I tempi della pandemia permanente e l’industrializzazione dell’allarme

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di GEPPO CIATTI C’è qualcosa di curioso nel nostro tempo. Non lasciano che si dimentichi un’emergenza che ne compare subito un’altra. Un giorno è un nuovo virus proveniente da qualche remota regione del pianeta, il giorno dopo una zecca geneticamente modificata, la settimana successiva una malattia tropicale che minaccia di attraversare gli oceani, quando non l'immarcescibile Ebola. Il copione sembra sempre lo stesso: un titolo allarmistico, l’esperto convocato d’urgenza in televisione, il politico che invoca vigilanza e il cittadino che, ancora una volta, viene invitato a preoccuparsi. Non si tratta di negare che virus, batteri e malattie esistano (anche se per qualcuno non è così). Esistono da sempre e continueranno a esistere. La storia dell’umanità è costellata di epidemie e di sfide sanitarie. Il problema nasce quando il rischio reale viene trasformato in uno spettacolo permanente, quando ogni possibile minaccia viene presentata come l’anticamera dell’apoca
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