di ARTURO DOILO
Esattamente come la macchina a vapore e il telaio mobile sono venuti per restare, la stessa cosa succederà con i "robot umanoidi", alla faccia di tutti i luddisti di questo mondo.
Non sarà più una suggestione da romanzo di fantascienza vedere una macchinario antropomorfo che bada alle necessità di una ottantenne non più in salute: siamo entrati nell’era della robotica umanoide, facciamocene una ragione, facciamo di necessità virtù. Macchine progettate per muoversi, vedere, ascoltare e interagire come esseri umani stanno uscendo dai laboratori e stanno iniziando a occupare spazi reali, fabbriche, ospedali, magazzini, case. Il salto decisivo non è solo meccanico, ma cognitivo, per dirla con Asimov: grazie all’intelligenza artificiale, questi sistemi non eseguono semplicemente istruzioni, ma apprendono, si adattano e dialogano.
Per capire come siamo arrivati fin qui, bisogna fare un passo indietro. L’idea di macchine “animate” accompagna l’uomo da