QUEL PIZZICO DI LIBERALISMO RACCONTATO NE “LA FABBRICA DI CIOCCOLATO”

di IGNACIO M. GARCIA MEDINA In questo film di Tim Burton ho trovato diversi riferimenti liberali. In generale il film ha un tono positivo verso l’imprenditorialità o, almeno, non distilla il solito odio contro le grandi imprese e gli imprenditori come il suo protagonista, che è infatti rappresentato come un uomo di talento e laborioso che è partito dal nulla per costruire un piccolo impero basato sulla soddisfazione dei suoi clienti, non usando cattive arti. Anzi è la concorrenza che impiega lo spionaggio industriale contro di lui. Anche se questo trattamento benevolo dell’uomo d’affari non è il più grande riferimento liberale che il film sottolinea, come credo di aver rilevato, quello che è un lampo di liberismo economico nella storia del padre di Charlie, che a mio avviso fa cenno a idee fondamentali del liberismo come la “Distruzione creativa” di Schumpeter e “Quel che si vede e quel che non si vede” di Bastiat: il padre di Charlie lavorava nella fabbrica di dentifrici, attorcigliando noiosamente e…

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