di FRANCO CAGLIANI
Il monopolio monetario è uno dei privilegi più potenti dello Stato: decidere quale denaro si può usare, a quali condizioni e sotto quale controllo. La Russia ne offre un esempio emblematico: vieta di utilizzare Bitcoin come mezzo di pagamento sul mercato interno, ma promuove il rublo digitale, una moneta gestita dalla Banca centrale.
Come scritto dal sito di “Bitcoin 4 Business” La Russia conferma una scelta che, da una prospettiva anarcocapitalista, mette in luce una contraddizione fondamentale: Bitcoin non può essere utilizzato per pagare beni e servizi sul mercato interno, mentre il rublo digitale, emesso e gestito dalla Banca centrale, entra in circolazione.
Dal 1° settembre 2026, Mosca ha avviato l’operatività del rublo digitale e introdotto nuove regole per il mercato delle criptovalute. Gli investitori retail possono acquistare gli asset digitali più liquidi entro un limite di 300.000 rubli annui tramite un intermediario (poco meno di 3.300 euro), mentre gli investitori qualificati possono operare senza questo tetto. Exchange e operatori devono rispettare specifici requisiti normativi. “L’iniziativa si inserisce nella strategia del Paese per sviluppare un’infrastruttura di pagamento digitale nazionale. Per le imprese che operano in Russia, il quadro normativo distingue quindi tra l’utilizzo delle criptovalute nei pagamenti, vietato, e la negoziazione degli asset digitali, consentita entro specifiche condizioni”.
Il messaggio è chiaro: lo Stato non rifiuta il denaro digitale; vuole stabilire chi può emetterlo, come può circolare e a quali condizioni. Bitcoin, nato per consentire transazioni senza un’autorità centrale, viene escluso dai pagamenti interni, mentre la moneta digitale pubblica si integra nell’infrastruttura finanziaria nazionale. È proprio questa la differenza decisiva. Bitcoin offre una rete decentralizzata e un’offerta monetaria regolata dal protocollo; il rublo digitale resta una passività della Banca centrale, inserita in un sistema controllato dalle istituzioni.
La questione non è scegliere tra contante e tecnologia digitale, ma difendere la libertà di utilizzare denaro preferito senza chiedere il permesso al potere politico. La digitalizzazione, da sola, non significa libertà: può anche rafforzare il controllo statale.
Il vero progresso monetario non consiste nel rendere digitale il monopolio pubblico del denaro, ma nel permettere agli individui di scegliere liberamente con quale moneta scambiare valore.

