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Giorno delle foibe? In Italia è un sacrilegio ricordare i crimini dei comunisti

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di LEONARDO FACCO

Hai voglia di inserire in calendario la giornata delle foibe (si celebra ogg, 10 febbraio), in un paese devastato dal collettivismo e intriso del peggior becero-comunismo ideologico (si pensi al recente caso che ha coinvolto Andrea Pucci), fare cultura alternativa – che non è altro che riuscire a divulgare qualche idea e tanti fatti non mainstream – è pressoché impossibile. Del resto, alla vigilia del “giorno del ricordo” di qualche anno fa, i nazicomunisti (come giustamente li ha definiti anche Axel Kaiser) hanno vandalizzato la foiba di Basovizza.

Se tocchi l’impalcatura di morti e crimini su cui si fonda la dottrina marxista, o rimani ai margini o finisci nell’oblio? Ricordate Simone Cristicchi? Era un cantautore molto apprezzato, fino a quando non ha toccato le Foibe, spettrale tabù ben nascosto dai nipotini delle peggiori belve rosse. Cristicchi ha voluto dedicarsi al revisionismo storico con Magazzino 18, una rappresentazione teatrale sull’esodo istriano. Risultato? Scomparso dalle scene e dalle tv! Ricordate il caso del direttore d’orchestra alla Fenice, Beatrice Venezi?

Fascismo e Nazismo (i fratelli meno violenti e genocidi del Marxismo-Leninismo) vanno disapprovati quotidianamente, anche più volte al giorno. E ci sta anche bene! Ma i crimini rossi no, quelli restano nel dimenticatoio della storia di regime democratico. Soprattutto se toccano assassini come Mao, Stalin, Castro, Che Guevara, Pol Pot e via elencando. Torniamo alle Foibe allora.

Già in passato, il regista Renzo Martinelli venne osteggiato in tutti i modi quando portò sul grande schermo Porzûs, un lungometraggio dedicato all’eccidio portato a termine dai partigiani rossi in una malga friulana, a Faedis. Il film, del 1997, rimase semi-sconosciuto, nonostante fosse uno straordinario documento storico. Quando se ne parlò fu solo per difendere quella banda di criminali assassini che, fra il 7 e il 18 febbraio 1945, fecero fuori diciassette partigiani bianchi.

Poi, è stato turno di Red Land (Rosso Istria), una pellicola che racconta il dramma delle popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito che avanzano in quelle terre, spinti da una furia anti-italiana. In questo drammatico contesto storico, avrà risalto la figura di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana, laureanda all’Università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini, avendo la sola colpa di essere Italiana e figlia di un dirigente locale del partito fascista.

Anche in questo caso è partito il boicottaggio della feccia intellettuale e politica nostrana, cosicché o sei un appassionato cinefilo, oppure del film, uscito da poco, difficilmente verrai a conoscenza, perché gli stessi gestori delle sale preferiscono evitarlo. Come ha scritto Fausto Biloslavo “l’egemonia culturale della sinistra dettata dal politicamente corretto, anche se il film non inneggia certo al fascismo, colpisce ancora”. 

Ma val la pena ricordare anche quanto scritto dall’indimenticabile Gilberto Oneto, a proposito delle foibe:

  • Sostenere – come fanno gli “italianissimi” – che sia stata una pulizia etnica degli slavi contro gli italiani implica la volontà di fare passare alcune menzogne.
  • 1- Innanzitutto si sta parlando di triestini, istriani e dalmati di lingua veneta: certo non di italiani, se non nel senso di cittadini di uno Stato chiamato Italia. Si tira in ballo la presenza della Serenissima che era cosa ben diversa dall’Italia che ne ha usurpato l’eredità. Anche in tal caso, cosa c’entrano Trieste, Gorizia, Fiume, Ragusa e l’Istria orientale? Se contrapposizione etnica c’era non era fra “italiani” e “slavi” ma fra veneti, sloveni e croati (e una mezza dozzina di altre comunità): una contrapposizione che non c’è mai stata sotto la Serenissima e che è stata inventata dal nazionalismo italiano e poi da quello jugoslavo, due tragiche creature moderne.
  • 2 – Lo scontro era ideologico: comunisti e fascisti che si scannavano fra di loro al di là delle componenti etniche. I morti sloveni e croati delle foibe e dintorni sono almeno venti volte più numerosi di quelli “italiani”: i comunisti non si preoccupavano di sapere che lingua parlassero i loro avversari. Nelle foibe ci sono finiti tanti soldati tedeschi e anche qualche neozelandese. Se odio c’era era contro gli “italiani” intesi come fascisti facendo spesso qualche inevitabile semplificazione. Che non fosse una guerra etnica lo dimostrano sia il trattamento subito dagli “italiani” rimasti (cui non è stato torto un capello e che hanno ricevuto tutele superiori a quelli delle comunità slovene rimaste al di qua della frontiera) sia quello delle migliaia di “italiani” che si sono trasferiti in Jugoslavia per scelta ideologica dopo la guerra.
  • 3 – Ricordare quegli avvenimenti è giusto ma va fatto rispettando la verità storica. Oggi la questione è utilizzata dagli “italianissimi” in chiave nazionalista e anti-autonomista. Non si parla di difesa delle specificità locali (Istria e Dalmazia sono state per secoli straordinarie realtà culturali e sociali. Lo stesso vale per Trieste, Fiume e Ragusa) ma di una “italianità” inventata e prepotente che si è da quelle parti macchiata di innegabili nefandezze. Insistere sulla versione patriottica della tragedia degli esuli significa dare addosso alle sacrosante richieste di autonomia dei triestini, degli sloveni della Benecia, degli istriani della Dieta, ma anche di friulani e veneti e di tutti quelli che rifiutano la gabbia italiana e il suo funesto repertorio di morti.

In Italia non c’è proprio futuro!

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2 COMMENTS

  1. Andrebbero ricordati anche i crimini fascisti in Slovenia: rappresaglie, esecuzioni sommarie, deportazioni e l’incendio di villaggi, politiche di italianizzazione forzata, persecuzioni e campi di internamento (come Rab/Arbe in cui si crepava letteralmente di fame, andate a vedere le immagini degli internati…) che causarono la morte di numerosi sloveni.
    Poi, quando è cambiato il vento, sono arrivate le foibe, in cui certamente, come sempre, ha pagato pure chi c’entrava poco o niente.
    Altrimenti continueremo sempre a fare la classifica di chi è più cattivo.

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