, nonostante riconosca che “quattordici anni di tassi di interesse ai minimi storici hanno lasciato molti Paesi, imprese e famiglie oberati di debiti.”

Ma per quale motivo i tassi sono stati tanto bassi così tanto a lungo? Non è stato per via di politiche monetarie ultra-espansive? Non stanno oggi venendo al pettine i nodi dovuti proprio a quelle politiche? Evidentemente non è così per Stiglitz, il quale ritiene anche che “la più grave minaccia al benessere oggi è politica”.

E meno male che in Brasile è tornato al potere Luiz Inácio Lula da Silva, mentre gli Stati Uniti sono sotto la minaccia di una crescita dei consensi dei Repubblicani.

Quanto alla politica fiscale, i “Paesi del mondo avrebbero potuto applicare un’imposta sugli utili imprevisti in modo da incoraggiare gli investimenti e mitigare i prezzi, usando le entrate per proteggere le fasce più vulnerabili e investire soldi pubblici nella resilienza dell’economia.”

Francamente non mi è chiaro come  un’imposta sugli utili “imprevisti” (in base a quali previsioni?) possa “incoraggiare gli investimenti” da parte di chi quegli utili dovrebbe produrre. Al più si potrebbe trattare di tassazioni applicate a una parte di utili per fare cassa da parte dei governi, come sta accadendo da più parti in Europa con riferimento alle società dei settori energetici. Ma per definizione una tassazione del genere non può che essere temporanea, altrimenti, lungi dall’incoraggiare gli investimenti, li azzererebbe.

Tutto ciò detto, non deve stupire che un signore che ragiona così pensi che sia colpa di Friedrich von Hayek se le cose nel mondo non vanno poi tanto bene.

URSS, la Costituzione garantiva ogni diritto e diede il via alla “Grande purga”! Come mai?

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di JACK ELBAUM Il 5 dicembre 1936, a Mosca fu scritta la storia quando l’Ottavo Congresso dei Soviet approvò, e Joseph Stalin firmò, la Costituzione Sovietica del 1936. Conosciuta anche come la “Costituzione di Stalin”, il documento è stato salutato dai leader sovietici come “il più democratico del mondo”. Era, infatti, un documento rivoluzionario, e nemmeno principalmente…

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L’ottuso irrazionale è sempre mascherato

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di R.C.

Continuare a mettersi in faccia un pezzo di stoffa oggi è un comportamento ottuso e irrazionale per tanti motivi. Il primo è che non serve a proteggersi e ce lo dissero chiaramente medici e scienziati, prima che calasse il sipario sulla logica e la verità. Il secondo è che, in ogni caso, andrebbe indossato con delle procedure ben precise che ne evitino la contaminazione e non legato sul gomito, appoggiato sul tavolo, messo in tasca o nella borsetta e, soprattutto, usato più di quattro o otto ore a seconda del modello.

In tutti questi casi non solo è inutile ma dannoso. Il terzo motivo è che chi si è sottoposto al trattamento lo ha fatto per non rischiare più nulla e vivere normalmente. “Ma a te che ti frega di loro”? è la facile obiezione. “Che ti cambia”? Mi cambia tanto.

Mi cambia perchè gli ottusi irrazionali sono persone pericolose che fanno del male senza accorgersene. Il malvagio intelligente limita la sua azione al raggiungimento del suo scopo e poi ti “libera”. L’ottuso irrazionale non si ferma mai (e infatti era quello che invocava sempre ulteriori chiusure e restrizioni in assenza di qualsiasi dato oggettivo che le potesse giustificare).

L’ottuso irrazionale è quello che ha ritenuto giusto e proporzionato far morire un genitore da solo senza che potesse essere abbracciato dai propri figli sani! L’ottuso irrazionale è quello che ha ritenuto giusto e proporzionato non visitare persone malate per davvero, e farle morire, perchè non in possesso di lasciapassare. L’ottuso irrazionale è quello che ha ritenuto opportuno sottoporre al trattamento milioni di giovani e adolescenti senza che ce ne fosse la ragione.

