L’auto elettrica conviene davvero? Fiat 500: i numeri raccontano una storia diversa

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di ARTURO DOILO

Per anni il mantra è stato sempre lo stesso:compra un’auto elettrica, risparmierai sul carburante”. Un messaggio ripetuto da governi, costruttori automobilistici e sostenitori della transizione ecologica. Ma è davvero così? Se si analizzano tutti i costi della ricarica, anziché limitarsi al solo prezzo dell’energia elettrica, il quadro cambia sensibilmente. Il punto centrale è proprio questo: i confronti che vengono abitualmente presentati ai consumatori sono spesso incompleti e prendono in considerazione soltanto il costo “nudo” del chilowattora, ignorando una serie di voci che incidono in maniera significativa sul costo reale di utilizzo di un’auto elettrica.

La pubblicità delle auto elettriche parte quasi sempre dallo stesso presupposto: ricaricare a casa costa circa 25-30 centesimi per chilowattora. Da qui nasce il classico esempio: una batteria da 60 kWh costerebbe appena 15-18 euro per un pieno, molto meno rispetto al carburante necessario per un’automobile tradizionale. Il problema è che quel prezzo rappresenta soltanto una parte della bolletta elettrica.

Secondo quanto evidenziato da Leonardo Leone, il costo della sola materia energia incide infatti per circa la metà della bolletta complessiva. A questa voce bisogna aggiungere oneri di sistema, costi di trasporto, imposte e IVA. Il risultato è che il costo effettivo del chilowattora pagato dal consumatore arriva intorno ai 58-60 centesimi, cioè circa il doppio rispetto al valore utilizzato nella maggior parte delle simulazioni commerciali. La fonte richiamata è l’ARERA, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente.

Esiste poi un altro elemento spesso ignorato. L’energia che esce dal contatore non arriva integralmente nella batteria. Durante la ricarica avviene infatti la conversione della corrente alternata in corrente continua, processo che comporta inevitabili perdite. Secondo i test dell’ADAC, il principale Automobile Club tedesco, una wallbox domestica disperde mediamente tra il 6% e il 10% dell’energia prelevata dalla rete. In altre parole, una parte dell’elettricità viene comunque pagata dal proprietario dell’auto, ma non contribuirà mai ad alimentare il veicolo.

Per sfruttare realmente la ricarica domestica è inoltre necessario installare una wallbox. L’investimento iniziale può facilmente arrivare a diverse centinaia di euro, ai quali spesso si aggiunge la necessità di aumentare la potenza impegnata dell’abitazione, passando dai tradizionali 3 kW a 6 kW. Ciò comporta ulteriori costi fissi annuali che continuano a essere pagati anche quando l’automobile rimane parcheggiata e non viene ricaricata. Anche queste spese raramente vengono considerate quando si confronta il costo di un’auto elettrica con quello di una vettura a benzina.

Leone propone un esempio concreto: una Fiat 500 elettrica, con circa 200 chilometri di autonomia dichiarata, richiederebbe circa 46 kWh prelevati dal contatore, tenendo conto delle dispersioni.Se il costo reale dell’energia è di 0,60 euro/kWh, il pieno arriva a costare: 46 × 0,60 = 27,60 euro.

Per percorrere la stessa distanza, una Fiat 500 a benzina consumerebbe circa 12 litri. Con un prezzo della benzina pari a 1,78 euro al litro, il costo sarebbe: 12 × 1,78 = 21,36 euro.

Secondo questo calcolo, il vantaggio economico dell’elettrico non solo scomparirebbe, ma si trasformerebbe addirittura in uno svantaggio di oltre 6 euro ogni 200 chilometri.

Se la ricarica domestica rappresenta già lo scenario più favorevole, la situazione cambia ulteriormente quando si utilizzano le infrastrutture pubbliche. Secondo i dati riportati da Leone, l’Osservatorio Adiconsum indica costi medi pari a:

  • 0,62 €/kWh per la ricarica ordinaria;
  • 0,74 €/kWh per la ricarica veloce;
  • 0,95 €/kWh per le colonnine ultrafast.

In questi casi il costo per chilometro della 500 aumenta ulteriormente, riducendo ancora di più la convenienza economica dell’auto elettrica.

Insomma: una cosa è la narrazione, un’altra la realtà, come spesso accade! Da una parte si prende il prezzo reale della benzina, comprensivo di tutte le accise e delle imposte. Dall’altra si considera soltanto il costo della materia energia, tralasciando tutte le altre componenti della bolletta, le perdite di ricarica, il costo dell’infrastruttura domestica e gli eventuali adeguamenti dell’impianto elettrico. Un confronto del genere offre inevitabilmente un’immagine parziale della reale convenienza economica.

Naturalmente il costo d’esercizio di un’automobile dipende da molti fattori: il modello scelto, i consumi effettivi, il prezzo locale dell’elettricità e dei carburanti, la possibilità di ricaricare con impianti fotovoltaici o attraverso tariffe agevolate, oltre agli eventuali incentivi pubblici. Tuttavia, il ragionamento sviluppato da Leone ha il merito di richiamare l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: la convenienza dell’auto elettrica non può essere valutata utilizzando esclusivamente il prezzo nominale del chilowattora. Quando si considerano tutti i costi realmente sostenuti dal proprietario, il risparmio promesso tende a ridursi sensibilmente e, in alcuni casi, può persino annullarsi.

Prima di parlare di una superiorità economica “schiacciante” della mobilità elettrica, è quindi opportuno confrontare tutte le voci di spesa con criteri omogenei e trasparenti.

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