martedì, Giugno 2, 2026
19.7 C
Milano

Fondatori: Gilberto Oneto, Leonardo Facco, Gianluca Marchi

2 giugno: Italia unita e indivisibile? Semmai “unta e indifendibile”!

Da leggere

di GILBERTO ONETO (attualizzato)*

Salmodiando un mantra ossessivo, ogni 2 giugno il Presidente continua a parlare di unità, in un atto celebratico che non finisce mai, come tutti gli incubi peggiori.

Il 2 giugno ricorre la celebrazione di un referendum avvenuto nello stesso giorno di 80 anni fa, quando il popolo italiano aveva scelto di pensionare la Monarchia e di vivere in una Repubblica. La gente aveva conosciuto quattro Savoia, uno peggiore dell’altro, e giustamente non ne poteva più. Quello che è venuto dopo, almeno in termini di qualità dei personaggi, non è stato molto meglio (con un paio di eccezioni, ma allora non si poteva sapere), ma almeno questi hanno una scadenza come le confezioni del supermercato o non occorre sacrificare un sant’uomo come il Bresci per liberarsene.

Ma il 2 giugno è stato tutt’altro che la celebrazione del sacro feticcio dell’unità: metà degli italiani avevano votato in un modo e metà nell’altro. Ma soprattutto la metà dal mitico Fosso del Chiarone in su aveva votato per la Repubblica, e di sotto per la Monarchia. Anni fa, pubblicammo quei dati così significativi: si andava dall’85% di voti repubblicani del Trentino (non aveva votato Bolzano: la percentuale sarebbe stata anche più alta!) al 76,5% di voti monarchici della Campania e al 67% del Meridione nel suo complesso. Probabilmente la percentuale “realista” sarebbe stata anche più alta se il ministro degli interni, il socialista piemontese Giuseppe Romita, non avesse forse apportato qualche salutare ritocchino: un broglio per una volta a fin di bene nel paese dei brogli sciagurati. Insomma, quel 2 giugno ha consegnato alla storia uno stivale decisamente diviso in due, fotografando l’eterna e immutabile realtà di due Italie diverse e contrapposte.

Di quale unità va predicando l’attuale presidente della Repubblica? Come fa a non ricordarsi che in quei giorni Napoli era percorsa da manifestazioni in favore della Monarchia al grido di “Viva il separatismo”, “Viva il Regno delle Due Sicilie”. Il giovane segretario del Partito Monarchico, Enzo Selvaggi (che dal 1944 al 1946 era stato segretario del Partito Democratico Italiano: malizia dei nomi…), aveva proclamato la necessità di prendere atto della divisione proclamando il Regno del Sud, e lasciando che il Nord se ne andasse per la sua strada.

In un manifesto monarchico si leggeva: “Il patto, in virtù del quale nel 1860 si concluse l’unità d’Italia, è stato infranto da un referendum attuato con sistemi e mezzi arbitrari (..). ci proponiamo (..), di fronte ad eventi che infrangono l’unità d’Italia, di ridare alle nostre regioni del Mezzogiorno quella libertà e quella indipendenza politica ed economica che già le resero tranquille e prospere”.

Lo scontro era stato allora evitato dalla scarsa voglia del re di fare il re, ma soprattutto dalla situazione internazionale, nella quale gli americani volevano evitare il pericolo di trovarsi una repubblica padana con un Partito Comunista troppo forte. Secondo il Consiglio di sicurezza americano, i comunisti infatti “erano ritenuti militarmente in grado di prendere il controllo dell’Italia settentrionale”. Cosa avrebbe a quei tempi, ad esempio, il giovane ex-presidente Napolitano: il separatista comunista o il meridionalista monarchico? Perché non racconta che quella volta l’amata unità era stata salvata dai biechi capitalisti?

Certo ci vuole un certo coraggio nel fare diventare festa dell’unità la ricorrenza di una divisione sancita dalla crudezza dei numeri. Ma il Presidente è uomo coraggiosissimo e disposto a tutto pur di difendere questa Italia “una e indivisibile”.
Che però da un po’ è “unta e indifendibile”.

Correlati

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Articoli recenti