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Iran, 4° giorno di guerra: il riassunto della giornata

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di GEPPO CIATTI

Oggi il conflitto ha visto una nuova ondata di attacchi e ritorsioni che ha esteso il teatro bellico ben oltre i confini iraniani. Forze statunitensi e israeliane hanno condotto raid mirati su siti militari e infrastrutture strategiche in Iran; le autorità israeliane hanno dichiarato di aver colpito capacità missilistiche e centri ritenuti legati al programma militare iraniano. Parallelamente, Teheran ha lanciato ondate di missili e droni contro obiettivi israeliani e contro basi connesse agli Stati Uniti nella regione del Golfo.

Il bilancio dei giorni recenti continua a peggiorare. Fonti iraniane e osservatori internazionali riportano centinaia di vittime civili in vari raid — incluso il colpo a una scuola nel sud dell’Iran che ha suscitato condanne e la richiesta di indagini urgenti da parte dell’ONU. L’ufficio diritti umani dell’ONU ha chiesto un’inchiesta «imparziale e rapida» su quell’attacco, rimarcando la necessità di proteggere i civili.

La guerra si è nel frattempo allargata su più fronti: battaglie e attacchi sono stati registrati in Libano (con Hezbollah che ha intensificato i lanci verso Israele mentre Israele ha risposto con raid su Beirut e zone del sud), in Iraq, e vi sono segnalazioni di colpi e tensioni in diversi paesi del Golfo — con evacuazioni di personale diplomatico e chiusure temporanee di missioni. L’apertura di un «fronte nord» in Libano e gli attacchi su infrastrutture marittime e portuali hanno accentuato il rischio di contagio regionale.

Sui tempi della campagna, i messaggi ufficiali sono discordanti ma convergono su una guerra che «potrebbe durare settimane»: il presidente statunitense in passato aveva evocato una finestra di alcune settimane, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che l’azione «potrebbe richiedere del tempo, ma non anni», segnalando l’intenzione di una campagna sostenuta ma delimitata. Al tempo stesso i vertici USA hanno evitato di fornire un calendario preciso, parlando di flessibilità e opzioni diplomatiche e militari.

L’impatto globale è già tangibile: i mercati energetici hanno reagito con forti rialzi del petrolio, i mercati azionari hanno mostrato nervosismo e numerosi Paesi hanno emesso allerte di viaggio e raccomandazioni ai propri cittadini. La prosecuzione delle ostilità e la capacità dei leader di trovare una via di de-escalation nelle prossime ore restano il fattore chiave per stabilizzare la regione.

TIMELINE DEGLI SCONTRI

06:30 – Raid notturni su infrastrutture iraniane

Fonti israeliane confermano nuovi bombardamenti su depositi missilistici e centri logistici nella regione di Isfahan e nei pressi di Teheran. L’IDF parla di “neutralizzazione di capacità operative”. Media iraniani segnalano esplosioni e blackout localizzati.


08:15 – Risposta iraniana con droni e missili

Le Guardie Rivoluzionarie annunciano il lancio di una nuova ondata di droni e missili balistici contro obiettivi israeliani e contro installazioni collegate agli Stati Uniti nella regione del Golfo. Sirene d’allarme attive nel nord di Israele.


09:40 – Hezbollah apre il fronte libanese

Dal sud del Libano partono razzi e droni verso Israele. L’aviazione israeliana colpisce postazioni nei pressi di Tiro e Beirut sud. Si parla apertamente di “fronte nord attivo”.


11:00 – ONU chiede indagine su attacco a scuola

L’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani chiede un’indagine urgente sull’attacco che ieri ha colpito una scuola nel sud dell’Iran causando numerose vittime civili. Cresce la pressione diplomatica.


12:30 – Dichiarazioni di Netanyahu

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu afferma che l’operazione “potrà richiedere settimane, ma non anni”, ribadendo che l’obiettivo è eliminare la minaccia missilistica iraniana.


14:00 – Posizione USA

Fonti del Pentagono confermano operazioni “mirate e proporzionate”. Nessun calendario ufficiale sulla durata, ma la Casa Bianca non esclude ulteriori azioni se l’Iran continuerà gli attacchi.


