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Giustizia senza Stato? Il progetto NAP Jurisdiction: tra arbitrato, anonimato e ordine spontaneo

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di LEONARDO FACCO

Ho letto integralmente il documento NAPJ (NAP JURISDICTION), del 2019, che ha scritto Alberto Gregorio. Non lo conoscevo e l’ho trovato alquanto interessante per il dibattito inerente all’idea di come si possa gestire la giustizia senza lo Stato.

Aldilà della classica domanda “ma senza lo Stato chi costruisce le strade?”, una delle obiezioni più frequenti mosse alle teorie libertarie radicali è quest’altra: “Senza lo Stato, chi garantisce la giustizia?”. Il progetto NAP JURISDICTION (NAPJ) prova a rispondere non con un trattato teorico, ma con una proposta concreta di architettura istituzionale fondata su un unico principio: il Principio di Non Aggressione (NAP).

L’idea di fondo è tanto semplice quanto dirompente: se la legge positiva è per sua natura mutevole, politicizzata e territorialmente coercitiva, allora un sistema di giustizia autenticamente liberale deve basarsi su una norma minimale, universalizzabile e non aggressiva. Tutto il resto, ovvero procedure, costi, incentivi, reputazione diventano una questione tecnica al servizio di quel principio.

Arbitrato anonimo e imparzialità reale

Il cuore del sistema NAPJ è un arbitrato anonimo, in cui non solo le parti ma anche gli arbitri operano sotto pseudonimo. L’anonimato non è qui una concessione, bensì una garanzia di imparzialità: l’arbitro non può essere influenzato da status sociale, pressioni esterne, reputazione pubblica o ritorsioni personali. Paradossalmente, l’anonimato è reso possibile proprio da una verifica rigorosissima dell’identità reale (deep identity) al momento dell’iscrizione degli arbitri, conservata in modo criptato e inaccessibile. L’identità è quindi accertata, ma non spendibile come leva di potere.

Il sistema introduce persino una procedura onerosa e scoraggiante per tentare di “disvelare” l’identità di un arbitro: un meccanismo che tutela la neutralità del giudizio e punisce gli abusi.

Incentivi economici e selezione naturale

NAPJ non si affida alla virtù, ma agli incentivi. Gli arbitri guadagnano o perdono punteggio e compensi in base alla qualità delle decisioni, misurata nel tempo attraverso:

  • Conformità delle sentenze ai gradi successivi.
  • Valutazioni dei colleghi.
  • Esami periodici.
  • Reputazione accumulata.

Si crea così una selezione evolutiva: chi decide bene viene premiato, chi decide male viene progressivamente escluso. È un mercato della giustizia, non un’utopia morale. Anche i costi dell’arbitrato svolgono una funzione essenziale: l’elevata onerosità dei gradi successivi disincentiva il contenzioso pretestuoso e premia la cooperazione. La rapidità delle decisioni (termini certi di 30 giorni) è l’esatto opposto dell’inerzia giudiziaria statale.

Precedenti senza legislatori

Un altro aspetto cruciale è la pubblicità delle sentenze, che diventano precedenti consultabili e formano progressivamente un diritto arbitrale NAP, non imposto ma emerso.
Nessun legislatore, nessuna gazzetta ufficiale: solo casi concreti, magari fissati nel tempo con una blockchain, risolti secondo il principio di non aggressione.

Qui il progetto intercetta una tradizione antica – il diritto consuetudinario -, ma la reinterpreta con strumenti contemporanei: crittografia, multisig, escrow automatici, reputazione algoritmica.

Verso l’arbitrato non umano?

La proposta finale della proposta di Gregorio è forse la più audace: l’uso dell’intelligenza artificiale come primo grado di giudizio, alimentata dall’archivio delle sentenze umane. Non per sostituire l’uomo, ma per aumentare velocità, anonimato e coerenza, lasciando ai gradi successivi il controllo umano nei casi controversi.

È una visione che ribalta la paura tecnocratica: l’AI non come braccio dello Stato, ma come strumento di depoliticizzazione del conflitto.

In sintesi: il NAP JURISDICTION non ha la pretesa di essere un sistema perfetto, né pretende di esserlo. È però qualcosa di molto più raro: un tentativo serio di pensare la giustizia fuori dallo Stato, senza scorciatoie romantiche e senza ricadere nel caos.

Ciò che dimostra questa proposta è che ordine, diritto e responsabilità possono emergere anche – e forse soprattutto, secondo l’autore – quando vengono sottratti al monopolio della forza.

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4 COMMENTS

  1. In prima lettura lo direi un progetto molto interessante, soprattutto in vista di una molteplicità di organismi di arbitrato la cui competizione/concorrenza darebbe un notevole stimolo agli arbitri:

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