di MARIETTO CERNEAZ
Ci sono Stati che nascono da guerre, rivoluzioni, trattati internazionali e sanguinose lotte per il potere. E poi c’è Talossa, un regno nato il 26 dicembre 1979 nella camera da letto di un quattordicenne di Milwaukee, Robert Ben Madison, che decise di dichiarare indipendente il proprio spazio privato. Un’idea apparentemente bizzarra, diventata nel tempo uno degli esperimenti più longevi e originali di micronazionalismo.
Il Regno di Talossa si definisce una nazione indipendente e sovrana (mai porre limiti alla fantasia), collocata sulla sponda occidentale del Lago Michigan, circondata dalla città americana di Milwaukee. La sua sovranità, naturalmente, appartiene al mondo delle rivendicazioni micronazionali e non è, ovviamente, riconosciuta dagli Stati Uniti o dagli organismi internazionali. Ma sarebbe riduttivo liquidare il progetto come una semplice burla: Talossa è soprattutto un laboratorio di cultura, partecipazione politica e costruzione comunitaria. Il suo territorio originario si è progressivamente ampliato, includendo una porzione dell’area di Milwaukee (laddove reganava Fonzie…) e la provincia di Cézembre, un’isola situata al largo della Bretagna francese. Ma la vera espansione di Talossa non è geografica: è digitale. Oggi i suoi cittadini vivono in diversi continenti e partecipano alla vita del regno attraverso Internet, forum, assemblee, elezioni e attività culturali.
Talossa – istituzionalmente parlando – è una monarchia costituzionale: il sovrano svolge un ruolo istituzionale e simbolico, mentre il governo quotidiano è affidato a un primo ministro, il Seneschal, e a un gabinetto sostenuto dalla maggioranza parlamentare. Il Parlamento, chiamato Ziu, comprende una Cosa eletta con sistema proporzionale e un Senäts che rappresenta le province. Le elezioni generali si tengono ogni sei-otto mesi: una frequenza che, rispetto alle democrazie tradizionali, rende la partecipazione politica quasi una pratica quotidiana.
Uno degli aspetti più sorprendenti è la lingua nazionale: il talossano, el glheþ Talossán, ideato principalmente dallo stesso fondatore. Il vocabolario supera le 28.000 parole e la lingua possiede una propria letteratura, una grammatica e un patrimonio culturale in continua evoluzione. Non è soltanto un codice comunicativo: è uno strumento per creare un’identità collettiva, come accade nelle nazioni storiche. E poi ci sono gli elementi più eccentrici, ma non per questo meno significativi: i cittadini possono tradurre il proprio nome in talossano, ottenere uno stemma personale attraverso il Collegio Reale d’Armi, fondare partiti, scrivere leggi, partecipare a processi, occuparsi di musica, sport, giornalismo e persino cimentarsi nelle cerimonie e nelle tradizioni della monarchia. In Talossa, la serietà delle istituzioni convive volutamente con l’ironia e il gusto del gioco.
Il progetto, in fondo, non pretende soltanto di imitare uno Stato, che dal punto di vista culturale è sempre un’ottimo viatico, ma vuole dimostrare che una nazione può essere anche una comunità di persone che scelgono di costruire insieme regole, simboli, linguaggi e relazioni. La cittadinanza è aperta a persone di tutto il mondo e la partecipazione non è presentata come un obbligo, bensì come un’avventura collettiva e volontaria.Perfino il finanziamento del regno riflette questa particolare filosofia: Talossa dichiara di affidarsi a donazioni e a una forma di «tassazione volontaria» per mantenere attivi il sito, i forum e la propria infrastruttura digitale.
Talossa può far sorridere, certo, ma pone una domanda tutt’altro che irrilevante: quanto di una nazione dipende dal territorio e quanto, invece, dalla volontà degli individui di riconoscersi in una cultura e partecipare a un progetto comune? Forse il vero regno di Talossa non si trova sulle rive del Michigan. Si trova nell’immaginazione, nella creatività e nella libertà di chi decide di costruire una società, anche quando il resto del mondo non ha ancora deciso se prenderla sul serio. Ma anche così, merita una menzione.