16:45 – Attacchi segnalati in Iraq e Golfo

Esplosioni e intercettazioni di droni vengono riportate in Iraq (area di Erbil) e tensioni sono segnalate in Bahrain e Kuwait. Diverse ambasciate occidentali riducono il personale.


18:30 – Mercati e petrolio

Il Brent registra forte volatilità con rialzi significativi. Compagnie aeree deviano rotte sopra il Golfo Persico. L’impatto economico si estende ai mercati globali.


21:00 – Teheran: “Nessuna tregua”

Portavoce iraniani dichiarano che la risposta continuerà “finché l’aggressione non sarà fermata”, respingendo qualsiasi ipotesi di cessate il fuoco immediato.

Riepilogo Militare Comparato delle Forze Coinvolte

Attori principali Forze/Capacità coinvolte Ruolo nel conflitto
🇺🇸 Stati Uniti Forze aeree (basi nel Golfo e portaerei), droni, sistemi missilistici avanzati Lancio di raid programmati su obiettivi iraniani; difesa di alleati nel Golfo; scorta petroliera nello stretto.
🇮🇱 Israele Aeronautica militare (F-35/F-16), sistemi Patriot / Iron Dome, unità speciali Attacchi a siti militari e missilistici in Iran; contro-attacchi contro Hezbollah in Libano.
🇮🇷 Iran Guardie della Rivoluzione (IRGC), missili balistici, droni, artiglieria costiera Replica contro Israele e basi USA; interdizione marittima; attacchi ai paesi del Golfo.
🇱🇧 Hezbollah (Libano) Razzi e droni a corto/medio raggio Attacchi contro infrastrutture israeliane e linea di confine.
🇶🇦🇦🇪🇧🇭🇰🇼 Golfo Persico (coalizione di difesa) Forze militari nazionali e difese aeree Stato di allerta e risposta difensiva contro attacchi iraniani.

Espansione del conflitto: gli attacchi iraniani diretti contro basi alleate e sedi diplomatiche nel Golfo Persico hanno spinto sia gli Stati del Golfo sia paesi occidentali a considerare la formazione di coalizioni più ampie contro Teheran.

Conseguenze Economiche Aggiornate della Guerra

La guerra ha generato impatti economici emergenziali e potenzialmente duraturi nei mercati globali:

🔥 Mercati energetici
  • Il traffico nello Stretto di Hormuz è di fatto paralizzato, ostacolando l’uscita di circa il 20% della produzione mondiale di petrolio e gas.

  • Brent crude è salito oltre gli 80–83 dollari al barile.

  • I prezzi del gas europeo sono esplosi, con aumenti fino al 30–40% in pochi giorni (prima volta in anni).

  • Assicurazioni marittime hanno cancellato la copertura “war risk” nel Golfo, elevando enormemente i costi di trasporto navale.

📉 Mercati finanziari
  • Le borse globali hanno registrato scivoloni dalla mattina, con pesanti cadute degli indici azionari (FTSE-100, Nikkei, Kospi, Dow Jones).

  • Dollaro e tassi di interesse emergono come rifugio negli Stati Uniti.

🌍 Effetti sull’inflazione globale
  • Banche centrali temono un rialzo inflazionistico prolungato a causa della spinta dei prezzi energetici. La BCE avverte che un conflitto prolungato potrebbe aggiungere 0,5 punti percentuali all’inflazione europea e frenare la crescita.

🚢 Trasporti e commercio
  • Il blocco del Golfo Persico ha rallentato o sospeso il passaggio di centinaia di navi cisterna e impone rotte alternative molto più costose.

📊 Consumi e produzione
  • Prezzi di benzina e carburanti nei Paesi occidentali sono cresciuti (ad es. +11 centesimi al gallone negli USA), con rischio di spinta inflattiva su beni di consumo e servizi correlati.

  • Interruzioni di esportazioni e forniture di gas naturale possono pesare sulle industrie energivore in Asia ed Europa.

  • Concludendo, la crisi si è trasformata rapidamente da conflitto regionale a evento di portata economica globale. Il blocco di uno dei principali snodi energetici mondiali ha provocato uno shock su petrolio, gas e trasporti, con rischi concreti di aumenti inflazionistici e rallentamento della crescita. Lo spettro di un prolungamento della guerra nel tempo intensifica queste dinamiche, rendendo la stabilità dei mercati energetici e finanziari uno degli elementi più delicati nei prossimi mesi.

