Free the People: il laboratorio culturale che raccontare il libertarismo alle nuove generazion1

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di ARTURO DOILO

Negli ultimi anni il mondo libertario statunitense ha compreso una verità fondamentale: per vincere la battaglia delle idee non basta pubblicare libri o scrivere saggi economici. Occorre saper raccontare la libertà attraverso storie coinvolgenti, documentari, film, podcast e contenuti capaci di raggiungere un pubblico molto più vasto di quello tradizionalmente interessato alla filosofia politica. È proprio da questa intuizione che nasce Free the People, una delle realtà mediatiche più dinamiche dell’universo liberale americano.

Fondata nel 2016 da Matt Kibbe e Terry Kibbe, l’organizzazione si definisce una comunità culturale dedicata a promuovere i valori della libertà individuale, della cooperazione volontaria e del governo limitato. La sua missione è ambiziosa ma espressa con grande semplicità: ispirare una nuova generazione ad abbracciare la libertà individuale attraverso contenuti accessibili, coinvolgenti e umani, anziché mediante il linguaggio spesso accademico della teoria politica. L’idea di fondo è che i grandi principi del liberalismo classico possano essere trasmessi con maggiore efficacia attraverso lo storytelling piuttosto che con lunghe trattazioni economiche.

Insomma, l’idea è quella di raccontare il libertarismo come fosse una storia. Visitando il sito si comprende immediatamente come l’obiettivo non sia quello di diventare l’ennesima rivista di economia. Al contrario, Free the People utilizza un linguaggio fortemente narrativo. La piattaforma, infatti, produce:

  • documentari;
  • cortometraggi;
  • serie video;
  • podcast;
  • interviste;
  • satira politica;
  • articoli di approfondimento;
  • eventi pubblici.

L’organizzazione è particolarmente nota per i suoi documentari dedicati alla storia delle idee liberali, all’imprenditorialità, all’innovazione e agli effetti del potere politico centralizzato. L’obiettivo dichiarato non è convincere soltanto chi già si definisce libertario, ma raggiungere anche un pubblico trasversale, parlando di esperienze concrete e storie personali.

Uno degli aspetti più interessanti del sito è la sezione dedicata alla missione. Qui il libertarismo viene sintetizzato in sei regole estremamente semplici:

  • non fare del male agli altri;
  • non prendere ciò che appartiene agli altri;
  • mantieni le promesse;
  • assumiti la responsabilità delle tue azioni;
  • lavora per ottenere ciò che desideri;
  • occupati della tua vita senza invadere quella altrui.

A questi principi si aggiunge un invito esplicito a diffidare della concentrazione del potere politico (“Fight the power!”), considerata una delle principali minacce alla libertà individuale. Si tratta di un modo efficace per tradurre in linguaggio quotidiano concetti elaborati da pensatori come John Locke, Adam Smith, Frédéric Bastiat, Ludwig von Mises, Friedrich Hayek e Murray Rothbard e tanti altri ancora.

La produzione editoriale dell’associazione è estremamente varia. Gli articoli affrontano temi come inflazione, debito pubblico, libertà di parola, scuola, giustizia, politica americana, economia di mercato, innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, regolamentazione e imprenditorialità. Accanto agli approfondimenti economici trovano spazio recensioni cinematografiche, analisi culturali, storia delle idee e interviste con economisti, imprenditori, filosofi e attivisti.

Questa contaminazione tra politica, cultura e intrattenimento rappresenta probabilmente l’elemento distintivo del progetto.

Uno dei maggiori punti di forza comunicazionali di Free the People è la produzione audiovisiva. Negli ultimi anni la fondazione ha realizzato documentari che raccontano episodi storici, biografie di grandi difensori della libertà e analisi critiche del potere statale. Accanto ai documentari (uno molto bello riguarda il Covid) trovano spazio sketch comici e produzioni satiriche che utilizzano l’umorismo per criticare l’interventismo pubblico e gli eccessi della burocrazia. L’idea è semplice: un messaggio può risultare molto più efficace quando viene raccontato attraverso una buona storia.

Free the People non vuole essere soltanto una testata giornalistica. Gli stessi fondatori parlano esplicitamente della costruzione di una community e secondo i dati pubblicati dall’organizzazione, i contenuti raggiungono oltre due milioni di persone attraverso sito web, social network, podcast e piattaforme video. La piattaforma invita inoltre nuovi autori a collaborare, purché condividano la volontà di raccontare storie di libertà, imprenditorialità, cooperazione volontaria e innovazione, oppure di denunciare gli effetti negativi dell’eccessiva concentrazione del potere politico.

Probabilmente la caratteristica più interessante del progetto è il linguaggio, finalmente! Per decenni il movimento liberale e libertario ha privilegiato testi accademici, trattati economici e lunghe conferenze universitarie. La comparsa dio certi personaggi di successo sono sicuramente serviti ad imparare la lezione. Free the People prova a parlare alle nuove generazioni con gli strumenti della comunicazione contemporanea: video brevi, documentari, podcast, storytelling e contenuti condivisibili sui social network. È un approccio che riflette una convinzione precisa: le idee non cambiano il mondo soltanto quando sono corrette, ma quando riescono anche a essere comprese.

Nel panorama internazionale delle organizzazioni dedicate alla diffusione delle idee della libertà, Free the People occupa ormai una posizione originale. Non aspira a sostituire i grandi think tank come il Mises Institute, il Cato Institute o la Foundation for Economic Education, ma ne integra il lavoro traducendo principi complessi in un linguaggio narrativo capace di raggiungere un pubblico molto più ampio.

In un’epoca dominata dai contenuti audiovisivi e dalla comunicazione immediata, questa scelta rappresenta forse la sua intuizione più importante: la battaglia culturale (e non solo) per la libertà non si combatte soltanto nelle università o nei libri di economia, ma anche sul terreno della cultura popolare, delle emozioni e delle storie che riescono a ispirare le persone.

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