di LEONARDO FACCO
Dopo la diretta su Radioliberland di questa sera, ho atteso ancora un paio d’ore prima di scrivere un resoconto sulla storica giornata a cui abbiamo assistito oggi.
Il Venezuela di Nicolás Maduro è stato per oltre un decennio l’epicentro di una catastrofe umanitaria, economica e politica senza precedenti nell’emisfero occidentale. Sotto la sua gestione, quella che un tempo era la nazione più ricca del Sud America è stata ridotta a un cumulo di macerie sociali. I dati sono brutali: un’inflazione che nel suo picco ha superato il 2.000.000%, una povertà che ha colpito oltre il 90% della popolazione e un esodo biblico di oltre 7,7 milioni di rifugiati (la più grande crisi migratoria del mondo, superando persino quella siriana). Con la distruzione sistematica dell’industria petrolifera (passata da 3,5 milioni di barili al giorno a meno di 700.000) e la violazione sistematica dei diritti umani documentata dall’ONU, il regime di Maduro non era più solo un fallimento politico, ma una minaccia alla stabilità globale.
Oggi, quella parabola è giunta a una fine improvvisa e drammatica. In un’operazione militare lampo coordinata dalle forze speciali degli Stati Uniti, l’ormai ex dittatore è stato catturato ed estratto dal paese per essere condotto, insieme alla moglie Cilia Flores, davanti alla giustizia americana.
L‘azione, denominata Operation Absolute Resolve (Operazione Risolutezza Assoluta), si è svolta alle due di notte circa. Unità d’élite della Delta Force e dei Navy SEAL’s, supportate da un imponente apparato di intelligence elettronica, hanno neutralizzato le difese del complesso presidenziale di Miraflores e di una residenza sicura a forte protezione russa. L’estrazione è avvenuta in meno di 30 minuti, senza coinvolgere la popolazione civile e riducendo al minimo gli scontri con la Guardia Nacional. Maduro, su cui pendeva da anni una taglia del Dipartimento di Giustizia USA per narco-terrorismo, è stato prelevato e trasferito su una nave per essere estradato.
Poche ore dopo l’annuncio, alle 17.00 italiane, il Presidente Donald Trump ha tenuto una conferenza stampa d’urgenza a Mar-a-Lago. Con il tono risoluto che lo contraddistingue, Trump ha dichiarato:
“Oggi, il popolo del Venezuela è finalmente libero. Abbiamo rimosso un criminale che ha affamato il suo popolo e trasformato una nazione prospera in un covo di trafficanti. Non permetteremo mai più che l’ideologia fallimentare del socialismo distrugga il nostro emisfero. Gli Stati Uniti hanno agito con coraggio dove altri hanno mostrato debolezza. La legge e l’ordine sono tornati e il messaggio per tutti i dittatori è chiaro: il vostro tempo è scaduto. Ora gestiremo noi il paese fino ad assicurare una transizione democratica. Una importante azienda americana è già al lavoro per garantire la produzione del petrolio che renderà il popolo del Venezuela ricco”.
Trump ha poi sottolineato che l’azione militare non è stata un’invasione, ma un’esecuzione di mandati di cattura internazionali per reati legati al traffico di cocaina (una scusante verosimile) verso gli USA, ribadendo il ritorno della Dottrina Monroe in chiave moderna: protezione degli interessi americani e liberazione dai tiranni regionali.
La vicenda ha spaccato immediatamente l’opinione pubblica e la diplomazia internazionale.
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I Favorevoli: L’opposizione venezuelana, guidata da Maria Corina Machado, ha accolto la notizia con caroselli di folla nelle strade di Caracas, definendo l’atto “il ritorno della speranza”. Il presidente argentino Javier Milei è stato tra i più entusiasti: “La libertà avanza! Il leone ha ruggito e il muro del socialismo latinoamericano sta crollando. Il Venezuela torna ad essere un popolo libero e produttivo”. Anche leader come Bukele e Noboa hanno espresso un cauto ma chiaro sostegno all’estirpazione del regime narco-statalista.
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I Contrari: Come previsto, l’asse Mosca-Pechino-Teheran ha reagito con durezza. Il Cremlino ha definito l’operazione “un atto di banditismo internazionale e una violazione flagrante della sovranità nazionale”. Anche alcuni leader della sinistra latinoamericana, come il brasiliano Lula e il colombiano Petro, hanno espresso preoccupazione, temendo che l’intervento unilaterale degli USA possa creare un precedente pericoloso per la stabilità del continente, pur non difendendo apertamente la figura di Maduro.
