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Il “reato d’opinione” non è un reato, ma una becera forma di censura

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di LEONARDO FACCO John Stuart Mill diceva con ragione che "silenziare un'opinione è un furto all'umanità, un atto di presunzione di infallibilità, poiché si priva la società dell'opportunità di scambiare l'errore con la verità o, se l'opinione è errata, di rafforzare la propria verità attraverso lo scontro con l'errore". Questa frase calza a pennello di fronte all'ingiusta persecuzione giudiziaria ai danni di tante persone, che hanno però tutto il diritto di dire e pensare ciò che gli pare: manifestare un parere, per quanto sia una sciocchezza, non può mai essere un reato, soprattutto. Allo stesso modo, si apre la porta affinché domani, quando i venti cambieranno, il nemico possa usare questo precedente per perseguitare le opinioni contrarie: cos'è d'altronde la famigerata "legge Mancino", se non una ripugnante forma della polizia del pensiero contro chi difendeva il senso comune e l'ordine naturale? Mutatis mutandis, io stesso sono stato vittima di persecuzione, ass
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