di GEPPO CIATTI
Per fortuna che Trump, in campagna elettorale, aveva detto basta guerre! Questa mattina il Medio Oriente è precipitato in una drammatica escalation militare con quello che molti analisti hanno definito l’inizio ufficiale di una guerra aperta tra Stati Uniti, Israele e Iran. In un’operazione congiunta senza precedenti chiamata Operation Epic Fury / Lion’s Roar, forze statunitensi e israeliane hanno lanciato raid aerei e attacchi missilistici su vaste aree dell’Iran, colpendo infrastrutture militari, siti nucleari e obiettivi strategici in diverse città, tra cui Teheran, Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah.
Gli attacchi sono stati annunciati dal presidente Donald Trump, che in un video ufficiale ha dichiarato che gli Stati Uniti sono entrati in quella che ha definito “importanti operazioni di combattimento” con l’obiettivo di neutralizzare una minaccia militare esistenziale rappresentata dall’Iran, accusato di perseguire programmi nucleari e missilistici ostili. Trump ha anche esortato il popolo iraniano a sollevarsi contro le autorità religiose e militari del Paese, offrendo implicitamente immunità ai membri delle Guardie Rivoluzionarie che depongano le armi.
Il governo israeliano, guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, ha confermato la partecipazione alle operazioni, definendo gli attacchi preventivi e giustificandoli con la necessità di difendere la sicurezza nazionale di Israele. Obiettivi dichiarati comprendevano tanto infrastrutture belliche quanto siti associati alle attività nucleari iraniane.
La situazione è resa ancora più complessa dal mistero sulla sorte della Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei. Fonti israeliane hanno suggerito che il suo compound sia stato pesantemente danneggiato e che ci siano forti indizi sulla sua possibile morte, anche se l’Iran ha smentito e sostiene che Khamenei sia vivo e al sicuro.
La risposta iraniana e l’allargamento del conflitto
La reazione di Teheran è stata immediata. L’Iran ha lanciato ondate di missili balistici e droni verso Israele e contro basi militari statunitensi dislocate nel Golfo Persico e in paesi limitrofi. Attacchi iraniani sembrano aver colpito diversi Stati della regione, inclusi Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita e Giordania, così come possibili obiettivi in Siria e Iraq.
In risposta agli attacchi, Israele ha chiuso lo spazio aereo nazionale, mobilitato riservisti e attivato gli allarmi missilistici in città come Tel Aviv e nell’area del Golan. Anche compagnie aeree internazionali hanno sospeso rotte verso e da vari aeroporti del Golfo e del Medio Oriente a causa dell’instabilità.
Bilancio delle vittime e impatto umano
Le cifre sui casualties sono contraddittorie e parziali, ma fonti della Croce Rossa iraniana riferiscono di oltre 200 morti e centinaia di feriti solo in Iran, tra civili e militari, come conseguenza dei bombardamenti iniziali. Anche in Israele si segnalano feriti tra i civili a causa di schegge e allarmi costanti.
Cause, contesto e reazioni internazionali
Il conflitto scoppia in un contesto di stanti tensioni regionali: le lunghe controversie sul programma nucleare iraniano, le rotte missilistiche e l’appoggio iraniano a gruppi come Hezbollah e altri proxy nel Levante hanno da anni alimentato attriti con Tel Aviv e Washington. Le recenti trattative negoziali mediate da paesi come l’Oman non sono riuscite a produrre un accordo sostanziale, e molte fonti sottolineano che la decisione di attaccare è arrivata nonostante questi sforzi di mediazione.
La guerra è stata ampiamente condannata da molti governi mondiali: la Russia ha definito gli attacchi come un’“atto di aggressione ingiustificato” contro uno Stato sovrano, avvertendo che si rischiano “catastrofi umanitarie, economiche e radiologiche”. Mosca ha chiesto un’immediata cessazione delle ostilità e ha promosso la mediazione diplomatica. Paesi europei, pur criticando il programma nucleare di Teheran, hanno espresso forte preoccupazione per l’escalation e la possibile violazione del diritto internazionale.
Rischi di allargamento globale e prospettive
Con l’escalation di oggi, il conflitto rischia di espandersi rapidamente ben oltre i confini di Iran, Israele e Stati Uniti. Analisti avvertono che la guerra potrebbe coinvolgere attori regionali e globali, dal momento che basi militari americane e alleati NATO sono presenti nella regione e potrebbero diventare bersagli di attacchi indiretti o diretti. Le implicazioni economiche sono già avvertite, con disruption nel traffico aereo e preoccupazioni per la sicurezza delle rotte petrolifere attraverso lo Stretto di Hormuz.
La comunità internazionale ha chiesto una de-escalation immediata, ma al momento non sono state annunciate negoziazioni formali di cessate il fuoco e le operazioni militari proseguono in entrambe le direzioni. La guerra scoppiata oggi potrebbe segnare l’apice di una crisi di lungo periodo, con conseguenze profonde per la sicurezza regionale e mondiale.