Ed ora? L’estrazione di Maduro apre un vuoto di potere che la comunità internazionale sta già cercando di colmare. Si parla della creazione di un Consiglio Nazionale di Transizione, presieduto dalle forze democratiche che hanno vinto le ultime contestate elezioni. Prima, però, fonti interne della “Resistenza venezuelana” hanno già detto che «prima è necessario fare pulizia nel variegato mondo chavista». Il riferimento a Padrino Lopez, Diosdado Cabello e Delcy Rodriguez, in primis, è evidente. La sfida sarà enorme e comunque immane, dato che il paese necessita di:
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Ricostruzione economica: sarà necessario un piano Marshall per il petrolio venezuelano, con massicce privatizzazioni per attrarre capitali esteri e stabilizzare la moneta.
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Sicurezza interna: Lo smantellamento dei Colectivos (le bande paramilitari e armate del regime) e il contenimento dell’influenza dei cartelli della droga che hanno utilizzato il Venezuela come porto franco.
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Assistere al Processo: Maduro sarà processato negli Stati Uniti per crimini legati al narcotraffico e, probabilmente, all’Aia per crimini contro l’umanità.
L’estrazione di Maduro è la conseguenza del fallimento di qualsiasi tentativo di rovesciare il regime dall’interno. Il Venezuela è stato il laboratorio del collettivismo spinto, del Socialismo del XXI secolo che ha intaccato centro e sud America, dove il controllo dei prezzi, le espropriazioni e il monopolio monetario hanno distrutto l’iniziativa privata e quel poco di libero mercato esistente. La sua rimozione porta a due riflessioni:
- È un atto geopolitico che coinvolge il mondo intero; ma una necessaria “disinfestazione” istituzionale.
- È un passo importante per la disinfestazione del socialismo dal continente, e non solo.
Il Venezuela ha le pezze al sedere, ha bisogno di una terapia d’urto basata su proprietà privata, mercato libero e Stato minimo per riemergere dall’abisso in cui Maduro lo ha gettato. Succederà? Stiamo a vedere.


Vedere crollare il regime e portare via Maduro è un piacere e ben venga per il Venezuela. Poi l’operazione è stata chirurgica e non ha coinvolto mi pare civili innocenti. Però commentando le parole di Trump..
“Oggi, il popolo del Venezuela è finalmente libero. Abbiamo rimosso un criminale che ha affamato il suo popolo e trasformato una nazione prospera in un covo di trafficanti.”
Fino a qui va bene, nulla questio. Quelle successive mi fanno alzare il sopracciglio
“Non permetteremo mai più che l’ideologia fallimentare del socialismo distrugga il nostro emisfero. Gli Stati Uniti hanno agito con coraggio dove altri hanno mostrato debolezza. La legge e l’ordine sono tornati e il messaggio per tutti i dittatori è chiaro: il vostro tempo è scaduto. Ora gestiremo noi il paese fino ad assicurare una transizione democratica. Una importante azienda americana è già al lavoro per garantire la produzione del petrolio che renderà il popolo del Venezuela ricco”.
Quindi gli USA tornano interventisti, rovesciatori di regimi, esportatori di democrazia, gestori di transizioni..? E nel frattempo oltre alla transizione verso la democrazia gestiscono il petrolio venezuelano? Mmhh. Questo non è quello che Trump aveva promesso e non è qualcosa che promette bene.
Caro Pietro, condivido le tue osservazioni. Ma come ho detto in radio ieri, dopo tanti anni passati nel mondo libertario, dove ho conosciuto veri e propri pezzi di merda e furbetti del cazzo, la mia scelta di vita è: “Penso da Ancap, ma vivo da pragmatico”.
Un abbraccione.
Come sempre gli amerikani sono bravi dall’aria, ma per ora il governo comunista è vivo e vegeto e non lo sottovaluterei perchè boots on the ground gli Usa fanno schifo.
Ma, mettiamo che i rossi abbiano i giorni contati, chi ci mettono poi, la Machado? Secondo Travaglio è semplicemente una fascista.
E quindi è fascista solo perché lo dice Travaglio? E se fascista fosse proprio Travaglio?
Effettivamente, essendosi dichiarato sempre “montanelliano”…
Comunque ho appreso poco dopo che la Machado è già fuori gioco, poco consenso e conta come il due di picche.
Credo che si dovrà prendere il Venezuela per fame, es. impedendo di esportare quel poco che esporta di petrolio in Cina. Risulta chiaro che il pazzoide non ha strategie politiche, ha fatto una esibizione muscolare, ma non ha ricambi sottomano. La Rodriguez che credeva malleabile lo ha ricusato, la Machado l’ha ricusata lui, Gonzales Urrutia è vecchio e poi è in Spagna, Guaidò è bruciato. Sta pescando nel torbido, qualcosa spera di combinare, ma non ha le idee chiare.
A questo punto, quando la Cina molesterà Taiwan, avrà molta più legittimazione per farlo.
PS ma il pannocchia non doveva essere quello che chiudeva la guerra in Ucraina, sistemava Gaza e non faceva più guerre in giro? Iran, Nigeria, Venezuela e siamo solo al primo anno.