di PAOLO L. BERNARDINI
Il cignone Zelensky canterà sull’osceno palco dell’Ariston di San Remo il canto ultimo dell’umanità? E mentre milioni di rincitrulliti, ridotti a vegetali digitali, applaudiranno il guitto, le navi da guerra russe e i sottomarini al suono delle prime sconquassate note di costui inizieranno ad accompagnarle con il sibilo dei missili nucleari e dei siluri? Dando inizio all’ultima sinfonia del mondo, prima del silenzio finale, e definitivo? La Nona senza inno alla gioia… Chissà quanti pianeti nell’infinità dell’universo, tra miliardi di galassie, conservano vestigia di civiltà estinte meta ogni tanto, ogni qualche eone, di navigatori spaziali provenienti da civiltà più fortunate, solo perché più accorte, più accorte nel non lasciare troppo spazio allo Stato, e tenerlo al guinzaglio debitamente, come dev’esser fatto, come un cagnaccio rabbioso.
Vi sono probabilità che ciò accada. Ma vi sono anche probabilità che ciò non accada.