di MATTEO CORSINI
La crescita del Pil statunitense nel quarto trimestre del 2025 ha deluso le attese degli analisti. Il consenso si attestava sul 3% annualizzato, mentre il dato pubblicato il 20 febbraio è meno della metà, ossia 1,4%.
A incidere è stato soprattutto il calo della spesa pubblica, che ha sottratto 0,9 punti percentuali alla crescita del Pil. E’ l’effetto dei 43 giorni di chiusura degli uffici pubblici quando repubblicani e democratici litigavano sulle leggi di spesa. Questo episodio è un esempio efficace dell’effetto di considerare la spesa pubblica un componente positivo di crescita economica. Si considera che ogni dollaro speso dalle amministrazioni pubbliche contribuisca al 100% alla crescita dell’economia.
Se paga un bene più del prezzo di mercato, se aumenta gli stipendi dei propri dipendenti oppure ne assume di nuovi, tutto questo è considerato un contributo positivo al Pil. Di converso, ogni volta che riduce la spesa il Pil si contrae, a parità di altre condizioni. Dato, però, che le risorse che servono per pagare quelle spese sono (o saranno) prelevate dai pagatori di tasse, la spesa pubblica in realtà sottrae risorse a chi produce e contribuisce realmente alla crescita economica. Per questo Murray Rothbard riteneva che la spesa pubblica avrebbe dovuto essere sottratta e non sommata, nel calcolo del Pil.
A parte i dipendenti pubblici rimasti senza stipendio per quei 43 giorni, pare che l’americano medio sia sopravvissuto senza grandi problemi. Eppure pare che l’economia sia cresciuta di un terzo in meno. Avava ragione Rothbard.

