di PAOLO GATTI
Christine Cotton è morta. Si è tolta la vita il 2 giugno 2026. Lei, la ricercatrice francese con 25 anni di esperienza nel cuore dell’industria farmaceutica, ex CEO di una CRO, è stata una delle voci più scomode e documentate contro la grande truffa dei vaccini Covid.
Ha smontato pezzo per pezzo i trial clinici Pfizer: ha dimostrato che il prodotto iniettato a miliardi di persone non era lo stesso testato nei trial con il “fantomatico” 95% di efficacia. Dati di sicurezza inesistenti o ridicoli. Violazioni sistematiche delle Good Clinical Practices. Integrità dei dati compromessa.
Una montagna di irregolarità che urlava “sperimentazione umana di massa senza consenso informato”.
Ha scritto rapporti esplosivi, testimoniato in commissioni parlamentari, ha presentato denunce penali contro ANSM e Pfizer per “tromperie aggravée”. Ha detto la verità nuda e cruda: quello che ci hanno venduto come “sicuro ed efficace” era un prodotto diverso, autorizzato senza i dati necessari.
E cosa è successo? Silenzio assordante dai grandi media. Denigrazione. Isolamento. Poi, dopo aver presentato le denunce, sono iniziati i dolori cronici insopportabili alla schiena e alle gambe. Dolori che l’hanno portata al suicidio. Nella sua lettera di addio ha scritto chiaro: «Sono caduta malata nel momento in cui ho portato denuncia contro le autorità sanitarie».
Coincidenza? O il prezzo che paghi quando rompi il muro di omertà del complesso politico-farmaceutico?
Questa non è solo una tragedia personale. È il simbolo di come funziona il sistema: chi osa mettere in discussione la narrazione ufficiale viene schiacciato. Non servono complotti fantascientifici: bastano la censura, il discredito mediatico, lo stress continuo e la solitudine.
Mentre i politici e i giornalisti di regime continuavano a ripetere “i vaccini sono sicuri ed efficaci” come pappagalli, lei analizzava i documenti Pfizer declassificati e mostrava la frode. E per questo è stata cancellata.
Oggi i soliti noti taceranno o minimizzeranno. “Era malata”, diranno. Come se il dolore non fosse iniziato proprio dopo aver alzato la testa. Come se migliaia di altri whistleblower non avessero subito lo stesso trattamento.
Christine Cotton non è morta di malattia. È morta di un sistema che non tollera la verità quando questa minaccia i profitti di Big Pharma e il potere di chi ha imposto obblighi, passaporti verdi e licenziamenti. La sua morte non chiude il discorso. Lo riapre con forza ancora maggiore. Ogni eccesso di mortalità, ogni effetto avverso seppellito, ogni contratto segreto Pfizer oggi grida più forte.
Non dimentichiamola. Non perdoniamo chi ha coperto tutto questo. La verità non si suicida mai. Riposa in pace, Christine. La tua battaglia continua.

