C’è libertà senza Dio? Il richiamo cristiano di Antonini de Jiménez

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di LEONARDO FACCO

«O ti inginocchi davanti a Cristo oppure ti inginocchi davanti al potere». È con questa convinzione, in estrema sintesi, che Antonini de Jiménez – economista libertario spagnolo, che vive in Colombia – ribadisce che l’uomo non può vivere senza un principio superiore: «se rifiuta Dio, finirà inevitabilmente per adorare lo Stato, il partito, il leader politico o un’ideologia».

Libertà e fede sono, da sempre, argomento di dibattito, anche accademico. Il discorso di de Jimenez – un personaggio fumantino, che intervisterò lunedì prossimo – è volutamente radicale. Il professore sostiene che chi non riconosce Cristo finisce per piegarsi ai “messia” della politica: da Mao a Castro, da Díaz-Canel fino agli attuali leader della sinistra latinoamericana ed europea. In questa prospettiva, il socialismo nasce proprio dalla pretesa dell’uomo di sostituirsi a Dio, attribuendosi il diritto di decidere come debbano vivere gli altri.

L’idea centrale del pensiero di de Jimenez è che il riconoscimento della propria condizione di creatura, e non di creatore, libera l’individuo dalla tentazione di esercitare un potere assoluto sul prossimo. Da qui, secondo Antonini, discenderebbero quasi naturalmente il rispetto della proprietà privata, il capitalismo e la libertà individuale. Questa posizione, pur formulata in modo netto e provocatorio, si inserisce in una tradizione di pensiero che ha trovato autorevoli sostenitori anche nel mondo liberale e libertario, il primo dei quali è il suo connazionale Jesus Huerta de Soto, che in un intervento pubblico ha dichiarato, senza mezzi termini, che “Dio è libertario”.

Il primo nome che viene in mente tra i plantageneti del pensiero espresso da Antonini è quello di Lord Acton, il grande storico inglese cattolico, autore della celebre massima secondo cui «il potere tende a corrompere e il potere assoluto corrompe assolutamente». Per Acton il cristianesimo rappresentava il principale limite morale al potere politico: nessun governante può pretendere un’autorità illimitata perché sopra di lui esiste una legge morale superiore. Anche Wilhelm Röpke, autore di Il vangelo non è socialista uno dei padri dell’economia di mercato, sosteneva che un’economia libera non potesse sopravvivere senza solide fondamenta etiche e religiose: onestà, responsabilità, rispetto della parola data e della proprietà sono valori che affondano le loro radici nella civiltà cristiana.

Una posizione analoga si ritrova nel pensiero di Michael Novak, autore di L’etica cattolica e lo spirito del capitalismo, che vedeva nel cristianesimo il terreno culturale che aveva reso possibile lo sviluppo delle società libere, perché riconosceva la dignità della persona, la libertà di coscienza e la responsabilità individuale. Anche Thomas E. Woods Jr., storico cattolico e vicino all’Istituto Ludwig von Mises, ha dedicato numerosi studi a dimostrare come la Chiesa abbia contribuito alla nascita delle istituzioni del diritto privato, dell’economia di mercato e del costituzionalismo occidentale. Secondo Woods, la libertà economica non è un accidente della storia moderna, ma affonda le sue radici nella filosofia cristiana medievale.

In Italia, vale la pena ricordare un altro grande pensatore, e sacerdote, cattolico, don Beniamino di Martino, che in più di una sua opera ha sviluppato e dimostrato quel che de Jimenez, sui social, sta facendo diventare popolare. Tra i tanti libri scritti, e/o curati, dal prete napoletano, credo valga la pena segnalare il volume Un libertario quasi cristiano. Il percorso culturale di Murray N. Rothbard, nel quale il padre del libertarismo moderno mostra tutta la sua ammirazione per il cattolicesimo romano.

La tesi di Antonini de Jiménez è tranchant: afferma che non sia possibile essere autenticamente liberi senza essere cristiani e identifica – fatto riconosciuto peraltro – l’ateismo con il socialismo. Si tratta di una posizione filosofica e teologica molto forte, che non è condivisa da tutti i pensatori liberali e libertari, ovviamente. Ciò non toglie che il messaggio di Antonini colga un tema centrale della riflessione sul rapporto tra libertà e potere: quando lo Stato pretende di sostituirsi alla coscienza individuale, il rischio è quello di trasformare la politica in una religione secolare. Per molti autori della tradizione liberale, la convinzione che esistano limiti morali al potere umano costituisce una delle più solide garanzie contro ogni forma di totalitarismo.

La libertà può sopravvivere senza un fondamento morale trascendente, oppure ogni società che rifiuta un’autorità superiore finirà, prima o poi, per assolutizzare il potere dello Stato? È questo l’interrogativo al quale il professore ispano-colombiano ha una risposta netta, ma che continua ad alimentare il dibattito tra filosofi, economisti e sostenitori della libertà.

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