BOSSI E FIGLI ALLA SBARRA. ROSI MAURO ARCHIVIATA

di LUIGI CORTINOVIS

La notizia è arrivata la scorsa settimana, ma l’inchiesta è aperta da un paio di anni. Così, la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di Umberto Bossi, dei suoi 2 figli Riccardo e Renzo e di altre 6 persone – tra cui l’ex tesoriere del partito Francesco Belsito – per la vicenda della gestione dei fondi della Lega Nord. Le accuse a vario titolo sono appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato per circa 40 milioni.

bossi_mauroÈ stata invece chiesta l’archiviazione per l’ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro, accusata di appropriazione indebita. Mauro avrebbe fornito “documenti di supporto prospettando spiegazioni che al pm sembrano accoglibili e comunque tali da rendere assai dubbia la solidità della prospettazione accusatoria”. I pm avrebbero ritenuto credibile la difesa dell’ex senatrice interrogata dopo la chiusura  delle indagini. Mauro ha negato di avere ricevuto denaro da Belsito, accusa basata sulla “dicitura manoscritta ‘Rosi’ sulla matrice di un assegno emesso da Belsito” che era relativo a 6.600 euro prelevati dal conto della Lega Nord.  A questo proposito i pm scriverebbero che “non è irragionevole ritenere che l’ex tesoriere Francesco Belsito abbia utilizzato” l’ex pasionaria della Lega e il suo bodyguard Pierangelo Moscagiuro “come pretesti per prelevare denaro per se stesso”.

“Cercano di tenermi sotto schiaffo, il giochetto è questo. Ma io resisto”. Lo ha detto il presidente della Lega Nord, Umberto Bossi, accennando alla richiesta di rinvio a giudizio per l’uso dei fondi del partito, in un comizio alla festa del Carroccio di Milano. “Non ci hanno ancora uccisi, la Lega tiene duro”, ha aggiunto. Quindi il senatur ha difeso Silvio Berlusconi, definito “una brava persona che non ha messo le mani nelle tasche degli italiani”.

Oltre alla truffa ai danni dello Stato, Bossi e i suoi figli devono rispondere, secondo l’accusa, anche di un’appropriazione indebita per 500 mila euro. Secondo gli inquirenti, è questa la cifra che il Senatur, i suoi figli e l’ex tesoriere avrebbero distratto dalle casse del partito per sostenere tutta una serie di spese personali: lavori edili nella abitazioni di Gemonio e Roma, capi d’abbigliamento di lusso insieme “all’acquisto” della laurea albanese conseguita dal Renzo all’Università Kristal di Tirana. Un titolo di studio “costato” 77 mila euro.

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