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Il “jobs act” e in vigore, ma non tocca i privilegi dei dipendenti pubblici

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di ARTURO DOILO Tecnicamente sarebbe entrato in vigore sabato 7 marzo, ma in realtà è dal giorno 9 che il Jobs Act (che riguarderà solo i dipendenti del settore privato) è entrato in vigore e, a detta di Renzi e Poletti, "produrrà effetti miracolosi" sul mercato del lavoro. Nel frattempo, ì dipendenti pubblici continuano ad essere gli unici che in questa crisi che miete vittime e posti di lavoro hanno la certezza di non essere licenziati, nonostante continuino a scioperare per rivendicare fantomatici "diritti". Lo hanno fatto persino i giracarte delle Province, fintamente abolite: benché non perdano il posto (verranno ricollocati in altri uffici statali), si lamentano in quanto sarebbero costretti a spostarsi di qualche chilometro. Ora, invece, la "discriminazione al contrario" riguarda il "Jobs Act", inutile norma che non porterà un solo posto di lavoro vero, dal quale i burocrati vengono esentati: "Il Jobs Act non vale anche per i lavoratori del pubblico i
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1 COMMENT

  1. E’ molto semplice.
    Ci sono troppi dipendenti pubblici.
    Non servono e costano.
    La voce principale di ogni buon atto amministrativo sarebbe quella di accertare le reali necessità della macchina pubblica con la previsione di ridurne la grandezza.
    Immediatamente e senza ricollocare in altri ambiti, licenziare e iniziare a risparmiare ferocemente.

    Purtroppo in italia io non ho mai notato buoni atti amministrativi.
    E così sarà per il futuro.
    Basta osservare la vicenda delle province.

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