Mentre i venezuelani festeggiano, i progressisti si stracciano le vesti

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di LEONARDO FACCO Di fronte alle immagini che arrivano dai venezuelani emigrati in mezzo mondo - piazze in festa, volti stanchi ma finalmente sollevati, bandiere sventolate non per propaganda ma per sollievo - si è manifestata in modo plastico una delle più profonde contraddizioni dell’ideologia progressista occidentale. Una dissonanza cognitiva così evidente da risultare quasi imbarazzante, per chi non li conoscesse: coloro che dichiarano di amare la democrazia piangono la caduta di un dittatore; coloro che dicono di stare "dalla parte del popolo" provano fastidio nel vederlo festeggiare la propria liberazione. Sui social network il copione è sempre lo stesso. Da un lato i venezuelani, dentro e fuori dal paese, che celebrano la fine di un regime che ha distrutto ogni istituzione, azzerato le libertà civili, ridotto il 90% della popolazione in povertà e costretto circa otto milioni di persone alla fuga. Dall’altro, una nutrita schiera di comunisti e progressisti occiden
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