di PAOLO L. BERNARDINI
La situazione della libertà di parola è drammatica, in Europa. Che lo sia in Cina, o in Iran, o in Russia, è abbastanza ovvio. Ma che accada in Europa, è preoccupante.
Macron chiama una “merda” la libertà di parola, Merz più o meno lo stesso, e la Gran Bretagna arresta regolarmente migliaia di persona per le loro idee, o meglio, per l’espressione pubblica delle proprie idee. L’Europa sta diventando quello che ambiva sembra ad essere, un mega-regime totalitario. Gli Stati Uniti sono relativamente sicuri grazie al Primo Emendamento. Ma occorre, in realtà, come sempre, rovesciare la prospettiva.
L’attacco alla libertà di parola nel Continente che ha visto il diritto conquistato con roghi, torture, persecuzioni, indica soltanto una cosa. L’Europa ha paura delle idee, ma le idee hanno fatto l’Europa, e se dunque quella caricatura dell’Europa vera che è l’Unione Europea sottoscrive politiche liberticide, nei confronti del diritto fondamentale della libertà di espressione garantito da tutte (o quasi) le Costituzioni, e dall’articolo 19 della Carta delle Nazioni Unite, vuol dire che l’Europa, nella versione UE, ha paura.
Hanno paura, la Francia e la Germania, alle prese con crisi economiche epocali, ma di che cosa? Della stessa cosa di cui ha paura l’Italia. Ovvero, delle secessioni. Per questo tirano il guinzaglio, per questo censurano e arrestano, ma lo fanno in quella piccola terra benedetta che ha visto uomini e donne morire per la libertà di stampa, di espressione, di culto. Sbagliano a farlo, l’Europa non è la Cina, impero da tempo immemorabile. Non è l’Iran, immonda teocrazia di assassini. L’Europa è nata nella libertà e anche se ha visto tutta la libertà del passato rovesciarsi in oscene dittature, ha la libertà nel sangue. Per questo, attaccare la libertà di parola è un segnale di debolezza mascherato da azione di forza. Non può essere altrimenti. Si instilla la paura nei sudditi perché sono per primi i governanti ad avere paura, si dà la caccia al mostro perché quel mostro alla fine si sa che è più forte e trionferà.
Questo deve dare impeto agli indipendentisti. Oramai, tutte, ma proprio tutte le basi teoriche della bontà delle indipendenze sono state gettate, le ha riassunte magnificamente Ryan McMaken in un libro del 2022, Breaking Away, prefato da Carlo Lottieri, che si può non solo leggere, ma piacevolmente ascoltare interamente online, e a gratis: (VEDI QUI).
Se si cominciano ad attaccare i diritti fondamentali, non si finirà più di farlo. Il Leviatano europeo ha paura e tutti i mostri minori che lo compongono si danno da fare per limitare la libertà di espressione. Poi se la prenderanno anche con quella di associazione, di movimento, e tutte le altre. Non possono temere altro che i popoli d’Europa vogliano finalmente autodeterminarsi, dalla Sardegna – che dovrebbe essere la prima a farlo – alla Corsica, dalla Sicilia alla Catalogna, al Veneto, in uno stupendo circuito mediterraneo, che dovrebbe servire da modello non dico al mondo, ma all’Europa tutta.
Sta bene la Sardegna? No. E la Corsica? Poco meglio. E la Sicilia? Il Veneto? Il miracolo del “modello veneto” sembra lontano. L’Europa, è vero, sta morendo. Ma non è ancora in extremis. Può ancora farcela e l’unico modo per cui potrà farcela è quella delle secessioni a catena. Liberare l’energia! Se liberassimo l’energia che tiene insieme le molecole di una piccola pietra, quanta ne avremmo? Dalla fisica viene la risposta alla politica (che non è una scienza, se non la scienza dei pochi che lo mettono in quel posto a tutti gli altri).
Per questo, non occorre essere intimoriti da coloro che negano la libertà di espressione. Sono loro al lumicino. Il futuro dell’Europa è nei piccoli Stati. Occorre solo convincere i cittadini di quelli che potrebbero essere i piccoli stati stessi. I sardi, ad esempio. E per questo ci vuole un qualcosa in più, rispetto alle argomentazioni. Una fredda, razionale, argomentatissima dichiarazione d’amore non sortirà mai alcun effetto su una donna. Ci vuole quel “qualcosa in più” che purtroppo noi teorici non sappiamo né dare, né veramente spiegare.

