di LEONARDO FACCO
Quanto ci manca la penna di Gilberto Oneto! Se oggi fosse tra di noi, chissà come avrebbe cesellato il suo articolo in merito a questa notizia, magari aggiungendo qualche altra statistica alla sua “Rubrica silenziosa” sui “Quaderni padani”. Chissà cosa avrebbe scritto della fu Lega Nord, oggi rappresentata dal più inutile dei politici della storia d’Italia (vedi foto).
Di che parliamo? Di questo: “Oltre l’80% dei Comuni italiani dichiarati in dissesto negli ultimi cinque anni si trova al Sud, precisamente in Campania, Calabria e Sicilia. È la fotografia della Corte dei conti sulle crisi finanziarie degli enti locali: 1.448 le procedure attivate al 31 dicembre 2025, tra 818 dissesti e 630 riequilibri, per 1.033 Comuni coinvolti”.
Campania, Calabria e Sicilia, l’eterno tridente piagnone che vive, dall’unità d’Italia in poi, del frutto del lavoro dei padani.
Ancora l’Ansa: “Le procedure attive da parte della Corte sono 485 e riguardano 484 enti, il 6,1% dei Comuni italiani. Le crisi conclamate coinvolgono circa 6,5 milioni di abitanti, con una massa passiva stimata in 6,2 miliardi. La concentrazione territoriale è netta: Sicilia, Calabria e Campania raccolgono il 63,6% delle procedure complessivamente attivate e l’80,4% dei dissesti dichiarati negli ultimi cinque anni. In Calabria il 54% dei Comuni ha sperimentato almeno una procedura, in Sicilia il 41% e in Campania il 39%”. La Corte sottolinea però che, nei territori più colpiti, le crisi non possono essere ricondotte soltanto alla gestione del singolo ente, ma riflettono fattori economici, sociali, organizzativi e istituzionali. La solita scusante, quella che permette agli amministratori locali meridionali di piangere miseria.
All’estremo opposto, comunque, si trova invece la Regione più piccola d’Italia, la Valle d’Aosta, con zero procedure di crisi dal 1989 al 2025: nessuno dei suoi 74 Comuni risulta infatti interessato da dissesto o riequilibrio.

