di LEONARDO FACCO
Volete scoprire la verità che si cela dietro gli “idoli” che hanno plasmato il pensiero popolare comunista? E’ pronto all’uscita il nuovo libro di Nicolàs Marquez, “Idolos con pies de barro”, che metterà alla berlina una serie di personaggi che sono diventate icone intoccabili dei progressisti. Il pensiero mainstream ci ha insegnato che dovremmo ammirarli, celebrarli ed emularli. Ma dietro la loro fama e la propaganda che li circonda si celano profonde contraddizioni, fallimenti personali e, in molti casi, azioni moralmente inaccettabili. Da Frida Kahlo a Eva Perón, da Papa Francesco ad Allende (tra gli altri) il nuovo lavoro di Marquez distrugge – con biografie critiche e ben documentate – queste figure, o meglio questi figuri, funzionali ad un’agenda ideologica che attacca la cultura, la politica e la coscienza occidentale.
Uno dei protagonisti è il Falso eroe Diego Armando Maradona, che gode di un’aura di quasi totale intoccabilità. In una anticipazione su “youtube”, secondo il saggista e scrittore liberale argentino, la monumentale reputazione del “pibe de oro” è in gran parte il risultato di una sofisticata operazione di marketing, supportata da un giornalismo compiacente e da una costante protezione politica. Márquez, invece, demistifica totalmente il calciatore nato in un barrio di Buenos Aires.
La tesi di Márquez è provocatoria ma poggia su un’analisi numerica rigorosa: se si isolano i pochi, ancorché straordinari, anni d’oro della sua carriera (tra il 1986 e il 1990), il restante 90% del percorso professionale di Maradona è stato costellato da fallimenti, squalifiche e assenze ingiustificate. L’autore cita, a titolo di esempio, il biennio al Barcellona: un’esperienza contrassegnata da infortuni e controversie, in cui il calciatore disputò appena la metà delle partite previste, offrendo un rendimento di molto inferiore alle aspettative e agli investimenti miliardari del club. Idem, per le sue comparsate al Siviglia oppure al Boca Junior verso fine carriera.
Il fulcro della critica di Márquez non si limita però al rettangolo di gioco (dove il confronto con Messi è improponibile), ma si sposta sul terreno dell’ipocrisia ideologica. Maradona è stato a lungo celebrato come il paladino degli oppressi, il “ribelle” anti-imperialista amico intimo di Fidel Castro e sostenitore dei regimi socialisti latinoamericani (da Videla ad Alfonsin, fino a Hugo Chavez e Maduro). Márquez liquida questa postura come un “castro-guevarismo” puramente verbale, una messinscena ad uso e consumo delle tribune.
Il cortocircuito logico ed economico emerge quando si confronta la retorica anticapitalista di Maradona con le sue scelte finanziarie: mentre sventolava la bandiera del socialismo reale e denunciava i blocchi economici occidentali, l’ex Pibe de Oro firmava contratti di sponsorizzazione milionari con i massimi simboli del capitalismo globale e del consumismo multinazionale, da Coca-Cola e McDonald’s fino a Puma e Xerox. Un lusso borghese che, fa notare ironicamente l’autore, figure come lo stesso Che Guevara avrebbero punito duramente.
La conferenza di Marquez su Youtube – che dura oltre due ore e trenta minuti) si chiude con una riflessione di natura prettamente etica e sociologica sul perché un personaggio così strutturalmente contraddittorio continui a riscuotere un successo così viscerale. La vera stortura culturale della modernità, suggerisce l’analisi, non risiede nel talento calcistico di
Maradona — che fu puro e indiscutibile merito sportivo — ma nella successiva beatificazione dei suoi difetti.
La narrazione progressista ha operato una pericolosa trasfigurazione: ha preso la sregolatezza, la tossicodipendenza e la precarietà morale della sua vita privata (aveva cause di riconoscimento di almeno 11 figli extraconiugali) e le ha elevate a simboli di riscatto e di ribellione identitaria. In questo modo, l’industria culturale non ha celebrato il merito o l’eccellenza, ma ha finito per glorificare l’anti-etica, l’immoralità del calciatore.
Maradona è il perfetto prototipo dell’idolo dai piedi d’argilla: un gigante del calcio (questo è certo, benchè abbia realizzato poco più di 350 gol) trasformato in un feticcio ideologico, la cui coerenza intellettuale crolla non appena viene sottoposta al vaglio della realtà storica ed economica.


Caro Facco, Maradona è stato un perseguitato fiscale (come A.B.Michelangeli, ma più simpatico) almeno questo dovrebbe fartelo piacere. Ricordo quando tornò in Italia negli anni 2000 e le immonde brigate gialle gli sequestrarono due Rolex e un orecchino di brillanti. Poi col tempo si accertò che il debito preteso dal viscido fisco era illegittimo.
Se il problema è solo che aveva tatuato il “Che”, teniamo anche conto del suo livello culturale (pari a zero, come Tyson che aveva tatuato Mao) e assolviamolo.
Un verme, uno dei peggiori utili idioti. Di perseguitati fiscali in questa fogna di paese ce ne sono a milioni che non sono immorali come MERDAdona!
Magari perchè non possono esserlo, “immorali” , nè tantomeno “immorTali”.
Tra l’altro, a parte la discutibile definizione di individuo antipatico rivolto ad Arturo Benedetti Michelangeli, non riesco a trovare nulla che possa definire simpatica la figura di questo calciatore.
ABM pare che si desse due martellate sui coglioni al mattino per essere sicuro di essere incazzato nero tutto il giorno e non correre il rischio di sorridere. Chiunque è/era più simpatico di lui, persino Colla.
Tu sei una specie di brufolo sul culo, del resto 🙂
Io porto sempre il sorriso e la gioia.
‘sticazzi
Diciamo che per sapere se sono simpatico o no, occorrerebbe prima conoscermi. L’aneddoto delle martellate lo considero poco verosimile. Se si ha in programma un concerto, non credo che ci si possa arrivare con la salute fisica malferma. Né mi sembra che ci siano resoconti di presunti autolesionismi effettuati dal pianista bresciano. Non so quali siano le fonti che narrino tali avvenimenti.
“Cocainomane, porco e comunista” così lo definisco ogni volta che si parla del figuro.
E poi… lo stadio cittadino dedicato a lui (e non più a San Paolo che sbarcò a pochi kilometri) è una vergogna perpetua per l’intera gloriosa storia napoletana.
Sottoscrivo ogni tua parola!!!!
Eh… ma i veri miracoli al MaradoNapoli mica li ha fatti S.Paolo…