di FRANCO POSSENTI
Il 27 settembre 2026 gli svizzeri saranno chiamati alle urne per esprimersi su un’iniziativa popolare destinata a ridefinire il significato della neutralità nazionale. Promossa da ambienti della destra conservatrice vicini a Christoph Blocher e all’associazione Pro Svizzera, la proposta mira a iscrivere nella Costituzione il principio di una neutralità «permanente e armata», riducendo il margine di manovra del Governo nella gestione delle crisi internazionali.
Il dibattito si è riacceso soprattutto dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando la Svizzera ha aderito alle sanzioni adottate dall’Unione Europea contro Mosca. Per i promotori dell’iniziativa, questa decisione avrebbe compromesso la neutralità elvetica: uno Stato neutrale, sostengono, non dovrebbe imporre misure coercitive contro paesi coinvolti in conflitti, salvo quelle deliberate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.
Il testo sottoposto al voto prevede inoltre il divieto di aderire ad alleanze militari o difensive, pur consentendo una collaborazione con tali organizzazioni nel caso in cui la Svizzera fosse direttamente aggredita. La proposta potrebbe quindi comportare una riduzione della cooperazione con la NATO e, in particolare, con il Partenariato per la Pace, cui Berna aderisce dal 1996.
Attualmente, la neutralità svizzera si fonda sul diritto internazionale e sulle Convenzioni dell’Aia. Essa vieta la partecipazione alle ostilità e il sostegno militare a una delle parti in guerra, ma non impedisce necessariamente di adottare posizioni politiche o sanzioni economiche. Proprio questa flessibilità è considerata dal Consiglio federale uno strumento essenziale per adattare la politica estera all’evoluzione del contesto internazionale.
I sostenitori della riforma ritengono invece che una neutralità più rigida garantirebbe maggiore credibilità, proteggerebbe la Svizzera dal coinvolgimento nei conflitti e ne preserverebbe il ruolo di mediatrice. Gli oppositori, tra cui il Governo e la maggioranza del Parlamento, temono che l’iniziativa limiti la capacità di reagire alle crisi, isoli il Paese e ne indebolisca la cooperazione internazionale.
La consultazione non riguarda dunque soltanto una questione giuridica, ma due concezioni differenti della politica estera: una neutralità rigorosa, vincolata da principi costituzionali più stringenti, oppure una neutralità flessibile, capace di adattarsi alle circostanze geopolitiche. Sarà il popolo svizzero a decidere quale interpretazione dovrà guidare il futuro della Confederazione.

