di CLAUDIO ROMITI
Dato come non siamo una nazione normale - anzi, probabilmente non siamo affatto una nazione - è molto difficile che chiunque perda pesantemente una elezione politica rassegni le doverose dimissioni. Da questo punto di vista sarebbe stato più che logico che Bersani, il più grande sconfitto nelle urne, e Berlusconi, il quale grida vittoria avendo perso circa 18 punti e qualcosa come sei milioni di consensi, facessero un passo decisivo verso la pensione, se non altro nel tentativo, in verità assai arduo, di tamponare lo tsunami Grillo.
Uno tsunami che, pur essendo stato preso del tutto sottogamba da questi personaggi, di fronte a tanta miopia non può che rottamare in blocco e in poco tempo l'intera classe politica basata fino a ieri su un bipolarismo del nulla. Classe politica, ci tengo a sottolineare, assolutamente rappresentativa di un popolo che continua a chiedere a chi governa pasti gratis e che, perennemente frustrata da chi questi pasti li continua a pr
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