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Fondare un partito conviene, sempre meglio che aprire un’impresa

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di ROMANO BRACALINI Luca di Montezemolo dovrebbe essere in dirittura d’arrivo con la sua “Italia futura”, che non è un partito, ma è come se lo fosse; Oscar Giannino, arbitro d’eleganza, penserebbe anche lui a entrare in politica. Pareva della stessa idea anche Chicco Mentana ma poi ha smentito. La frammentazione del sistema politico italiano corrisponde al nostro naturale istinto di divisione e di cosca. In Italia un partito, per quanto vecchio e superato, non scompare mai completamente, semplicemente cambia nome. Nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci i democristiani sono insuperabili maestri. La vecchia balena bianca ha partorito almeno quattro o cinque partitini democristiani in lizza fra loro. Fondare un partito conviene. Sempre meglio che aprire un’impresa. Troppe tasse e tempi burocratici infiniti. Invece con un partitino nuovo o riverniciato non ci sono rischi e si guadagna bene. Basta superare l’un per cento e arriva il rimborso elettorale.
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