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Comprare territori nella storia: dal caso Groenlandia ai grandi acquisti territoriali

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di MARIETTO CERNEAZ

L’idearilanciata dalla stampa internazionale e confermata da fonti come l’ANSA — secondo cui gli Stati Uniti starebbero corteggiando i groenlandesi fino a 100.000 dollari a testa per convincerli a passare sotto sovranità americana riporta alla ribalta una domanda antica: può uno Stato comprare un territorio da un altro Stato? E la volontà popolare quanto conta? Secondo il diritto internazionale moderno la risposta è molto diversa da quella che pensano i sostenitori di Donald Trump, ma la storia offre numerosi esempi di territori trasferiti non per conquista militare, bensì per accordi e compravendite tra governi.

L’esempio più noto: il Louisiana Purchase

Nel 1803 gli Stati Uniti acquistarono dalla Francia napoleonica il vastissimo Territorio della Louisiana per 15 milioni di dollari, quasi raddoppiando in un colpo solo la superficie della giovane repubblica americana. Questa transazione è forse il più famoso esempio di acquisto territoriale nella storia moderna e comprendeva buona parte degli attuali stati centrali degli USA.

Florida, Gadsden Purchase e altre acquisizioni statunitensi

Gli USA continuarono su questa strada negli anni seguenti:

  • Nel 1819 ottennero la Florida dalla Spagna attraverso il trattato Adams–Onís, con un pagamento equivalente a circa 5 milioni di dollari per assumere anche le passività degli Stati Uniti nei confronti di cittadini che chiedevano compensazioni.

  • Nel 1853 il cosiddetto Gadsden Purchase aggiunse territori oggi parte dell’Arizona e del New Mexico per 10 milioni di dollari, utili a tracciare una futura ferrovia transcontinentale.

L’«acquisto» dell’Alaska

Uno degli esempi più sorprendenti è l’Alaska Purchase del 1867: gli Stati Uniti pagarono all’Impero Russo 7,2 milioni di dollari per un territorio immenso, allora considerato poco più che una «follia» (la cosiddetta Seward’s Folly), ma che si rivelò estremamente ricco di risorse, soprattutto dopo la scoperta di oro e petrolio.

I territori coloniali e i piccoli acquisti

Nel 1917 gli Stati Uniti acquistarono dalla Danimarca (controparte attuale per la Groenlandia) le Isole Vergini Americane per 25 milioni di dollari, l’ultimo grande acquisto formale di territorio da un altro stato europeo. Non solo gli USA: nel XIX secolo la Prussia acquistò il ducato di Saxe-Lauenburg dall’Austria come parte di accordi più ampi tra potenze europee, e la Francia acquistò Saint-Barthélemy dalla Svezia nel 1878.

Acquisti indiretti e casi particolari

Altri casi meno netti da definire come “acquisti” includono l’ottenimento di territori a seguito di trattati di pace che implicavano compensazioni economiche o l’assunzione di debiti: ad esempio l’ampia cessione di territori messicani dopo la guerra messicano-americana (Trattato di Guadalupe Hidalgo, 1848) fu seguita da pagamenti e compensazioni agli Stati Uniti oltre al trasferimento formale di sovranità.

Esistono casi ancora più complessi nella storia coloniale: l’acquisizione della baia di Guantánamo da parte degli USA da Cuba nel 1903 non è tecnicamente una vendita di territorio, ma un affitto perpetuo in cambio di pagamento — un precedente che mostra quanto lo spettro di transazioni non militari sul territorio sia più ampio di quanto spesso si pensi.

Il caso della Groenlandia: un’idea ricorrente

La proposta di Trump di acquistare la Groenlandia dalla Danimarca non è, dunque, una boutade senza precedenti: ci furono diverse spinte in questa direzione già nel XIX e XX secolo. Subito dopo l’acquisto dell’Alaska, diplomatici statunitensi valutarono l’idea di comprare la Groenlandia (o l’Islanda) per ragioni strategiche, e nel 1946 l’amministrazione Truman offrì formalmente 100 milioni di dollari in oro per l’isola, proposta rifiutata da Copenaghen.

Tuttavia, la Groenlandia di oggi è autonoma e dotata di istituzioni proprie e un’eventuale cessione di sovranità richiederebbe non solo il consenso del governo danese ma anche quello della popolazione groenlandese tramite referendum e modifiche costituzionali — un quadro completamente diverso dalla logica dei grandi acquisti ottocenteschi.

Acquisti territoriali: eccezione o regola storica?

Nel diritto internazionale moderno un “acquisto” di sovranità territoriale è estremamente raro e quasi sempre vincolato da norme su autodeterminazione, trattati multilaterali e rispetto dei diritti dei popoli coinvolti (che spesso vengono ignorati!). Le transazioni del XIX secolo si svolsero in un’epoca di imperialismo e dominio coloniale, mentre oggi gli standard internazionali esigono la volontà popolare dei territori interessati, rendendo ipotesi come quella della Groenlandia praticamente impraticabili senza il consenso dei groenlandesi stessi.

In sintesi, dal Louisiana Purchase all’Alaska, dai Gadsden Purchase alle piccole transazioni coloniali, la storia dimostra che gli Stati possono – e lo hanno fatto – trasferire territori dietro pagamento o accordi bilaterali. Ma quei casi furono prodotti di un’epoca diversa, caratterizzata da rapporti di forza imperialistici e da un diritto internazionale in formazione. Nel mondo contemporaneo, dove la sovranità popolare e i diritti dei popoli contano, in teoria, sempre di più, l’idea di “comprare un Paese” non è semplicemente una questione di denaro: richiede consenso, negoziazione democratica e rispetto delle normative internazionali, condizioni che rendono casi come la Groenlandia storicamente affascinanti, ma difficilmente replicabili.

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