Chi oggi continua a mostrare solo gli occhi è pericolosissimo perchè non si rende conto di quello che fa, con la convinzione di fare bene. Quel mondo ottuso e irrazionale (e cattivo) era fatto su misura per costoro. In cuor loro, vorrebbero tanto che tornasse.

Il fantasma del “Covid” ritorna ancora una volta: il risveglio dei morti?

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di GARY D. BARNETT Scrive Bangambiki Habyarimana: “Se non stai distruggendo i tuoi nemici, è perché sei stato conquistato e assimilato, non hai nemmeno idea di chi siano i tuoi nemici. Ti è stato fatto il lavaggio del cervello facendoti credere di essere tu il tuo stesso nemico e ti sei messo contro te stesso….

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Pompe speculative? L’idiozia del Codacons e il prezzo della benzina

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di MATTEO CORSINI

Come è (dovrebbe essere) noto, a fare la differenza tra il prezzo dei carburanti alla pompa in Italia rispetto agli altri Paesi europei è la tassazione, che a sud delle Alpi comprende accise accumulate in quasi un secolo, sulle quali peraltri si paga l’IVA. In Italia il 58% del prezzo della benzina è riconducibile a tassazione; percentuale che si abbassa al 51% per il gasolio.

Il mancato rinnovo delle decurtazioni di parte delle accise ha comportato un incremento di pari importo, pari a circa 30 centesimi al litro a partire dal 1° dicembre 2022, di cui gli ultimi 18 a partire da inizio gennaio.

I prezzi tra il 31 dicembre e il 1° gennaio sono quindi aumentati mediamente della stessa entità, anche se non tutti i distributori praticano lo stesso prezzo, come peraltro sempre accade. Così come sempre accade che in autostrada i prezzi siano superiori, dato che anche i concessionari autostradali percepiscono una remunerazione.

E nonostante lo stesso ministero dell’Ambiente abbia comunicato che l’aumento dei prezzi è stato mediamente in linea con il mancato rinnovo della decurtazione sulle accise, da giorni si levano i soliti anatemi contro la “speculazione” e i benzinai “furbetti”. Quel che è peggio, è che sono gli stessi esponenti del governo, talvolta, a fare affermazioni del genere.

Ovviamente a parlare di speculazione è il Codacons, il cui presidente Carlo Rienzi, nota che “le quotazioni internazionali del petrolio sono in ribasso e non giustificano in alcun modo l’andamento dei prezzi alla pompa, al netto del rialzo delle accise. Per tale motivo presentiamo un esposto, chiedendo di accendere un faro sulla possibile fattispecie di aggiotaggio e di sequestrare le bolle di acquisto dei carburanti direttamente presso le società petrolifere, per verificare le motivazioni di tali aumenti alla pompa.”

L’aggiotaggio prevede l’utilizzo di artifizi e/o divulgazione di notizie false, esagerate o tendenziose per alterare il prezzo (in questo caso) di una merce. In questo caso i distributori di carburanti praticano un prezzo senza divulgare notizie o compiere artifici. Semplicemente praticano il prezzo esposto.

Per di più, i carburanti derivano dal petrolio, ma dopo un processo di raffinazione, per cui non è al prezzo del petrolio che occorre fare riferimento, ma a quello all’ingrosso dei prodotti raffinati, per farsi un’idea di come dovrebbe muoversi il prezzo alla pompa. E in ogni caso, le bolle di acquisto cosa c’entrano? Il prezzo alla pompa tende a seguire quello di mercato all’ingrosso, non il prezzo di carico del benzinaio.

Non dubito che le accise (e non solo quelle) andrebbero azzerate, ma per farlo occorre tagliare strutturalmente voci di spesa pubblica. Peccato che molti di quelli che oggi inveiscono contro la “speculazione” siano sovente in prima fila a chiedere, al contrario, aumenti di spesa.

