di LEONARDO FACCO
La guerra in Iran ha riportato al centro della scena una questione che sembrava sopita: la vulnerabilità energetica dell’Occidente. Il conflitto mediorientale (come se non bastasse quello russo-ucraino) ha generato quella che l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha definito la più grave interruzione dell’offerta petrolifera della storia moderna, con effetti immediati su prezzi, inflazione e stabilità economica globale.
Di fronte a questa emergenza, le istituzioni internazionali hanno rilanciato un approccio ormai noto: quello della riduzione dei consumi attraverso modifiche comportamentali dei cittadini. Un vero e proprio decalogo di “sobrietà energetica” che, nelle sue linee guida, richiama fortemente le logiche già viste durante la pandemia e, più in generale, quelle dell’agenda climatica globale, che purtroppo non è ancora stata smantellata come si dovrebbe.
Tra le raccomandazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia troviamo