Lectio magistralis di Javier Milei sulla “nuova teoria della crescita economica”.

Da leggere

di LEONARDO FACCO

Da quando Javier è assurto alla presidenza argentina, non ho perso un solo intervento pubblico di quelli che ha tenuto, in occasioni tra le più disparate. La scorsa settimana, nel ricevere la laurea honoris causa dall’Università San Martín de Porres di Lima, in Perù, ha pronunciato uno dei discorsi più articolati, ed accademici, della sua presidenza. Il suo discorso, durato poco più di 50 minuti, non è stato una semplice celebrazione dei risultati del governo argentino, bensì una vera esposizione teorica nella quale il presidente ha cercato di collegare economia, filosofia morale, teoria della crescita e azione politica in un unico impianto concettuale.

Secondo Milei, il suo governo sta offrendo tre contributi fondamentali: l’introduzione della morale come politica di Stato, una nuova teoria della crescita economica fondata sui rendimenti crescenti, e una dimostrazione pratica di tali principi attraverso le riforme attuate in Argentina negli ultimi due anni.

La parte più accademica del discorso è dedicata al working paper sviluppato insieme all’economista e fisico Damián Reidel (vedi qui). Milei sostiene che il principale limite dei modelli neoclassici di crescita consiste nell’incapacità di trattare correttamente i rendimenti crescenti. Secondo la teoria economica tradizionale, infatti, i rendimenti crescenti tendono a produrre concentrazione del mercato e situazioni considerate inefficienti sotto il profilo dell’ottimo paretiano. Milei contesta questa conclusione osservando che proprio il capitalismo industriale, fondato su rendimenti crescenti, ha prodotto la più grande espansione della ricchezza mai registrata nella storia umana.

A sostegno della propria tesi richiama le serie storiche elaborate da Angus Maddison, la famosa “mazza da hockey). Per circa diciotto secoli il PIL pro capite mondiale rimase sostanzialmente stagnante, crescendo a un ritmo medio dello 0,02% annuo. Dopo la Rivoluzione industriale, invece, la crescita accelerò progressivamente fino ai livelli contemporanei, mentre la popolazione mondiale aumentò di dieci volte e il reddito pro capite di circa quindici. Nello stesso periodo la povertà estrema sarebbe passata da circa il 95% della popolazione mondiale a meno del 10%. Per l’economista argentino, questi dati dimostrano che i rendimenti crescenti non rappresentano una patologia del capitalismo, bensì il motore stesso dello sviluppo economico.

Javier individua il difetto principale dei modelli neoclassici nella separazione tra consumatore e produttore, illustrata simbolicamente attraverso il celebre modello di Robinson Crusoe. La proposta elaborata con Reidel consiste nell’integrare le decisioni di produzione e consumo all’interno della stessa funzione di utilità. In questo modo il consumatore, mentre sceglie quanto consumare, valuta contemporaneamente anche il costo crescente del lavoro necessario per ottenere quel consumo. L’utilità derivante da un consumo maggiore aumenta infatti in misura decrescente, mentre cresce progressivamente la disutilità associata alla rinuncia al tempo libero. L’equilibrio viene raggiunto quando il beneficio marginale del consumo eguaglia il costo marginale della perdita di tempo libero. Questa impostazione consentirebbe di ottenere una soluzione interna anche in presenza di funzioni di produzione caratterizzate da rendimenti crescenti.

Estendendo il modello in termini dinamici, Milei sostiene che emergano tre possibili equilibri. Due di essi risultano stabili: uno conduce alla prosperità, l’altro alla cosiddetta “trappola della povertà”. Tra i due esiste un equilibrio instabile che funge da soglia critica.

La posizione di una società rispetto a tale soglia dipenderebbe soprattutto da due fattori: la propensione al lavoro e la capacità di risparmio. Una cultura che scoraggia il lavoro oppure privilegia sistematicamente il consumo immediato rispetto all’accumulazione di capitale (classico riferimento al keynesismo) sarebbe destinata, secondo Milei, a precipitare verso l’equilibrio povero. Da qui deriva la sua critica al populismo, accusato di aver distrutto in Argentina sia la cultura del lavoro sia quella del risparmio, trasformando un paese che all’inizio del Novecento figurava tra le economie più prospere del mondo in una nazione avviata verso il declino economico.

Per Milei, la crescita richiede innanzitutto il pieno rispetto della proprietà privata, vivaddio. Egli individua due strumenti attraverso i quali lo Stato può violare tale principio: la tassazione e la regolazione.

Le imposte vengono descritte come una forma di coercizione, poiché il loro pagamento non sarebbe volontario ma imposto sotto minaccia di sanzioni penali. Anche l’eccesso di regolazione costituirebbe una limitazione della proprietà privata, alterando gli incentivi economici e riducendo il livello massimo di reddito raggiungibile da un’economia. Per illustrare questa tesi Milei richiama l’abolizione della legge argentina sugli affitti: secondo quanto affermato dal presidente, la liberalizzazione avrebbe raddoppiato l’offerta di abitazioni disponibili e ridotto di circa il 30% i canoni reali, dimostrando gli effetti distorsivi del controllo dei prezzi.