IL PARERE DEL LIBERTARIO RON PAUL

  • Sfortunatamente, il presidente Trump ha ascoltato i neoconservatori e Benjamin Netanyahu invece della sua base MAGA e di altre voci di cautela mentre lanciava un attacco a sorpresa contro l’Iran nel fine settimana. Per la seconda volta in nove mesi, l’amministrazione statunitense ha utilizzato i negoziati con l’Iran come copertura per lanciare un attacco pianificato in anticipo.
    I colloqui della scorsa settimana hanno prodotto “progressi” secondo tutte le parti, con i team tecnici che si sarebbero dovuti incontrare questa settimana per definire i dettagli. Il presidente Trump, tuttavia, ha improvvisamente annunciato di non essere soddisfatto dei colloqui perché la parte iraniana si è rifiutata di dire “le parole magiche” che non avrebbe perseguito le armi nucleari.
    Ma l’Iran insiste da decenni sul fatto di non avere alcun interesse a produrre un’arma nucleare e la nostra stessa intelligence ha confermato che non lo stanno facendo.
    Poco dopo l’annuncio del presidente Trump, gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato il loro attacco, uccidendo il leader religioso iraniano insieme ad altri 40 leader politici e militari in un attacco “di decapitazione”.
    Doveva essere come l’operazione Venezuela. Veloce e indolore per gli Stati Uniti. Uccidendo i leader, la gente sofferente sarebbe scesa in piazza per riconquistare il proprio Paese. Potrebbe essere una buona trama per un film di Hollywood, ma nella vita reale queste operazioni di cambio di regime non hanno mai funzionato. Milioni di persone sono scese in piazza in Iran, ma lo hanno fatto per piangere l’ayatollah assassinato e per riaffermare il sostegno al loro governo.
    Proprio come noi “ci siamo radunati attorno alla bandiera” dopo gli attacchi dell’11 settembre.
    Rapidamente, le rappresaglie iraniane per gli attacchi hanno iniziato a mettere a dura prova le risorse statunitensi e Israele. Soldati statunitensi sono stati uccisi e aerei da combattimento statunitensi sono stati abbattuti. Le basi statunitensi nella regione vengono danneggiate o distrutte. Allo stesso modo, le ambasciate e i consolati statunitensi sono stati attaccati, anche da iracheni probabilmente ancora furiosi per la distruzione del loro paese da parte degli Stati Uniti 20 anni fa.
    E, con il Pentagono che avverte che l’operazione potrebbe durare settimane anziché giorni, stiamo rapidamente esaurendo i missili.
    Miliardi di dollari sono già stati spesi per questo attacco immotivato e, quando il fumo si sarà diradato –se così fosse–, potremmo vedere centinaia di miliardi o forse molto di più sprecati nell’ennesima guerra in Medio Oriente. Proprio quello che il presidente Trump aveva promesso che non avrebbe fatto.
    La folla neocon “cakewalk”, tra cui Lindsey Graham e altri, si è rivelata di nuovo sbagliata. Tragicamente, altri militari americani potrebbero morire mentre i neoconservatori incolpano qualcun altro per il fiasco che hanno contribuito a scatenare.
    Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato, in merito all’attacco tra Stati Uniti e Israele, che “questa combinazione di forze ci consente di fare ciò che ho desiderato fare per 40 anni…”
    Ma lo scopo dell’esercito statunitense non è quello di soddisfare i desideri decennali dei leader stranieri. C’è una buona ragione per cui abbiamo una Costituzione che dice che solo il Congresso può dichiarare guerra.
    Lanciare un attacco militare durante i negoziati avrà effetti negativi duraturi per gli Stati Uniti. Chi si fiderebbe mai più della diplomazia statunitense se i colloqui venissero usati come distrazione per attacchi pianificati in anticipo?
    L’Amministrazione sta facendo del suo meglio per far sì che questo disastro in corso vada tutto secondo i piani, ma qual è il piano? Nessuno lo sa. Lo sanno loro?
    Ecco un piano: termina oggi. Restituisci le basi statunitensi distrutte ai paesi in cui si trovano. E torna a casa e basta. Ecco come si presenta un vero movimento “America first”.

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