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Iran sotto le bombe, crisi energetica e Crosetto: la giornata di guerra del 5 marzo

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di GEPPO CIATTI

La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele è entrata oggi nel suo sesto giorno con una nuova intensificazione dei combattimenti e un progressivo allargamento del conflitto a diversi Paesi del Medio Oriente. Nelle prime ore del mattino l’aviazione israeliana e quella statunitense hanno lanciato nuove ondate di bombardamenti su Teheran e su altri obiettivi militari iraniani, colpendo infrastrutture legate ai programmi missilistici e alle forze della Guardia rivoluzionaria. Secondo fonti militari, dall’inizio dell’offensiva gli alleati occidentali hanno effettuato oltre undici ondate di attacchi contro circa 600 obiettivi, utilizzando migliaia di munizioni guidate.

L’Iran ha risposto con nuovi lanci di missili e droni verso Israele, basi statunitensi e alcuni Paesi del Golfo che ospitano installazioni militari americane. Alcuni attacchi hanno attivato i sistemi di difesa aerea in Stati come Kuwait e altri Paesi della regione.

Il bilancio umano del conflitto continua a salire rapidamente. Secondo stime diffuse nel corso della giornata, le vittime in Iran hanno ormai superato le 1.200, mentre più di cento persone sarebbero morte in Libano e alcune decine in Israele. Anche le forze statunitensi hanno subito perdite, con diversi militari uccisi negli attacchi contro basi nella regione.

Sul piano politico, la guerra ha provocato dichiarazioni sempre più dure. Il presidente americano Donald Trump ha difeso l’operazione militare, sostenendo che gli attacchi mirano a neutralizzare le capacità militari iraniane e a impedire lo sviluppo di armi nucleari. Trump ha anche dichiarato che gli Stati Uniti dovrebbero avere voce nella scelta del futuro leader iraniano dopo la morte della Guida suprema Ali Khamenei, uccisa nei primi bombardamenti.

Dal lato iraniano, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di aver commesso un “atto di guerra” e ha promesso che Washington “si pentirà” delle sue azioni, mentre Teheran continua a promettere una risposta militare su larga scala.

Uno dei punti più delicati della crisi resta lo Stretto di Hormuz, lo snodo marittimo attraverso cui passa una quota decisiva del petrolio mondiale. L’area è ormai considerata zona di guerra: molte petroliere hanno evitato la rotta e il traffico marittimo è drasticamente diminuito. Alcune fonti indicano che il transito di navi è crollato di circa il 70%, mentre centinaia di imbarcazioni restano ferme fuori dallo stretto per timore di attacchi.

La paralisi dello stretto sta già producendo effetti globali: i prezzi di petrolio e gas sono in forte aumento e i mercati finanziari internazionali guardano con crescente preoccupazione alla possibilità che il conflitto si trasformi in una guerra regionale più ampia.

In sintesi, la giornata del 5 marzo segna un ulteriore salto di intensità nella guerra: bombardamenti continui sull’Iran, attacchi missilistici di ritorsione nella regione, un numero crescente di vittime e una crisi energetica globale che ruota attorno allo strategico Stretto di Hormuz.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha difeso l’operazione militare contro l’Iran affermando che l’attacco era necessario per impedire a Teheran di sviluppare rapidamente un’arma nucleare. Ha dichiarato che, senza l’intervento americano e israeliano, l’Iran avrebbe potuto ottenere una bomba «entro un mese». Trump ha inoltre sostenuto che gli attacchi hanno già colpito duramente le capacità militari iraniane e ha ribadito di voler avere un ruolo nella scelta della futura leadership del Paese dopo la morte dell’ayatollah Khamenei.

In Italia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha riferito alla Camera: “Questo attacco è fuori dalle regole del diritto internazionale”, criticando l’azione come non condivisa e non informata a nessuno. L’Italia non è in guerra, ma fornirà assetti difensivi ai Paesi del Golfo (anti-drone, anti-missili) e aiuti navali a Cipro con Spagna e Francia. Su basi USA: “Nessuna richiesta, se arriva torneremo in Parlamento”. Obiettivo iraniano: “Creare caos”. Crosetto ha incontrato Mattarella e Meloni, ribadendo sforzi per mitigare lo scontro.

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