Alla fine il governo ha emanato l’ennesimo decreto, in cui oltre a porre limiti massimi ai prezzi praticabili in autostrada, impone ai benzinai di esporre anche il prezzo medio nazionale. Un ulteriore adempimento a mio parere stupido. Non il primo e, purtroppo, temo neppure l’ultimo del genere.

Farabutti anonimi e onesti lavoratori

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di GIOVANNINO GUARESCHI “Questi vanno soltanto dove li mandano. Perché li avranno mandati proprio da me? Chi li avrà mandati?”.(Un vecchio imprenditore di specchiata onestà, il Demei, si lamenta con la moglie dell’arrivo dei finanzieri nella sua azienda). La vecchia intervenne. “La stessa gente che ti ha mandato quelli della repubblica, poi i tedeschi, poi…

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Il controllo delle armi non riduce omicidi e crimine

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di THOMAS SOWELL Sicuramente l’omicidio è un argomento serio che dovrebbe essere esaminato seriamente. Invece, è quasi sempre esaminato politicamente nel contesto di controversie sul controllo delle armi, con argomenti su entrambi i lati che sono rimasti gli stessi per decenni. E la maggior parte di questi argomenti sono irrilevanti ai fini della questione centrale: fare…

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Diventare invisibili: conviene impiegare le proprie energie per cambiare vita

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di FRANCESCO NARMENNI* Vorrei iniziare questo nuovo testo raccontando una favola, non mia, ma del famoso scrittore greco Esopo, vissuto più o meno seicento anni prima di Cristo. È un brevissimo racconto che piace molto a mio figlio Giulio, intitolato “Il cinghiale e la volpe”. Un cinghiale era intento ad affilare le zanne strofinandole contro…

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Nord Stream, il Washington Post: “La Russia non c’entra”! Allora, chi è stato?

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di TED SNIDER Non chiedersi chi sia il responsabile è come non indagare su chi ci sia dietro gli attacchi dell’11 settembre. C’è molto di cui incolpare la Russia. Ma qui in Occidente continua lo schema di incolpare la Russia senza prima alcuna indagine, o addirittura nonostante l’indagine. Incolpare la Russia, a prescindere dai fatti. In…

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BMW i-Vision-Dee, questa è un videogioco non un’automobile!

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di MATTEO CORSINI

Da qualche anno le case automobilistiche presentano i modelli di futura produzione non già ai tradizionali saloni dedicati alle auto, bensì alle kermesse dell’elettronica. Un segno (a mio parere preoccupante) dei tempi. Per esempio, BMW ha presentto in questi giorni al Ces di Las Vegas la “i Vision Dee”, che parrebbe essere una futura erede della Serie 3.

Dee è l’acronimo di Digital Emotional Experience. Ora, per chi ama le automobili, l’emozione non dovrebbe essere data da caratteristiche che rendano il mezzo una sorta di gadget o nuovo videogioco. Bensì dalle prestazioni del motore, dalla linea, dalle finiture. Uno dei punti di forza della nuova “i Vision Dee” sarebbe il cambio del colore mediante una tecnologia di inchiostro e pigmenti digitali.

Secondo l’amministratore delegato Oliver Zipse, “Bmw punta alla leadership nell’auto digitale e questo non vuol dire vincere la gara tra chi offre lo schermo più grande ma quella dove si compete sul fronte di un inedito livello di connettività e di interazione uomo/macchina che trasfoma l’auto in un companion digitale.”

Ecco: io preferivo quando BMW presentava modello M5, per fare un esempio, con una cavalleria sotto al cofano più potente di quelle precedenti sprigionata da un sano motore a benzina. Sarò nostalgico, ma se voglio trastullarmi con un gadget non mi metto al volante.

Gli artisti italiani sono solo dei bulli, non dei ribelli sociali

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di PIETRO AGRIESTI

La corrente non è una singola posizione, ma un movimento, un flusso, verso una certa direzione. In questo flusso alcuni si collocano più avanti e altri più indietro, alcuni cercano di stare fermi e si fanno trascinare a fatica, altri nuotano per avanzare per primi più avanti di tutti gli altri. Ma chi va controcorrente non segue né prima né dopo, si muove faticosamente in direzione opposta.

