UN CIECO NON RIACQUISTA LA VISTA SE LO CHIAMATE “NON VEDENTE”

di GIORGIO BIANCO Se la preoccupazione essenziale del movimento “politically correct” è di evitare che la sensibilità o l’autostima di gruppi sociali o di individui possano essere offese o sminuite da discorsi, atteggiamenti o comportamenti devalorizzanti, colpevolizzanti o derisori, è perché, secondo i suoi sostenitori, queste pratiche possono rafforzare delle condizioni di marginalità o una mancanza di sicurezza negli individui che ne sono bersaglio, e contribuire a perpetuarne una ingiustificata condizione subalterna. “Un cieco – ha scritto il sociologo Andrea Semprini – non sarà meno cieco per il fatto di essere chiamato ‘non vedente’. Questo termine, tuttavia, può modificare la percezione che gli individui hanno della cecità. Il fatto di chiamare un nero ‘African-American’ piuttosto che ‘Black’ non modificherà forse la discriminazione nei suoi confronti e non migliorerà le sue opportunità di mobilità sociale. Ma almeno sposterà l’accento cognitivo dal colore della sua pelle, considerato come tratto riassuntivo della sua identità globale, alla sua ascendenza africana e alle condizioni storiche dell’insediamento dei neri negli Stati…

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