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100 anni di Rothbard: il libertarismo e il coraggio delle proprie idee

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di REDAZIONE*

“A cento anni dalla nascita il pensiero di Murray Rothbard ci insegna soprattutto a seguire la causa della libertà con realismo e coraggio contro le superstizioni stataliste”. È questa la tesi di Leonardo Facco, scrittore, editore, fondatore del Movimento Libertario e del Miglio Verde, autore di saggi su politica, fisco, libertarismo e su Javier Milei, in occasione del centenario del centenario del grande economista e filosofo che verrà commemorato il 7 marzo a Pescara con l’evento “100 di questi Murray”.

-Quale lezione Rothbard lascia ai contemporanei?

“Insegna che se vuoi che la libertà vinca serve un’implacabile tenacia nel divulgarla, anche di fronte a nemici insistenti. Rothbard, in vita, ha avuto il pregio di essere un maestro, ma soprattutto un comunicatore indomito e coraggioso: ha sempre risposto con la verità, la logica e la ragione a chi si dedicava a diffondere la propaganda statalista”.

-Quale dei suoi principi è più attuale per comprendere il presente?

“Quello per cui in primo luogo non esistono migliaia di diritti (che in vero sono solo bisogni personali) e, in seconda battuta, che non deve esserci qualcuno, nello specifico lo Stato, che deve soddisfarli. Gli unici tre diritti che un libertario deve rivendicare come naturali sono il diritto alla vita, alla proprietà (auto-proprietà e appropriazione originaria) ed alla libertà. Si badi bene, che senza il primo di questi diritti, gli altri due non possono essere immaginati, tutelati e difesi”.

-A cosa mira una militanza in senso libertario?

“Da un lato a combattere la “battaglia culturale” contro la superstizione della statolatria, dall’altro a muoversi affinché il mondo politico applichi le idee libertarie, al fine di andare nella giusta direzione, ovvero la riduzione massima dello Stato. E Rothbard ci ha insegnato proprio questo con il suo esempio”. 

-Pensa sia lecito fare “coalizioni di scopo”, come ha fatto anche lo stesso Milei, con forze non libertarie se il risultato è ridurre l’invasività statale? 

“Un libertario deve essere pragmatico, oltre che idealista e rigoroso. Che il lume regolatore del pensiero libertario, la predicazione, debba essere radicale e coerentemente liberale è apodittico. Che, però, un libertario veda di buon occhio, ed eventualmente sostenga, l’azione di un politico che si adopera per abbassare le tasse, ridurre la burocrazia, deregolamentare la vita quotidiana, liberalizzare il mercato è altrettanto plausibile. Il caso Milei è, in tal senso, entusiasmante. Mai prima si era visto qualcuno che, da presidente in carica, tiene conferenze pubbliche in cui dice che “il nostro nemico è lo Stato” e “le tasse sono un furto” . Ritengo che Rothbard, se fosse ancora tra noi, ne sarebbe piacevolmente colpito”.

-Oggi come legge un rothbardiano temi cruciali come sovranità, identità, confini?

“Personalmente, li leggo come termini che hanno un unico sinonimo: statalismo. La sovranità è innanzitutto individuale. Dopodiché, dato che viviamo nel mondo reale, beh mi aspetto che la mia vita, la mia proprietà e la mia libertà vengano salvaguardate anche in nome del sovranismo, dell’identità e dei confini. Viceversa – ma questa mi pare la tendenza in Europa – la civiltà occidentale che ha dato vita al liberalismo, ancor prima che al libertarismo, rischia di finire – come afferma Marco Bassani nel suo ultimo libro – dilaniata dal socialismo e dall’islamismo politico”.

*Intervista a Leonardo Facco pubblicata sul quotidiano “Il Tempo”, martedì 2 marzo 2026

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