Speranza, la tragica Farsa pandemica e l’impunità

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di MARIETTO CERNEAZ

Fino a quando non pagheranno caro, la “tragica farsa pandemica” rimarrà un incubo impunito. Ancora oggi, agli italianos viene ripetuto che le decisioni adottate durante la pandemia erano dettate dalla «scienza». Le solite facce di tolla che qualcuno ha definito “virostar”, insistono nel propagandare le menzogne di allora. Ma, secondo quanto emerge dalle ricostruzioni che escono dalla “Commissione Covid”, questa narrazione sarebbe stata molto più complessa: dietro le scelte più importanti vi sarebbero state decisioni eminentemente politiche, mentre il riferimento agli esperti sarebbe stato utilizzato per conferire loro una legittimazione scientifica.

Il caso più emblematico è quello del lockdown generale, durato ben 72 giorni, con la scusa di “appiattire la curva”. La versione secondo cui sarebbe stato imposto sulla base delle indicazioni degli esperti è menzognera: la decisione sarebbe maturata nelle sedi politiche, con il coinvolgimento dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del ministro Roberto Speranza, di Francesco Boccia e di altri esponenti del governo. Secondo le testimonianze, gli esperti veri avrebbero invece indicato una strategia diversa.

Un secondo capitolo riguarda il cosiddetto protocollo della «tachipirina e vigile attesa», che Speranza ha avuto il coraggio di negarne la paternità. Esiste una perizia presentata alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, secondo la quale quel protocollo avrebbe potuto contribuire ad aumentare contagi, gravità delle condizioni dei malati, ricoveri e decessi.

Particolarmente delicato è poi il tema degli effetti avversi dei vaccini. La trascrizione sostiene che alcuni rischi fossero già conosciuti durante la campagna vaccinale e che, nel migliore dei casi, sarebbero stati minimizzati e, nel peggiore, nascosti. Viene inoltre ricordato che, nelle riunioni del Comitato tecnico-scientifico, alcuni medici avevano espresso perplessità sull’utilizzo di AstraZeneca nelle fasce d’età più giovani. Tuttavia, la campagna vaccinale sarebbe proseguita anche per evitare di alimentare dubbi sulla sicurezza dei vaccini, al punto da aver permesso a qualcuno di affermare “Se non ti vaccini, ti ammali, muori”.

Il problema, insomma, è che ancora oggi la feccia mediatica evita di interrogarsi sul rapporto tra politica, scienza e responsabilità. Se una decisione è politica, deve essere presentata come tale e chi la assume deve risponderne penalmente davanti ai cittadini. Se invece viene presentata come una necessità imposta dalla «scienza», per coprire il progetto politico (Milei, all’ONU l’ha detto chiaramente che “la pandemia è stato il più grande esperimento sociale di controllo della storia”), il rischio – anzi la certezza per noi – è quello di aver trasformato un’opzione politica in una verità indiscutibile.

Quel 2020 ha introdotto la “nuova normalità”, quando la normalità – e il buon senso – vorrebbe che personaggi come Conte, Speranza e Draghi dovrebbero starsene al chiuso in una cella. E noi non smetteremo di parlarne, per evitare che la memoria dimentichi…

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