di PAOLO L. BERNARDINI
Le scene di miseria e squallore che si vedono muovendosi negli “slums” intorno a Pretoria e Johannesburg sono infinite. Mutilati, malati, scheletrini umani ai crocicchi chiedono l’elemosina, con i bicchieri di plastica che raccolgono nei bar. Immondizia su tutti i bordi di tutte le strade, immensi buchi sulle strade stesse. Nei tradizionali “townships”, come Alexandra, si rischia di essere assaliti.
Non si può camminare per Pretoria, letteralmente, neanche di giorno. Stavo per farlo, il 7 dicembre, all’uscita dalla University of South Africa (UNISA), un insieme di orripilanti casermoni color cemento arrostito dal sole, ai bordi della foresta, degno set per film horror, ma sono stato fermato, tra l’altro da un nero, membro del sindacato di ultrasinistra NASA, lo spesso nome, per ironia della sorte, dell’agenzia spaziale americana. Mi stavo avviando verso il centro, col mio solito passo tranquillo, da osservatore incantato del mondo qual sono