di LEONARDO FACCO
Che le tasse siano un furto è, filosoficamente ed economicamente parlando, appurato. Anche in epoca di "nuova demenziale normalità covidiota". Un furto è un furto! Punto. Di qualsiasi entità si tratti! Il resto è statalismo e coercizione, come ci ha insegnato Rothbard: "Mentre il furto commesso da una persona o da più persone o gruppi è un male, se è lo Stato a compiere tali azioni, allora non si tratta più di un furto, bensì dell’atto legittimo, e perfino consacrato, detto tassazione”.
Che le imposte che vi obbligano a pagare siano un furto, lo capì anche la inutile Confcommercio, che empiricamente giunse ad una conclusione lapalissiana: "Secondo il calcolo della Confcommercio, nella spesa pubblica locale ci sono sprechi per 74,3 miliardi di euro a fronte di 176,9 miliardi spesi nella erogazione dei servizi. Si tratta di dati del 2013, che tuttavia sono considerati strutturali e cambiano poco nel corso del tempo. Sprechi e inefficienze sono pari