di GUGLIELMO PIOMBINI
Per lungo tempo la sinistra ha bollato la teoria della sostituzione etnica come una fantasia complottista di destra, ma ultimamente qualche suo esponente è uscito allo scoperto e l’ha rivendicata come proprio programma politico.
Hanno suscitato un certo scalpore le parole dell’eurodeputata spagnola Irene Montero, del partito di sinistra Podemos, che ha urlato in un comizio: «Certo che vogliamo la sostituzione etnica! Vogliamo sostituire tutti i razzisti e i fascisti di questo paese con i migranti. Poi gli daremo la cittadinanza e il diritto di voto!».
Naturalmente, nel gergo della sinistra, i “fascisti e i razzisti” sono tutte le persone comuni che non desiderano vedere il proprio paese stravolto dall’immigrazione di massa, cioè la stragrande maggioranza della popolazione.
In verità sono ancora pochissimi gli esponenti della sinistra che ammettono di perseguire, come strategia politica, la sostituzione etnica, anche se oggettivamente non ci possono essere dubbi al riguardo. Se non lo dicono apertamente è perché oggi questo programma politico si trova in una fase ambigua di semi-nascondimento. Affermarlo schiettamente susciterebbe ancora scandalo nella maggioranza della popolazione, e le uscite sporadiche come quelle dell’eurodeputata spagnola servono ad aprire, un po’ alla volta, la finestra di Overton.
Sono tre le motivazioni principali per cui la sinistra, almeno da un paio di decenni, ha puntato tutte le sue speranze sulla sostituzione etnica:
- 1) ragioni elettorali: in molte aree dell’Europa la sinistra vince le elezioni solo grazie al voto dei cittadini di origine straniera, soprattutto musulmani che esprimono un voto etnico compatto;
- 2) ragioni ideologiche: il migrante e il jihadista sono visti come i nuovi soggetti rivoluzionari al posto della vecchia classe operaia autoctona che si è imborghesita e vota a destra;
- 3) ragioni economiche: convogliare e intercettare i fiumi di denaro pubblico che girano attorno all’assistenza dei migranti.
Come si può valutare la strategia della sostituzione etnica, sul piano morale e sul piano politico? In tutte le altre civiltà mondiali, e nell’Occidente del passato, un movimento politico che perseguisse la strategia della sostituzione etnica scatenerebbe la furia popolare e sarebbe considerato responsabile di alto tradimento. Provate a immaginare cosa succederebbe in un paese islamico, in Cina, in India o in Giappone se qualcuno propagandasse e agisse attivamente per favorire la completa sostituzione dei propri connazionali con degli stranieri: rischierebbe l’incriminazione o il linciaggio.
In questo senso, l’attuale sinistra occidentale rappresenta una vera e propria anomalia storica mondiale, perché una forza politico-culturale così autodistruttiva non esiste altrove, e anche in Occidente non è mai esistita nel passato. La presenza al proprio interno di una sinistra estinzionista (allo stesso tempo antinatalista e immigrazionista) spiega perchè l’Occidente è l’unica civiltà che, secondo le proiezioni demografiche, rischia di scomparire entro la fine di questo secolo.
Inoltre, sul piano politico, il programma di sostituzione etnica pone un problema per la stessa teoria democratica, perché non è più il popolo che sceglie il governo, ma il governo che sceglie il popolo. Occorre chiedersi: è legittimo per un governante democratico modificare la composizione del demos attraverso l’afflusso di stranieri per rimanere al potere?
Ho posto la domanda a Chat Gpt che ha risposto così: “Qualsiasi governo che cercasse davvero di alterare intenzionalmente il corpo elettorale per mantenere il potere violerebbe i principi democratici fondamentali. Sarebbe incompatibile con la democrazia, perché romperebbe l’idea di competizione libera e leale. Un governo che modificasse le regole di cittadinanza con l’intenzione esplicita e principale di creare elettori favorevoli non sarebbe del tutto compatibile con la democrazia”.
Nella scienza politica questo tipo di comportamento può essere assimilato ad altre pratiche scorrette di ingegneria elettorale come il gerrymandering, cioè ridisegnare i collegi elettorali per favorire un partito a danni di un altro, ma quello che oggi sta facendo la sinistra è a mio parere molto più grave.

