di MATTEO CORSINI
Apprendo da un articolo ospitato sul Sole 24 Ore di Donato Iacovone, presidente di Webuild, che per rilanciare salari e produttività serve un fondo sovrano nazionale. Un'idea che mi pare ancora meno sensata di quella del fondo sovrano europeo. Già si potrebbe discutere dell'opportunità di istituire tali fondi anche laddove storicamente sono nati, ossia nei Paesi esportatori di materie prime che accumulano forti avanzi commerciali. Il caso della Norvegia è probabilmente il più paternalisticamente eclatante, con uno Stato che mantiene una pressione fiscale esosa e al tempo stesso ha un fondo sovrano da oltre mille miliardi di euro, pari a quasi 2,5 volte il Pil del Paese.
Ma in Italia quale sarebbe la fonte di finanziamento di tale fondo sovrano? Curiosamente per molti sembra essere un mix tra debito pubblico e risparmio privato.
Come scrive Iacovoni, un "fondo sovrano nazionale, ma aperto al contributo di privati, può essere lo strumento adatto a rilanci
Che bello! Per portare a realizzazione tutte queste belle parole si rende necessario un apposito apparato che gestisca il tutto. Poi, poiché gli italiani che lavorano sono dei coglioni, nel tempo con altre belle parole, ma contrarie, tutto cambia. Peccato che i retribuiti continuino a campare nella baracca scoperta inutile, ma mai azzerata. Sarà un caso che i miei amici all’interno della “cosaloro” votino tutti a sinistra e, stranamente, siano meno stressati di me ed abbiano tutti più tempo libero e più disponibilità economiche. E, piangono per essere sotto organico.