Oggi la direzione della corrente è evidentemente quella liberal progressista. Che si parli di Europa, contante, cambiamento climatico, Russia e Ucraina, diritti lgbtqi+, covid, antirazzismo, combustibili fossili, disuguaglianza, tasse, disinformazione, etc… Sì, anche qualcuno che preceda tutti gli altri mettendosi troppo avanti può dover affrontare critiche e resistenze, ma come chi esageri in una direzione comunque giusta, non come chi vada davvero controcorrente.

Quanti dei giovani artisti che si sentono tanto trasgressivi, anti sistema, rivoluzionari e controcorrente lo sono davvero? Alcuni sono bravi in quello che fanno, sono evidentemente intelligenti, sanno scrivere molto bene, sono creativi, innovativi, sanno sperimentare e contaminare i generi, hanno una loro profondità, scrivono libri, fumetti, canzoni molto belli, hanno chiaramente le capacità per poter essere più che dei successi commerciali, e a volte si atteggiano a ribelli, contro i “benpensanti”.

Ma quelli che benpensano, per citare Frankie Hi Nrg, sono coloro che si collocano nella corrente, sono coloro che condividono tutte le posizioni dominanti nel mainstream politico mediatico, tutte le posizioni che si possono esprimere senza indignare Fazio, senza rischiare la partecipazione a Sanremo, senza che Facebook in collaborazione con Open ti banni o ti metta almeno un’etichetta fuori contesto, senza che la Rai smetta di chiamarti, etc…

Quando questi giovani ribelli se la prendono coi “benpensanti” non se la prendono con questo tipo di liberal progressista mainstream, cioè coi reali benpensanti, ma prendono in genere di mira persone che sono rimaste indietro nella corrente, che non sono sufficientemente convinte dell’ultima trovata politicamente corretta, magari persone semplici che hanno altro da fare che aggiornarsi su quale sia questa trovata, e infieriscono su di loro dipingendoli come ignoranti, retrogradi, dementi, ritardati, puzzoni, bifolchi, razzisti, etc…, spesso lanciando accuse a caso, facendo del puro virtue signaling. Insomma si comportano da bulli, non da ribelli, da benpensanti che ripetono a macchinetta l’opinione mainstream corrente, non da persone indipendenti, da ripetitori automatici dell’ultima trovata liberal progressista non da contestatori, non trasgrediscono niente, non vanno controcorrente, non dimostrano nessun particolare coraggio.

Il che va bene, non tutti devono essere intellettuali pubblici impegnati, nell’era dei social poi è particolarmente difficile, e anche essere controcorrente non è detto sia un valore in sé. Ci sono infinite idee che sono sia controcorrente che complete aberrazioni, per cui il mio punto non è che purché uno vada in direzione ostinata e contraria, per citare De Andrè, ha ragione. Ma sicuramente chi va davvero controcorrente è davvero un ribelle, e chi segue la corrente non lo è.

Per cui che ci risparmino la scenetta del finto atteggiamento trasgressivo che non trasgredisce niente. Che fa il paio col finto atteggiamento tollerante e inclusivo che non sopporta la diversità ideologica, e il finto atteggiamento democratico che invoca repressioni e censure contro gli avversari politici, e il finto antifascismo che invoca un fascismo culturalmente liberal progressista.

Ce li vedo Madame, Damiano, Fedez, lo Stato sociale, etc.. a prendere il microfono e in diretta rai dichiarare:

“Tutti i politici sono comunque dei bastardi. Ognuno di loro, non importa per chi voti, avrai sempre un governo di merda. L’unica cosa che gli interessa sono loro stessi e le loro tasche. Sono tutti bastardi, bugiardi e imbroglioni”.

Oppure:

“La differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare”.

Oppure ancora:

  • “Quello che io penso sia utile è di avere il governo il più vicino possibile a me e lo stato, se proprio non se ne può fare a meno, il più lontano possibile dai coglioni”.
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