A tal guisa, l’Unione Europea viene indicata come esempio di economia eccessivamente regolata, nella quale ogni nuovo vincolo burocratico finirebbe per ridurre il potenziale di crescita.

Una parte consistente del discorso è dedicata ai risultati economici del governo, che stanno lì a dimostrare la bontà della teoria esposta. Milei ricorda che al momento del suo insediamento l’Argentina presentava un disavanzo consolidato pari a circa il 15% del PIL, comprendente sia il Tesoro sia la Banca Centrale. Tale squilibrio, afferma, sarebbe stato eliminato in soli sei mesi attraverso un drastico contenimento della spesa pubblica, la riduzione del numero dei ministeri e un ampio programma di tagli fiscali. Secondo il presidente, la riduzione del deficit avrebbe restituito al settore privato risorse pari a circa il 18% del PIL, favorendo l’accumulazione di capitale e contribuendo al calo della povertà, dell’indigenza e dell’inflazione.

Tra gli annunci più rilevanti non poteva non figurare la riforma della Banca Centrale argentina. Milei propone di attribuirle un unico obiettivo: preservare il valore della moneta. La banca centrale non potrà più finanziare direttamente o indirettamente il Tesoro, mentre l’emissione monetaria destinata a coprire il deficit pubblico verrebbe assimilata a una vera e propria frode. Non solo, Javier conferma che i responsabili di eventuali finanziamenti monetari del deficit – compresi membri del governo, parlamentari e vertici della banca centrale – ne risponderanno penalmente. Parallelamente, l’indipendenza dell’istituto verrebbe rafforzata rendendo estremamente difficile la rimozione dei suoi dirigenti.

Nel modello di Milei lo sviluppo economico non dipende soltanto da capitale e tecnologia, ma anche dal capitale umano. Per questo motivo il governo – concetto già espresso in passato – ha trasformato il precedente ministero delle politiche sociali nel Ministero del Capitale Umano, ispirandosi esplicitamente alle teorie di Gary Becker. L’obiettivo dichiarato consiste nel sostituire l’assistenza permanente con programmi di formazione professionale capaci di favorire l’ingresso nel mercato del lavoro. Secondo Milei, il cambiamento culturale più significativo consiste nel fatto che molti cittadini, anziché richiedere sussidi, chiederebbero oggi opportunità di impiego.

Il terzo pilastro della strategia di crescita è rappresentato dalla deregolamentazione. Milei attribuisce al ministro Federico Sturzenegger oltre 16.500 interventi di liberalizzazione amministrativa, presentandoli come strumenti capaci di liberare i rendimenti crescenti dell’economia. A ciò si aggiunge una decisa apertura commerciale. Richiamando Adam Smith, il presidente osserva che la divisione del lavoro è limitata dalla dimensione del mercato; di conseguenza, ampliare i mercati attraverso nuovi accordi internazionali significa aumentare il potenziale di crescita. In questa prospettiva sono stati citati l’accordo Mercosur-Unione Europea, le trattative con gli Stati Uniti, l’EFTA e il partenariato transpacifico.

Milei sostiene – dunque – che i primi risultati confermino già la validità del modello teorico. Ricorda che l’economia argentina, dopo oltre un decennio di stagnazione, cresce ormai da ventisei mesi consecutivi e che nei primi due anni del suo governo il PIL sarebbe aumentato di circa l’11%. Guardando al futuro, ritiene possibile una crescita stabile intorno al 7% annuo, sufficiente a raddoppiare il prodotto interno lordo in dieci anni e quadruplicarlo nell’arco di vent’anni.

L’ultima parte del discorso rappresenta probabilmente il tratto più originale della riflessione di Milei. Il presidente sostiene infatti che le decisioni pubbliche debbano essere ordinate secondo una precisa gerarchia: la morale viene prima dell’efficienza economica, e l’efficienza economica precede l’utilità politica. Una politica giusta, afferma, è necessariamente anche efficiente, mentre una politica moralmente ingiusta non potrà produrre prosperità duratura. E questi saranno gli argomenti portanti del suo prossimo libro.

Per costruire questa visione Milei richiama quattro grandi tradizioni: la filosofia greca, il diritto romano, la teoria dei diritti naturali e l’etica stoica, alle quali aggiunge i valori giudaico-cristiani e la teoria dell’efficienza dinamica elaborata da Jesús Huerta de Soto. In questa prospettiva, il rispetto della vita, della libertà e della proprietà privata costituisce non solo un imperativo morale, ma anche la condizione economica fondamentale della prosperità.

Il discorso che Javier ha tenuto all”università di Lima rappresenta il tentativo più sistematico finora compiuto da Javier Milei di trasformare il proprio programma di governo in una teoria organica dello sviluppo economico, nella quale crescita, libertà economica e principi morali vengono presentati come elementi inseparabili di un unico paradigma.

Correlati

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Articoli recenti