di LEONARDO FACCO
Dal primo giorno che s’è insediato, non solo Javier Milei non s’è mai aumentato lo stipendio da presidente, ma – da subito – ha rinunciato alla pensione privilegiata che gli spetterebbe al termine del suo mandato. Eppure, nonostante qualche tentativo del recente passato – finito nel dimenticatoio – quella delle “pensioni dorate” per i parassiti politici è ancora tutta da risolvere.
Adesso, però, “La Libertad Avanza”, il partito del presidente, presenterà un progetto di legge al Congresso per abolire le pensioni di privilegio, ponendo fine al regime speciale che ha beneficiato la casta del potere esecutivo e giudiziario dal 1991.
L’economista argentino, motosierra alla mano, è tranchant e vuole abolire le pensioni di privilegio. Un fatto più che giusto e di buon senso, verrebbe da dire a chiunque non viva alle spalle degli altri. Volete un esempio lampante di cosa significhi incassare ogni mese una paghetta a carico dei contribuenti senza aver fatto una beata cippa?
Prendiamo il caso di Rodríguez Saá:
- È stato alla presidenza dell’Argentina per una settimana.
- Ha sospeso il pagamento del debito estero.
- Ha messo l’Argentina in default.
- Ha aumentato il Rischio Paese (spread) di 1200 punti.
- E per quella settimana di “lavoro”, pessimo, ha incassato oltre tre milioni di pesos, sì, 3.000.000 dollari americani.
E continua ad incassarli quei soldi. Per la cronaca, il governo argentino ha già revocato nel novembre 2024 la pensione d’oro (assegnazione vitalizia) a Cristina Fernández de Kirchner, che ammontava a circa 21.000 dollari lordi mensili. La decisione, motivata dalla condanna per corruzione nella causa “Vialidad”, riguarda sia la sua pensione da ex presidente sia quella come vedova di Néstor Kirchner.
In Argentina, esistono poco meno di una quindicina di beneficiari diretti di pensioni e assegni privilegiati (assegni vitalizi) corrispondenti a ex presidenti, vicepresidenti e i loro familiari, secondo i dati dell’ANSES (Amministrazione Nazionale della Previdenza Sociale) della fine del 2024 e del 2025. Questi emolumenti, rappresentano un costo elevato per il sistema pensionistico, che a sua volta è nel mirino delle riforme da attuare al più presto.


E’ proprio una nazione fatta ad immagine e somiglianza nostra.