di ARTURO DOILO
L’ideologia di genere non sarebbe soltanto una controversia sull’identità sessuale, ma parte di un più ampio progetto di trasformazione della società, di cui abbiamo ampiamente scritto su queste pagine, soprattutto da quando è stato implementato quell’esperimento sociale chiamato “Pandemia da Covid”. L’obiettivo è – chiaramente – quello di indebolire le strutture fondamentali della civiltà: famiglia, economia privata, istruzione e religione.
Il ragionamento parte dalla natura sociale dell’essere umano. L’individuo, pur essendo unico, ha bisogno della comunità, della cooperazione e del lavoro altrui. Aristotele docet. La famiglia rappresenta la prima cellula (un’istituzione naturale) di questa organizzazione sociale ed è proprio contro di essa che si dirige da illo tempore il femminismo radicale. Da ormai cinquant’anni circola un discorso culturale che identifica l’emancipazione femminile con il rifiuto del matrimonio e della maternità, contrapponendolo alla battaglia storica per l’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne.
Dalla famiglia nasce poi la necessità di produrre beni e servizi: da qui il ruolo dell’impresa privata, considerata la struttura fondamentale dell’attività economica. Il modello socialista odia l’impresa e ogni suo tentativo, soprattutto nelle moderne democrazie è quello di indebolire l’iniziativa privata per rendere la società più dipendente dal potere politico. Il Venezuela, ufficialmente una democrazia che abbiamo trattato ampiamente sul MiglioVerde, rappresenta plasticamente la distruzione del tessuto produttivo. E non è stato un risultato causato solo dall’incompetenza di Chavez e la sua banda di criminali, ma soprattutto uno strumento per assoggettare la popolazione.
Dopodiché c’è l’istruzione, il principale veicolo di trasmissione culturale, gramscianamente parlando. C’è un caso emblematico, sempre in Venezuela, raccontato da Pedro Pablo Fernàndez, in cui si racconta della visita in scuole rurali nella sperduta regione di Cojedes, dove sarebbero stati proposti ai bambini (tutti figli di contadini) programmi dedicati all’identità di genere e attività volte a mettere in discussione le tradizionali distinzioni biologiche tra maschile e femminile. Come non interpretare queste iniziative come un tentativo di introdurre precocemente determinate concezioni ideologiche nell’educazione dei minori?
Infine, non va dimenticata la dimensione religiosa e morale. La Chiesa cristiana è (o forse oggi si può dire “dovrebbe essere”) una delle istituzioni che contribuiscono a definire valori, responsabilità e legami comunitari. Eppure, le critiche rivolte al cristianesimo da parte di alcune correnti del femminismo radicale e del movimento LGBT rivelerebbero un progetto politico più ampio di delegittimazione delle tradizioni occidentali.
La conclusione di questa deriva psicopatologica è netta: famiglia, libertà economica, educazione e religione vengono considerate parti interconnesse di un ordine sociale di tipo Occidentale che, secondo la sinistra deve essere spazzata via dalla “rivoluzione culturale”. Ah, dimenticavo: a queste disgrazie ne va aggiunta un’altra: l’immigrazione, che in realtà nell’Occidente europeo è ormai chiaramente stata trasformata in “invasione, una freccia in più nella faretra del socialismo del XXI secolo.

