di MATTEO CORSINI
Per anni i sostenitori delle politiche monetarie utraespansive hanno rassicurato tutti quanti che non c'era un rischio inflattivo, perché gli indici dei prezzi al consumo registravano incrementi al di sotto del target del 2% annuo identificato dalla maggior parte delle banche centrali come sinonimo di stabilità dei prezzi.
Concetto che già di per sé dovrebbe fare riflettere, dato che se qualcosa è stabile non dovrebbe crescere più o meno costantemente del 2% all'anno. Ma tant'è.
L'inflazione monetaria distorceva al ribasso tassi di interesse e premi per il rischio, gonfiando i prezzi degli asset finanziari e reali, ma alcuni fattori, come la globalizzazione, i miglioramenti di produttività indotti dagli sviluppi tecnologici e l'invecchiamento della popolazione nei Paesi maggiormente sviluppati, contenevano le dinamiche dei prezzi al consumo.
Poi, complice la deglobalizzazione indotta dai vari lockdown degli ultimi due anni e le contemporanee politi